“Parthenope” (2024) di Paolo Sorrentino
“È impossibile essere felici nel posto più bello del mondo.”
Questa è la storia di Parthenope, ragazza napoletana nata dalle acque, attraverso un viaggio che si snoda dal 1950 al 2023. Dall’infanzia trascorsa in una villa affacciata su Posillipo al suicidio del fratello, dalla laurea in antropologia alla carriera accademica a Trento, fino al ritorno a Napoli, durante la festa del terzo scudetto.
“Cosa ti piace in una donna? La schiena. Il resto è pornografia.”
Parthenope è una donna di una bellezza disarmante, capace di “prendersi tutto senza nemmeno chiedere”. Eppure, perderà il fratello, che si toglierà la vita sullo sfondo dei Faraglioni di Capri, dopo che l’amico Sandrino avrà consumato con lei.
È amata da tutti e da nessuno, una donna che “non approfitta della sua bellezza”, vive in una città che “confonde l’irrilevante con il decisivo”, perché, come il miracolo di San Gennaro, è “un mistero ma anche una truffa”. Si definisce “triste e frivola, determinata e svogliata”, ma agli occhi degli altri appare “bella e indimenticabile, con lo sguardo spento”. Si concede con leggerezza, eppure è colta, solare e, come la città, superstiziosamente cattolica e cristianamente pagana. È l’anima di Napoli, e Napoli è l’anima di Parthenope: un legame profondo, finemente raccontato da un regista visionario, capace di amare la sua città proprio perché ha il diritto di odiarla.
Le scene cult si sprecano: il ballo a tre a Capri sulle note di Era già tutto previsto di Cocciante, il bacio saffico con l’insegnante di recitazione Flora Malva nella stanza del vapore, il monologo impietoso della star napoletana Greta Cool, i panieri azzurri che calano dai palazzi dei quartieri popolari. E ancora: il concepimento live dell’erede di due famiglie camorristiche nella grande fusione, il professor Marotta che presenta il singolare figlio alla sua assistente, Parthenope avvolta nei gioielli di San Gennaro nella cappella del Tesoro.
Napoli non è mai stata così messa a nudo.
I dialoghi sono ispirati, punteggiati da locuzioni fulminanti, frasi incisive che lasciano il segno.
Visivamente, il film è sconcertante per la sua bellezza. Le inquadrature sono ricercate, le zoomate sperimentali, l’impronta felliniana evidente e piacevolmente dichiarata. Ogni sequenza è curata, poetica; anche il più piccolo dettaglio viene elevato a qualcosa di significativo, potente, dall’impronta indelebile.
Perché la grande bellezza estetica del film si fonde in modo incredibilmente armonioso con i suoi contenuti.
Proprio quello che accade con Napoli




