Rogliano non è solo un puntino sulla mappa della Calabria, né semplicemente il celebre “borgo delle dodici chiese” o dei maestri scalpellini che con la loro arte hanno decorato i portali delle più belle chiese calabresi. È un luogo che custodisce la memoria del tempo, dove la grande storia, quella che ha visto passare l’imperatore Carlo V d’Asburgo e lo scrittore Alexandre Dumas, che ne ha descritto gli splendidi paesaggi, si intreccia a una straordinaria e silenziosa umanità, come quella che durante la Seconda Guerra Mondiale spinse la comunità ad accogliere e proteggere un gruppo di ebrei internati.
Ma per comprendere davvero questo borgo, la storia non basta. Bisogna viverlo.
Il fascino di Rogliano si nasconde nel silenzio dei suoi vicoli di pietra, nelle facciate delle chiese che di notte sembrano dipinti incorniciati dalla luce dei lampioni, e in quel profumo di spezie e miele dei dolci natalizi che ti avvolge d’inverno.

Chi scrive quest’articolo ha un legame profondo con il Borgo della Valle, non solo perché vi risiedono molti dei miei affetti.

È la terra d’origine della mia famiglia materna dove io stessa ho vissuto una parte importante dell’infanzia. Un legame d’amore, che nel corso degli anni è stato nutrito e impreziosito dai racconti di mia nonna e di mia madre.
Attraverso le loro storie, la mia memoria ha continuato a essere popolata da persone, aneddoti e tradizioni, anche se ci siamo trasferiti altrove.
Se chiudo gli occhi posso sentire il profumo dei dolci di ‘Ncincilla, il sapore del gelato al caffè del bar dei Ruffolo, le prelibatezze dell’alimentari di Cacciatore, le parole gentili di Cumpa’ Giannino, il suono delle campane di San Domenico, l’odore del sugo che si sprigiona tra i vicoli, la fragranza del pane di Cuti…
… e poi quella casa antica, alla fine di Corso Umberto, dove non sono mai riuscita a entrare se non con il cuore.

Seguendo questo filo d’affetto che mi lega al borgo ho voluto cercare chi, oggi, ne racconta la bellezza quotidiana.
Sulla pagina Facebook “Il Bello di Rogliano” si muove infatti una misteriosa fotografa. L’ho battezzata scherzosamente “Lady Whistledown”, come l’enigmatica scrittrice della serie Bridgerton. Il gioco le è piaciuto così tanto da adottare ufficialmente il nome ancor prima della pubblicazione di questa intervista.
Di lei o di lui non si sa nulla. Sesso, età e professione restano un mistero. Potremmo persino azzardare che dietro la sua identità si nasconda più di una Whistledown.
Sappiamo solo che i suoi scatti sembrano essere usciti da un baule di ricordi poetici per chi vive a Rogliano e per i tanti emigrati all’estero.

Le abbiamo inviato le nostre domande, lei ci ha restituito un file così curato che pubblichiamo esattamente come lo abbiamo ricevuto.

IL BELLO DI ROGLIANO
Intervista esclusiva alla Lady Whistledown del Savuto

Un dialogo intimo e suggestivo alla scoperta di chi cattura la poesia, i riflessi e l’anima di
Rogliano dietro una maschera di affettuoso mistero.

1. Lady Whistledown, innanzitutto ti ringrazio per avermi concesso quest’intervista a cui
tenevo molto. Partiamo proprio dal nome con cui ti sto chiamando. Ti piace?

«Grazie a te, è un vero piacere. Devo ammettere che essere accostata a Lady Whistledown mi fa
sorridere e mi lusinga molto! È un nome che porta con sé il fascino del mistero e del racconto,
anche se le nostre “missioni” sono un po’ diverse. Sì, accetto volentieri il titolo di Lady Whistledown
di Rogliano!»

2. In Bridgerton, Lady Whistledown sceglie l’anonimato e il mistero perché rivela le verità
più scomode dell’alta società inglese. Tu invece sveli con le tue foto e la tua poesia il fascino
e la bellezza di Rogliano. Qual è stata la scintilla che ti ha spinto a creare “Il Bello di
Rogliano” dietro una maschera?

«La scintilla è stata proprio la volontà di mettere al centro Rogliano, e non me stessa. Se Lady
Whistledown usa l’anonimato per non far individuare il colpevole, io lo uso affinché si guardi
soltanto il quadro, non il pittore. Volevo che chiunque aprisse la pagina non si chiedesse chi c’è
dietro l’obiettivo, ma si concentrasse esclusivamente sulla poesia di un vicolo, sulla luce di un
tramonto o su un ricordo. La maschera, in questo caso, non nasconde: serve a dare totale libertà
alla bellezza del nostro borgo.»

3. Rogliano è una realtà in cui ci si conosce un po’ tutti. Mantenere il segreto deve essere
un’impresa acrobatica. Come riesci a non farti scoprire mentre scatti le tue foto?

«È un lavoro di alta acrobazia e, lo ammetto, serve anche tanta fortuna! Oggi siamo tutti
costantemente con lo smartphone in mano: se mi fermo a fotografare un portone antico, un fiore o
uno scorcio di Corso Umberto, sembro solo una persona qualunque distratta dal telefono. Il segreto
sta nel tempismo: scattare nei momenti di quiete, saper osservare quando gli altri non lo fanno e, a
volte, far finta di mandare un messaggio mentre in realtà sto catturando la magia di un riflesso.»

4. Ti è mai capitato, magari al bar, in qualche negozio o in villa, di sentire qualcuno parlare
della tua pagina e fare ipotesi sulla tua identità?

«Tantissime volte! Ed è una delle sensazioni più surreali e divertenti in assoluto. Mi è capitato di
trovarmi a pochi centimetri da persone che commentavano con entusiasmo un mio post della sera
prima, o che lanciavano scommesse su chi potessi essere, facendo i nomi di cari amici o conoscenti
del paese. In quei momenti trattengo il respiro, ordino il mio caffè con la massima disinvoltura e mi
godo la scena.»

5. A volte ti diverti scrivendo dei post in cui sveli dettagliatamente il percorso che farai il
giorno dopo, sfidando il lettore ad appostarsi per scoprirti mentre fotografi. Perché?

«Perché la pagina deve essere un gioco collettivo, un’esperienza viva e comunitaria. Mi piace l’idea di
creare una sorta di caccia al tesoro romantica tra le strade di Rogliano. È un modo per spingere le
persone a camminare guardandosi intorno con più attenzione, a riappropriarsi degli spazi con
occhi nuovi. Sapere che qualcuno passeggia per il borgo cercando di “beccarmi” rende la comunità
ancora più unita e partecipe di questo racconto.»

6. C’è stato un momento in cui hai temuto di essere scoperta?

«Sì, più di una volta il cuore mi è balzato in petto! Ricordo un pomeriggio in cui mi ero soffermata un
po’ troppo a studiare l’inquadratura di un vicolo storico. All’improvviso si è affacciata una signora
dal balcone e mi ha guardato con un’aria così fissa e interrogativa che ho pensato: “Ecco, stavolta
mi ha beccata davvero”. Ho fatto un sorriso di circostanza, salutato cordialmente e mi sono
dileguata girando l’angolo!»

7. La tua pagina è uno scrigno di bellezza e poesia. Che tipo di pubblico ti segue oltre ai
residenti? Sappiamo che c’è un forte legame con chi ha dovuto lasciare il borgo.

«Questo è l’aspetto che più mi riempie il cuore d’orgoglio. Oltre ai residenti, c’è un filo invisibile ma
indissolubile che mi lega ai tantissimi roglianesi emigrati, in Italia e all’estero: Germania, America,
Australia… Per loro, una foto del rione Serra, il ricordo del profumo del pane o un’immagine della
festa patronale non sono semplici post. Sono un ponte verso casa, una carezza alla nostalgia, un
modo per dire “siamo ancora lì con voi”. La pagina appartiene a loro tanto quanto a chi vive a
Rogliano ogni giorno.»

8. Immagino che i lettori ti contattino quotidianamente. Ricevi più messaggi pubblici o
confidenze private? E, tra i tanti, ce n’è uno in particolare che ti è rimasto nel cuore?

«Ricevo moltissimi messaggi privati, che spesso diventano confidenze intime. Ma ci sono commenti
pubblici che lasciano senza fiato e dimostrano che questa pagina fa piccoli, grandi miracoli. Di
recente una follower ha scritto un messaggio che mi ha riempito il cuore di gioia.
Guardando la foto di una vecchia casa del borgo, incrociando i dati e facendosi aiutare dalla sorella,
memoria storica della famiglia, ha riconosciuto l’abitazione in cui è nata la sua amica d’infanzia,
partita per il Canada da bambina. Ha ricordato le lacrime versate per quella partenza e la “bugia
pietosa” della mamma che, per consolarla, le diceva: “Tranquilla, tornerà tra un anno”. Grazie a
quello scatto, dopo decenni, è riuscita a rintracciarla e a scoprire che l’amica aveva espresso
proprio sulla pagina il desiderio di tornare presto in Italia per riabbracciarsi. Ha chiuso il
messaggio ringraziandomi per averle regalato una felicità immensa e inaspettata.»

Quando vedi che una fotografia può riannodare i fili di un’amicizia spezzata dal tempo e
dall’oceano, capisci che Il Bello di Rogliano non è più solo una bacheca di immagini. È un ponte
emotivo che accorcia le distanze.” (IL BELLO DI ROGLIANO)

9. Se un turista arrivasse per la prima volta nella Valle del Savuto, cosa gli consiglieresti di
fare e vedere a Rogliano?

«Gli direi di dimenticare l’orologio e lo smartphone, se non per fare foto! Gli consiglierei di perdersi
nei nostri rioni storici, di camminare tra i vicoli antichi del rione Serra e di ammirare la maestosità
delle nostre chiese. Penso alla Chiesa di San Domenico o alla Matrice, con le loro opere d’arte in
legno e in pietra, straordinaria testimonianza dei nostri abili maestri scalpellini. E poi, ovviamente,
di lasciarsi conquistare dai sapori: una sosta per assaggiare il nostro celebre pane tradizionale e un
buon bicchiere di vino della Valle del Savuto. Ma soprattutto, gli consiglierei di fermarsi a parlare
con gli anziani del paese: sono loro il vero monumento vivente di Rogliano.»

10. Svelerai mai la tua identità o rimarrai un volto nascosto che si aggira misteriosamente
per le strade del borgo?

«Come si dice nei migliori romanzi: “Mai dire mai”. Forse un giorno succederà, magari quando
sentirò che il cerchio di questo racconto si sarà chiuso. Ma per adesso, credo che il mistero sia parte
integrante della magia. Finché sarò un volto nascosto, “Il Bello di Rogliano” potrà essere chiunque: la
persona che incroci al mattino al bar, il vicino di casa, o l’amico di sempre. Questa universalità mi
piace troppo per rinunciarvi adesso. Lady Whistledown custodisce ancora il suo segreto!»

11. Ultima curiosità: se fossi tu l’intervistatore, quale domanda porresti a te stessa?

«Mi chiederei: “Ne vale davvero la pena? Ti ripaga di tutto il tempo, della cura e dell’energia che ci
dedichi?”. E la mia risposta sarebbe un “sì” gigantesco. Ogni singolo scatto rubato, ogni parola
scritta a tarda notte vale la pena, perché l’amore, l’affetto e la gratitudine che ricevo da Rogliano e
dai roglianesi sparsi nel mondo sono infinitamente più grandi di quello che provo a donare loro.»

Grazie per la bellissima intervista. È stato bello fermarsi un attimo e raccontare cosa c’è dietro “Il Bello di
Rogliano”. Di solito sono io a osservare e a scattare in silenzio, di notte. Stavolta ho avuto il piacere di
parlare, e lo devo alle tue domande: attente, curiose, rispettose del mistero.
Grazie per aver dato voce al borgo e non solo a chi lo fotografa. Se anche una sola persona, leggendo,
deciderà di alzare lo sguardo su un vicolo o di tornare a Rogliano, allora avremo fatto centro insieme.
La porta del paese resta aperta. E se una notte senti dei passi felpati sotto casa… magari sono solo io, o
forse un nuovo lettore che ha deciso di scoprire il buio.

Con gratitudine,
La tua Lady di Rogliano
Il Bello di Rogliano

Dopo queste parole è davvero difficile scrivere la conclusione di questo articolo perché l’emozione impedisce di trovare le parole giuste. I sentimenti sono tali perché li custodisce il cuore, e il cuore non può essere fotografato.

Il mio ringraziamento va a chiunque si nasconda dietro l’obiettivo di questa misteriosa pagina, con l’augurio che continui a regalare a Rogliano e ai roglianesi nel mondo, quei sogni e quella magia che solo questo borgo sa trasformare in realtà.

Vi invitiamo a seguire la pagina Facebook “Il Bello di Rogliano” al seguente link:

https://www.facebook.com/profile.php?id=100080463903310

Ringraziamo “Il Bello di Rogliano” per aver gentilmente concesso le foto inserite nell’articolo.

La foto di copertina è stata realizzata dall’autrice con l’IA