Al Piccolo Teatro San Paolo di Roma dal 25 al 27 settembre, la commedia diretta e interpretata da Gianluca Lombardi

 

Gianluca Lombardi porta in scena, a Roma, l’opera del  debutto nel 2024 a Formia, come regista, Senza titolo. Classe 1988, una formazione attoriale legata all’Accademia d’Arte Drammatica del Lazio, la laurea al Dams e una lunga esperienza all’interno di  Edm Distribuzione e Produzione a fianco del regista e attore Emiliano De Martino, scrive questa sua opera prima rendendo omaggio agli attori della Commedia dell’Arte. Una commedia brillante e ironica  che dice molto però, anche del suo percorso artistico attraversato dall’esigenza di approfondire il rapporto tra il teatro e il piacere della lettura.

Un rapporto che l’autore ha sviluppato dopo l’incontro, piuttosto casuale, con associazione Libri in Rete Aps e con cui sta tuttora collaborando.

Nell’occasione abbiamo intervistato il regista.

 

Come nasce l’idea dello spettacolo e quali sono state le fasi principali?

G.L.: “L’idea di Senza Titolo nasce da un bando. Il bando chiedeva di presentare uno spettacolo indicandone il titolo, ma c’era un paradosso: il luogo, la data e le condizioni della rappresentazione sarebbero stati stabiliti soltanto in un secondo momento.

Mi sono chiesto: come posso dare un titolo a uno spettacolo se non so ancora dove, quando e in quali condizioni verrà rappresentato? Potrebbe essere Shakespeare, Eduardo, Viviani, Pirandello… e poi magari il luogo assegnato non sarebbe stato adatto a quello spettacolo.

A quel punto ho deciso di trasformare il paradosso in una provocazione artistica. Ho lanciato la sfida alla Poliedro APS, l’associazione che sosteneva il progetto, e ho scelto di chiamarlo proprio ‘Senza Titolo’.

Il bando è stato vinto e, a quel punto, ho iniziato a chiedermi che spettacolo potesse nascere da quell’idea. Volevo raccontare la vita degli attori e delle compagnie, e sono tornato anche alla mia formazione. Mi sono laureato in Storia del Teatro Europeo con una tesi sull’’Arlecchino servitore di due padroni’, nell’edizione dei Carri del 1963, e mi ha sempre affascinato la tradizione dei comici girovaghi: attori che arrivavano in un luogo senza avere un teatro, senza avere un pubblico e, in qualche modo, si costruivano il proprio spazio scenico. Cominciavano a recitare e il pubblico si formava intorno a loro.

Da lì è nata l’idea di raccontare una compagnia contemporanea che si trova ad affrontare lo stesso problema: come si può fare teatro quando non sai ancora dove, quando e per chi andrai in scena?

E soprattutto, la domanda che attraversa tutto lo spettacolo: può esistere uno spettacolo senza titolo?

La risposta, naturalmente, la lasciamo scoprire al pubblico”.

 

Come nasce la collaborazione con Libri in rete?

G.L.: “La collaborazione con Libri in Rete Aps è nata quasi per caso. Ci siamo incontrati in un percorso di recitazione e abbiamo capito che le nostre competenze potevano completarsi e valorizzarsi a vicenda.

Da una parte c’era Libri in Rete, con la sua missione di promuovere la lettura e il libro attraverso esperienze capaci di far vivere al lettore le emozioni che una storia trasmette. Dall’altra c’erano la mia esperienza nella recitazione, nella regia e nella formazione e gli strumenti propri del teatro.

È stato naturale capire che il teatro poteva essere il veicolo perfetto per portare il libro fuori dalla pagina, per espanderne l’esperienza e permettere al pubblico di viverlo in una dimensione quasi tridimensionale: non soltanto leggere una storia, ma entrarci dentro attraverso la voce, il corpo, le emozioni, lo spazio.

Così abbiamo unito le competenze di Libri in Rete legate alla lettura, alla scrittura e al mondo del libro con le mie, legate alla recitazione e alla formazione. Da questo incontro sono nati diversi eventi e progetti, e tra questi il progetto che forse più di tutti rappresenta questa idea è Dal libro all’emozione.

È nata una collaborazione basata sul rispetto, sul confronto e anche sulla critica costruttiva. E credo che proprio questa complementarietà sia la cosa più importante: non fare semplicemente cose insieme, ma riuscire a creare qualcosa che, da soli, probabilmente non avremmo potuto realizzare”.

Gianluca Lombardi @Enrico Duratorre

Cosa puoi raccontare su personaggi e interpreti?

G.L.: “C’è una frase nello spettacolo che non voglio spoilerare, in cui si parla della necessità di essere, prima di tutto, noi stessi. E allora anche i personaggi hanno i nostri nomi, quelli degli attori.

Io sono Gianluca Lombardi e interpreto Gianluca, ‘l’attore’. Claudia Salvatore interpreta Claudia, ‘la regista’ che cerca di tenere insieme la compagnia e lo spettacolo. Valentina Angelini interpreta Valentina, ‘l’attrice’ che porta in scena tutta la sua natura da primadonna.

L’unica eccezione è Stefano Vannacci, che interpreta Lello, il ‘cretino’ della compagnia. Il suo nome è legato al personaggio nato nel 2024 e cucito sull’attore che lo interpretava nel 2024, quando lo spettacolo ha debuttato a Formia.

Sono personaggi molto diversi tra loro, con ambizioni, fragilità e modi completamente diversi di vivere il teatro. Si incontrano, si scontrano e cercano, ognuno a modo proprio, di tenere in piedi quella strana cosa che è una compagnia teatrale.

E proprio da questi incontri, dalle tensioni, dalle incomprensioni e dai momenti condivisi nasce una storia nuova: la loro.

Che rapporto c’è tra libri e teatro? Il teatro è anche un veicolo per avvicinarsi alla lettura e viceversa?

G.L. : “Io penso che tra libri e teatro ci sia uno scambio continuo, e che le due cose siano, in fondo, inscindibili. Come ha scritto T. S. Eliot, grandissimo drammaturgo, poeta e premio Nobel, ‘leggendo si crea il teatro e creando il teatro si crea la letteratura’ e quindi la possibilità di leggerla. Non credo che possa esistere una certa forma di letteratura teatrale se non si parte dal libro, dalla parola scritta, da quell’insieme di parole e significati che il teatro ha il compito di dinamizzare.

Ma il rapporto funziona anche al contrario. Il teatro può essere un veicolo per avvicinarsi alla lettura, perché ciò che vediamo rappresentato può spingerci a tornare alla parola scritta e a scoprire l’opera da cui quella scena nasce.

In alcuni casi, poi, è proprio il teatro a generare la letteratura. Pensiamo alla Commedia dell’Arte e ai suoi canovacci: molte scene prendevano forma attraverso l’azione, la vita della scena, l’improvvisazione degli attori. Quello che nasceva sul palcoscenico poteva poi diventare testo, essere fissato sulla pagina e arrivare fino a noi come letteratura.

È un processo molto interessante: leggendo si crea il teatro, ma creando il teatro si può creare anche letteratura. Per questo credo che tra lettura e teatro ci sia un grande scambio e che nessuno dei due possa davvero fare a meno dell’altro”.

 

Cosa ha rappresentato questa opera per la tua carriera? 

G.L.: “Questa opera rappresenta la possibilità di lasciare una sorta di manifesto della mia poetica e di ciò che, nel mio percorso di attore, formatore e regista, sento di voler donare.

Lo spettacolo parla di compagnie, di attori, di persone che condividono la stessa passione, ma parla anche di esperienze e di ciò che quelle esperienze possono lasciare.

C’è anche una piccola critica al mondo degli artisti, che a volte rischiano di dimenticare di trasformare la propria esperienza in qualcosa che abbia un valore per il presente e per il futuro. Si rischia di cadere negli schemi, oppure di creare qualcosa che non è necessariamente arte e che non rappresenta più un dono.

Per me, invece, il teatro deve essere un dono. Deve lasciare un messaggio, ma soprattutto deve offrire a chi guarda la possibilità di interrogarsi, di riconoscersi, magari anche di mettere in discussione qualcosa della propria vita.

E forse oggi questa opera rappresenta soprattutto questo per me: il bisogno di fermarmi a guardare il percorso che ho fatto, le persone che ho incontrato, le scelte che ho compiuto e chiedermi che cosa di tutto questo posso restituire agli altri. Perché credo che, alla fine, il senso del nostro lavoro sia proprio questo: non trattenere quello che abbiamo imparato, ma trasformarlo in qualcosa che possa appartenere anche a qualcun altro”.

 

Progetti futuri?

G.L.: “I progetti futuri sono diversi e riguardano sia la produzione di spettacoli dal vivo sia l’ambito sociale. Abbiamo già in programma diversi appuntamenti nei teatri romani, con quattro debutti tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027.

Stiamo inoltre sviluppando progetti di teatro in carcere e nelle scuole.

Ma c’è un’altra direzione che mi interessa particolarmente: la contaminazione tra le arti. Mi piacerebbe lavorare su progetti in cui linguaggi diversi possano incontrarsi e dialogare, anche quando apparentemente sembrano lontani. Penso, per esempio, al rapporto tra teatro e musica classica, non necessariamente attraverso l’opera lirica, ma attraverso la danza, la recitazione, il linguaggio simbolico, le luci e tutto ciò che può contribuire a costruire un significato sulla scena.

Sono progetti ambiziosi, certo, ma abbiamo tutta la determinazione necessaria per realizzarli. Le idee non ci mancano e vogliamo metterle in campo, continuando a costruire nuovi spettacoli e nuove occasioni di incontro tra le arti”.

A cura di Anna Cavallo

SENZA TITOLO – Scritto e diretto da Gianluca Lombardi

Con Gianluca Lombardi, Claudia Salvatore, Valentina Angelini e Stefano Vannacci. Piccolo Teatro San Paolo – Via Ostiense, 190 – Roma

25 settembre 2026 – ore 21:00

26 settembre 2026 – ore 21:00

27 settembre 2026 – ore 18:30

 Per informazioni sullo spettacolo e prenotazioni: +39 320 530 4912  e librinrete@gmail.com

Produzione e presentazione a cura di  Il Poliedro APS e Libri in Rete APS