L’Olimpiade è un libretto d’opera seria (dramma in musica) scritto nel 1733 per essere inizialmente musicato da Antonio Caldara. Il soggetto racconta liberamente un episodio della vita di Clistene, tiranno di Sicione, di cui narrarono Erodoto e Pausania.

Metastasio prese spunto anche dalle Mythologiae (1551) dell’umanista Natale Conti (1520–1582), da opere di Tasso, di Guarini e dal libretto Gli inganni felici di Apostolo Zeno.
Questo melodramma fu salutato come un capolavoro.

Clistene diventa padre di un figlio e di una figlia. Per timore di essere ucciso dal figlio, come annunciatogli dall’oracolo, fa in modo che questi muoia. La figlia, cresciuta, viene amata da un valoroso ateniese e poi, dopo una serie di peripezie, anche da un giovane cretese. Solo durante lo svolgimento dei giochi olimpici la vicenda avrà una composizione. Da qui parte il libretto di Metastasio; una dettagliata descrizione dell’antefatto è premessa al testo.

Sinossi a cura di Claudio Paganelli

Dall’incipit del libro:

NACQUERO a Clistene, re di Sicione, due figliuoli gemelli, Filinto ed Aristea; ma, avvertito dall’oracolo di Delfo del pericolo ch’ei correrebbe d’esser ucciso dal proprio figlio, per consiglio del medesimo oracolo fece esporre il primo e conservò la seconda. Cresciuta questa in età ed in bellezza, fu amata da Megacle, nobile e valoroso giovane ateniese, più volte vincitore ne’ giuochi olimpici. Questi, non potendo ottenerla dal padre, a cui era odioso il nome ateniese, va disperato in Creta. Quivi, assalito e quasi oppresso da masnadieri, è conservato in vita da Licida, creduto figlio del re dell’isola; onde contrae tenera e indissolubile amistà col suo liberatore. Avea Licida lungamente amata Argene, nobil dama cretense, e promessale occultamente fede di sposo. Ma, scoperto il suo amore, il re, risoluto di non permettere queste nozze ineguali, perseguitò di tal sorte la sventurata Argene, che si vide costretta ad abbandonar la patria e fuggirsene sconosciuta nelle campagne d’Elide, dove, sotto nome di Licori ed in abito di pastorella, visse nascosta a’ risentimenti de’ suoi congiunti ed alle violenze del suo sovrano. Rimase Licida inconsolabile per la fuga della sua Argene; e dopo qualche tempo, per distrarsi dalla mestizia, risolse di portarsi in Elide e trovarsi presente alla solennità de’ giuochi olimpici, ch’ivi, col concorso di tutta la Grecia, dopo ogni quarto anno si ripetevano. Andovvi, lasciando Megacle in Creta, e trovò che il re Clistene, eletto a presiedere a’ giuochi suddetti, e perciò condottosi da Sicione in Elide, proponeva la propria figlia Aristea in premio al vincitore.

Scarica gratis: L’Olimpiade di Pietro Metastasio.