Digitalizzata a partire dall’edizione illustrata del 1897, uscita pochi mesi dopo la morte dell’interessato, questa biografia fu dettata all’autore dal protagonista stesso, uno dei più celebri banditi sardi della metà del secolo XIX. E anche se l’autore nelle sue note sovente prende le distanze dai fatti narrati e dal narratore, soprattutto inserendo note a pié di pagina in cui chiarisce ciò da cui dissente, resta comunque una narrazione di prima mano, ricca di dettagli e di ragionamenti a proposito di un’epoca e di un fenomeno, il banditismo sardo, che è comunque semplicistico derubricare a criminalità.
Secondo Tolu, la sua biografia può servire non solo a soddisfare le curiosità dei lettori, ma anche a fornire utili ammaestramenti: alle famiglie (come può succedere che un figlio si trovi “sulla cattiva strada”? Quali decisioni possono trattenerlo, o spingervelo?), ai giudici e magari anche al Governo centrale, che molto poco si preoccuparono di comprendere l’importanza di legami e tradizioni sarde, e quanto la repressione possa incidere sul fenomeno del banditismo e sul supporto che la popolazione in genere fornisce ai banditi, non necessariamente per paura. Le stesse motivazioni possono spingere anche noi lettori del XXI secolo, che grazie alla storia di Costa (e di Tolu) possiamo gettare uno sguardo su una società che precede l’unità d’Italia, e che forse oggi ci risulta aliena più della antica Roma.
La vicenda del contadino di Florinas, che ritenne di essere stato oltraggiato da qualcuno che deteneva il potere e poi vagò per quasi trent’anni senza amici, in una natura selvaggia oppure in compagnia di altri banditi, non è raccontata né pensando al caso giudiziario, né all’agiografia che il sentimento popolare dipinse intorno alla sua figura. È la lunga storia di un uomo, con i suoi difetti e le sue qualità, che ci fa comprendere quanto breve sia la distanza fra chi finisce “dentro” e chi invece resta fuori dal carcere.
Sinossi a cura di Gabriella Dodero
Dall’incipit del libro:
Verso gli ultimi di novembre dello scorso anno, rientrando nel mio studio, vi trovai un vecchio, che da mezz’ora mi aspettava.
Chiestogli il motivo della sua venuta, mi rispose con una domanda:
‒ È egli vero che lei ha scritto la storia di Giovanni Tolu, il bandito? Avrei piacere di leggerla.
‒ Non ho mai scritto storie di banditi viventi ‒ risposi.
Il vecchio, senza punto scomporsi, ripigliò con sussiego:
‒ Se lei non l’ha scritta, è certo che ben presto la scriverà!
‒ E perchè dovrò scriverla?
‒ Perchè glie la dirò io, che sono Giovanni Tolu in persona.
La strana presentazione mi sorprese non poco; tuttavia risposi:
‒ Non so davvero perchè lei voglia narrarmi la sua storia, nè perchè io debba scriverla.
‒ Le dirò sinceramente, che ormai sono stanco e infastidito delle fandonie che si vanno spacciando sul mio conto. Lungo la mia vita di bandito e d’uomo libero ‒ per oltre quarant’anni ‒ si dissero e si stamparono sui miei casi inesattezze tali, che mi preme rettificare. Non voglio colpe, nè virtù che non mi spettano.
Scarica gratis: Giovanni Tolu di Enrico Costa.


