The Man of Property (Il possidente) è il primo dei tre romanzi che compongono la prima trilogia della Saga dei Forsyte. Il romanzo prende l’avvio con la riunione di famiglia tenuta il 15 luglio 1886 per festeggiare il fidanzamento di June Forsyte con l’architetto Philip Bosinney. In questo primo capitolo chi legge impara a conoscere i membri di questa numerosa famiglia il cui capostipite, Jolyon (nome che si ripresenta anche tra i figli e i nipoti), ha reso prospera la famiglia con grande intuito commerciale nel primi anni del regno della regina Vittoria. Il personaggio di maggior spicco è fin dalle prime pagine Soames, appartenente alla nuova generazione dei Forsyte e che interpreta alla perfezione la mentalità che ha reso la famiglia ricca e potente: è lui “il possidente” per eccellenza. Ma già durante la festa la moglie di Soames, la bellissima Irene, prova immediata simpatia per l’architetto Philip Bosinney. Simpatia che si trasforma presto in amore, ricambiato ma, ovviamente, estremamente controverso. La fidanzata June, pur tra delusione e sofferenza, sembra quasi rassegnata, ma Soames, che per mentalità estende la propria brama di possesso e dominio dalle cose alle persone, crea e sfrutta a pieno le occasioni per divenire persecutore di Bosinney fino ad un epilogo tragico.

Con questo romanzo appare chiara l’intenzione dell’autore di costruire un ciclo, sulla scia dei grandi scrittori ottocenteschi francesi e russi, su di una famiglia e sulle sue vicissitudini. Infatti Soames è personaggio che appare dapprima (in questo romanzo) aborrito esemplare dei peggiori vizi del vittorianesimo quali l’ossessione della proprietà e del possesso di cose e persone, perbenismo di maniera che nasconde grandi e piccole lacerazioni dei rapporti interfamiliari; tuttavia gradatamente, come vedremo nei romanzi successivi – che saranno pubblicati in questa biblioteca Manuzio – diviene simbolo di una stabilità dei costumi e dei valori di una classe che si vide espropriata gradualmente dai suoi privilegi nella confusione seguita all’epilogo della prima guerra mondiale.

L’azione ha luogo nel 1886 ma viene scritta nel 1906. Nel 1915, cioè cinque anni prima della pubblicazione del secondo romanzo del ciclo, Galsworthy scrive in una lettera: «La mia idea, se mai giungerò a concretizzarla, farà della Saga dei Forsyte un’opera di circa mezzo milione di parole, l’opera più estesa e considerevole della mia generazione». Il suo progetto e la sua opera rientra quindi nell’ambito dei cicli, delle genealogie, come espressione del romanzo totale. Lo spunto viene sicuramente dall’esperienza del feuilleton che senza dubbio aveva segnato con forza il meccanismo delle geometrie tese a prendere in esame singoli avvenimenti sfuggendo per lo più alle linee di forza e di sviluppo di un processo storico. Prendendo a prestito un termine eminentemente storiografico, le geometrie e i rapporti personali che ne conseguono così come descritti da Galsworthy si direbbero evenemenziali. Da qui scaturisce anche il giudizio perplesso che viene da D.H. Lawrence, che vede in questo genere di narrativa una sorta di macchina conservatrice, equilibrata ed omeostatica, dove il vecchio e il nuovo si bilanciano perfettamente, come si bilanciano il tempo e lo spazio, l’invarianza e il mutamento, il predittivo e l’accidentale, l’individuo e la collettività.

Nella trilogia l’interruttore narrativo viene individuato nella prima guerra mondiale, strumento che in tantissimi romanzi del periodo è utilizzato per mediare l’immagine del mutamento con la tragica entropia della storia. Per esprimere questi concetti ancora una volta con le parole di Galsworthy riprendiamo una sua lettera del 1914: «Ogni romanzo ci offre una rivelazione nella forma in assoluto più segreta, completa e sottile – una rivelazione maturata, meditata, assorbita dalle fibre dello spirito e della coscienza. Credo che il romanzo sia un solvente e un rigeneratore più efficace delle opere drammatiche, essendo assimilato più lentamente, segretamente e totalmente.»

Se la grande saga ottocentesca era soprattutto strumento epistemologico di addomesticamento della realtà, la saga novecentesca si configura come precorritrice della telenovela. Infatti nel 1969 la BBC offrì al pubblico una riduzione televisiva della Saga dei Forsyte che rinvigorì presso il pubblico e in misura inaspettata una fama che, nonostante il premio Nobel del 1932, si era andata decisamente attenuando. Distribuita anche in Italia negli anni ’70 del secolo scorso, ha indotto alla ristampa dei romanzi.

La traduzione che qui presentiamo è quella del prolifico traduttore Gian Dàuli (vedi in questa biblioteca Manuzio) del 1927 (qui nella sua ristampa del 1937). Tale traduzione è stata ripresa anche in anni recenti, sia negli anni ’70 in seguito al successo della serie televisiva che nel secondo decennio del nuovo secolo con qualche opinabile e non significativo ammodernamento. Ad esempio la frase “Hemmings was button-holed by the Rev. Mr Boms” fu tradotta da Dàuli con “Hemmings venne preso per la bottoniera dal reverendo mister Booms” e ammodernata in “Hemmings venne preso per la giacca dal reverendo Booms”. Bottoniera, termine per altro più che legittimo negli anni ’30 del ’900 (quando i comandi a pulsante erano ancora poco diffusi…) viene trasformato nel più prosaico e comprensibile “giacca”. Ma nel complesso la traduzione è fedele, integrale e più che apprezzabile anche dal lettore contemporaneo.

Di questo romanzo esiste anche una versione cinematografica del 1949 The Forsyte Woman, distribuito in Italia con il titolo La Saga dei Forsyte diretta da Compton Bennet con Errol Flynn interprete di Soames e Greer Garson interprete di Irene.

Sinossi a cura di Paolo Alberti

Dall’incipit del libro:

Quelli che hanno avuto il privilegio di assistere a una festa di famiglia in casa dei Forsyte hanno goduto uno spettacolo pieno ad un tempo di attrattiva e di insegnamenti: e cioè la gran parata di una famiglia della ricca borghesia. Ma qualcuno di quei privilegiati che aveva per caso qualche dote di chiaroveggenza psicologica (un dono che non ha nessun valore monetario e che i Forsyte ignorano) è stato anche, in quell’occasione, testimonio di una scena che getta luce su di un oscuro problema umano. In altri termini, dalla adunata di quella famiglia nella quale non sarebbe stato possibile identificare tre membri legati fra loro da un solo sentimento che meritasse il nome di simpatia, si è sprigionata per quello spettatore l’evidenza della misteriosa e concreta forza di coesione che fa appunto della famiglia una unità sociale così formidabile, una così esatta riproduzione in miniatura della società. Egli è stato ammesso a vedere le confuse strade battute dal progresso sociale, ha compreso qualche cosa di ciò che si chiama la vita patriarcale, del brulicare delle orde selvagge, del crescere e decadere delle nazioni. Fu per lui allora come se, avendo guardato innalzarsi dal giorno della piantagione un albero ammirevole per vitalità in mezzo a cento altre piante che, meno ricche di fibra, di linfa e di resistenza, soccombevano, lo vedesse un giorno aprire tutto il fogliame spesso e tranquillo, nel punto culminante del rigoglio.

Scarica gratis: Il possidente di John Galsworthy.