Ho scoperto per caso Friendly Looka su Facebook mentre guardavo il post di una città di cui sono profondamente innamorata, Napoli, quando le note di “Luna”, uno dei fenomeni mediatici più sconvolgenti degli ultimi mesi, ha completamente rapito il mio cuore.

Ma chi è questo Friendly Looka? mi sono chiesta, e ho iniziato a fare qualche ricerca sul web.
Non ho trovato tantissime informazioni, ma ho scoperto una cosa che per molti potrebbe sembrare sconvolgente, addirittura dissacrante.
È un artista che compone canzoni con l’intelligenza artificiale. Attraverso SUNO la nota piattaforma di intelligenza artificiale generativa musicale, crea i suoi brani. Inserendo un testo scritto da lui, l’IA genera musica e voce, e se il risultato sono canzoni come “Luna”, “n’ata storia”, “Credimi”, allora c’è qualcosa che merita di essere ascoltato, capito e soprattutto approfondito.

Per avere maggiori notizie su di lui ho interrogato l’intelligenza artificiale che mi ha risposto nel seguente modo:
«Spesso dietro a questi profili non c’è un cantante in carne e ossa che fa tour o rilascia interviste, ma “prompters”, producer digitali o appassionati che caricano i brani direttamente sui distributori digitali (Spotify, Apple Music, YouTube, TikTok
Niente di più sbagliato, Friendly Looka, all’anagrafe Luca Cappella, non è un software, ma un ragazzo in carne e ossa.
L’ho contattato via Instagram e lui, molto gentilmente, ha accettato di concedermi questa intervista.

Conosciamolo meglio.

Luca, innanzitutto ti ringrazio per la disponibilità e la cortesia con cui hai accolto il mio invito anche se non ci conosciamo personalmente. Partiamo dal tuo nome d’arte che è un evidente richiamo al tuo nome di battesimo. Cosa significa esattamente per te “Friendly Looka”?

«Inizio dicendo che sono una persona molto lunatica. Per quanto mi piaccia stare con gli amici e condividere momenti con gli altri, ogni tanto ho bisogno di staccare e ritagliarmi un po’ di tempo da solo. L’idea di aggiungere “Friendly” al mio nome, Luca (Looka), nasce proprio per scherzare su questo mio lato un po’ contraddittorio: perché sì, sono socievole, ma a modo mio. E poi, semplicemente, mi piaceva anche come suonava.»

Quanto c’è di Friendly Looka in Luca Cappella e viceversa?

«Direi che sono esattamente la stessa persona. Forse la differenza è che chi conosce il vero Luca da anni mi ha sempre visto in altri ruoli e quindi fa più fatica a riconoscermi come autore di testi. In fondo è una cosa relativamente nuova anche per me. Chi invece mi scopre direttamente sui social attraverso quello che scrivo mi vede già sotto questa luce e, probabilmente, tende a darmi più credibilità fin da subito.»

Ho letto che sei un ballerino di hip hop e che suoni la batteria, questo significa che hai un rapporto strettissimo con il ritmo e la musica, in che modo questo tuo background influenza le canzoni che crei?

«In verità non ho mai suonato davvero la batteria. Qualche anno fa comprai una batteria elettronica Roland e da lì nacque una grande passione. È durata solo pochi anni, ma è una di quelle cose che ancora oggi rimpiango di aver lasciato. Per quanto riguarda la danza, invece, credo che abbia influenzato tantissimo il mio modo di vivere la musica. Quando fai un lavoro in cui il tuo corpo è costantemente a contatto con il ritmo e con i suoni, impari quasi istintivamente a riconoscere ciò che ti fa muovere in modo naturale e ciò che invece non ti trasmette nulla. A questo si aggiunge il fatto che sono cresciuto in una famiglia che ha sempre ascoltato musica con la M maiuscola. Tutto questo ha contribuito a formare il mio gusto e, soprattutto, il significato che do all’ascolto di una canzone.»

Oltre alla danza, alla batteria e alla composizione dei tuoi brani, ti dedichi ad altro nella vita di tutti i giorni?

«Escludendo il suonare, direi di no. Alla fine la mia vita ruota principalmente attorno a queste passioni. Poi ci sono gli hobby più “classici”, come il cinema, i viaggi e tutte quelle cose che un po’ piacciono a tutti. Ho però sempre amato lo sport e tutto ciò che mi permette di stare all’aria aperta. Mi piacciono la mountain bike, le escursioni e, in generale, tutte quelle attività che ti fanno staccare dalla routine e ti portano a contatto con la natura.»

Passiamo ora al lato tecnico che ci incuriosisce molto. Spiegheresti esattamente ai nostri lettori come avviene il processo di scrittura dei tuoi brani e la successiva rielaborazione con SUNO?

«Le mie creazioni nascono ogni volta in modo diverso. A volte tutto parte da un’idea, una frase o una sensazione che mi si fissa in testa e che sento il bisogno di trasformare in un testo. Altre volte sono dei veri e propri esperimenti tra me e l’AI, un modo per vedere dove può portarmi un’intuizione se viene sviluppata da due prospettive diverse. Ci sono poi brani che nascono dal desiderio di far viaggiare chi ascolta in un’altra epoca. In quei casi cerco di scrivere qualcosa che possa sembrare davvero uscito da quel decennio, rispettandone il linguaggio, le atmosfere e il modo di raccontare le emozioni. Alla fine, ogni canzone è un po’ il risultato dell’incontro tra quello che ho in testa e tutti gli spunti, le possibilità e le suggestioni che l’AI può offrirmi durante il percorso creativo»

SUNO ha indubbiamente un ruolo centrale nelle tue creazioni, ma senza di te, senza i tuoi input, i tuoi suggerimenti, la tua creatività, alla fine Suno cosa farebbe?

«Per me è cambiato tutto quando ho scoperto SUNO e le possibilità che offre. È stato uno di quegli strumenti che mi ha aperto un mondo e mi ha fatto capire che potevo dare forma alle idee che avevo in testa. Mi dispiace vedere che spesso venga utilizzato in maniera superficiale, grossolana o semplicemente per creare contenuti veloci senza molta cura. Per come lo vivo io, invece, può essere una fonte di ispirazione praticamente infinita. Se usato con creatività e con un’idea precisa dietro, non sostituisce l’immaginazione di una persona, ma può aiutare a esplorarla e a spingersi in direzioni che magari da soli non si sarebbero mai considerate.

L’altro giorno in auto ho fatto ascoltare le tue canzoni a mio nipote, un ragazzo laureato in informatica. Mi ha detto che gli piacciono molto, ma il fatto che la voce non sia la tua lo lascia perplesso. Eppure è giovane e l’informatica è una parte importante della sua vita. Cosa rispondi a tutti quelli che la pensano come lui?

«Lo accetto perché credo sia giusto così. Non sono un cantante, non sono un musicista e non mi considero nemmeno uno scrittore. Per questo faccio fatica a definire ciò che faccio come vera e propria musica: ho troppo rispetto per chi ha dedicato una vita intera a studiarla, suonarla e viverla fino in fondo. Io, semplicemente, mi diverto. Mi piace scrivere, sperimentare e immergermi in un mondo che sento molto vicino e che, per certi aspetti, vorrei fosse ancora più presente nella musica di oggi. Non ho la pretesa di essere qualcosa che non sono; cerco solo di dare forma a delle idee e di condividere emozioni che altrimenti resterebbero soltanto nella mia testa.»

Tu sei napoletano. Quanto la tua città e la musica partenopea hanno influito sulla tua formazione artistica, e chi sono, se ci sono, gli artisti che ispirano il tuo percorso?

«Ti dirò, ho sempre ascoltato soprattutto musica estera, inglese e americana in primis. Di quella italiana conosco e apprezzo i grandi nomi del passato, così come della musica napoletana. Se devo citare due artisti che considero una fonte di ispirazione per il napoletano, direi sicuramente Carosone e Pino Daniele. Detto questo, la verità è che non ho una reale fonte di ispirazione diretta. Mi lascio guidare semplicemente da ciò che mi piace ascoltare. Finora, quando scrivo, non mi sono mai detto “voglio fare qualcosa come quell’artista”. Sicuramente può capitare che una certa scelta di parole, una melodia o un particolare sound richiamino qualcosa che ho assorbito negli anni, perché tutta la musica che ascoltiamo ci lascia inevitabilmente qualcosa dentro. Però non c’è mai stato un singolo artista a cui ho cercato di assomigliare. Più che ispirarmi a qualcuno, credo di attingere inconsapevolmente a tutto ciò che mi ha emozionato nel tempo.»

Io sono calabrese. Conosci la musica della mia terra? e pensi, in tutta onestà, che in futuro potresti sfidare la tua creatività scrivendo una canzone in vernacolo calabrese? Magari anche mescolata alla lingua napoletana? Per me che amo follemente sia Napoli che la Calabria sarebbe un mix perfetto.

«Ti dirò che non saprei proprio da dove iniziare, non sarebbe come dire un gergo reale per me quindi finirei per fare una parodia e non sarebbe da me. Ma mai direi mai nella vita»

So che su TikTok stai spopolando, io ti seguo su Instagram e ti vedo sempre di profilo, in auto. Posso chiederti se c’è un motivo?

«Nessun motivo in particolare, io sono diventato molto pigro negli ultimi anni quindi era la cosa più comoda e facile per far sentire ciò che realizzo… ahaha»

Quali progetti musicali hai per il futuro? Ci anticipi qualcosa?

«Al momento continuo semplicemente a scrivere tutte le idee che mi vengono in mente, e penso che andrò avanti così finché sentirò di avere qualcosa che mi piace davvero. Non ho un piano preciso per il futuro, non mi sono mai messo a costruire qualcosa di definito. Però non nego che mi piacerebbe, col tempo, che si aprissero anche altre strade o possibilità lungo questo percorso»

Molti ascoltatori, affascinati dai tuoi testi, si chiedono se canterai mai personalmente una delle tue canzoni, o preferisci che la voce di Friendly Looka rimanga nascosta, magari in uno degli splendidi vicoli della Città di Partenope?

«No, sono davvero stonato. E anche se non lo fossi, credo che la voce faccia una differenza enorme in un brano. Per me è una delle cose più importanti. Io voglio che ciò che realizzo suoni sempre in modo impeccabile, senza compromessi su quel punto. Preferisco concentrarmi su altri aspetti, ma lasciare il canto a chi lo sa fare davvero.»

 

Le risposte di Luca colpiscono per l’onestà e l’umiltà con cui si rivela al suo pubblico. Rifiutando la qualifica di musicista o cantante, si auto schernisce con ironia, rivelando che il suo unico intento è quello di divertirsi.

Friendly Looka, piaccia o no, è un artista a tutti gli effetti. E’ figlio di un tempo che sta cambiando, un artista che usa uno strumento, l’intelligenza artificiale, che è ormai parte della nostra realtà. E allora perché non adoperarla nel giusto modo?
Luca, con le sue creazioni, ci fa emozionare e questo dimostra che l’AI, nel suo caso, è semplicemente uno strumento che gli permette non solo di sperimentare, ma di amplificare alla massima potenza la sua creatività.

Auguriamo a questo giovane artista partenopeo tutto il successo che merita e lo ringraziamo nuovamente per la sua estrema cortesia.

 

 

Vi invitiamo a seguire Friendly Looka sui suoi canali ufficiali:

https://www.instagram.com/friendly_looka/

https://www.tiktok.com/@friendly_looka?_r=1&_t=ZN-96se9p1yVAU

Si ringrazia Friendly Looka per aver gentilmente concesso il materiale fotografico