Sanningens vägar è un’opera teatrale del 1891, pubblicata per la prima volta nel 1893 pochi mesi dopo la prematura morte dell’autrice. In italiano, con il titolo Il viaggio della verità, tradotta da Salvatore di Giacomo, anche se non compare tra i crediti editoriali, venne pubblicata nel 1915.
La ricerca della verità è una ricerca di Dio e giunge in questo dramma fino quasi al trono dell’Onnipotente. Mi riporta alla mente un passo dei Quaderni di Simone Weil dove parla dell’impossibile della necessità:
«La libertà soprannaturale deve esistere, ma questa esistenza è un infinitamente piccolo. Ogni realtà soprannaturale è quaggiù un infinitamente piccolo che si accresce in modo esponenziale.»
La scrittura femminile spesso guida chi legge attraverso un viaggio verso la libertà, o una verità liberante, come in quest’opera di Leffler, che tende a superare le costrizioni storiche, sociali, economiche. La ricerca di Dio equivale quindi all’aspettativa che possa avvenire l’inconsueto, l’assurdo, l’inaudito; forse la sola via che possa spezzare una conformazione costrittiva, drammaticamente limitante.
L’autrice scrisse quest’opera durante una nuova visita in Norvegia e Svezia assieme al marito napoletano che quest’opera apprezzava molto, e anche per questo era per lei molto cara e importante. Il marito aveva ormai imparato lo svedese e non aveva più necessità che lei traducesse oralmente, come era stata abitudine fino a quel momento, quello che via via scriveva. Negli anni precedenti Charlotte Leffler, sempre con l’aiuto del marito, aveva approfondito la conoscenza della letteratura classica – greca e latina – e della letteratura italiana più antica e in particolare Dante. Il risultato si sviluppa e si palesa in quest’opera dove pensieri straordinariamente moderni e audaci prendono vita in una struttura fiabesca nella quale, accanto ad elementi della tradizione e del folclore nordico troviamo tracce dell’immaginazione tipica del meridione d’Italia; l’importanza che i paesi nordici attribuiscono alle profezie e alle premonizioni si coniuga poi con un viaggio tra Inferno e Paradiso con esplicito riferimento ai viaggi danteschi della Divina Commedia.
Vera, figlia della Terra, sembra potersi sostituire a Speranza, figlia dell’Imperatore, grazie all’immaginazione e alla spregiudicatezza di Salvatore che, di fronte alla sparizione di Speranza, cerca tramite Vera di poter dare corpo alla profezia che lo vorrebbe padre di colui che renderà l’umanità felice. Ma Speranza è in realtà trattenuta dalle Elfe che hanno in serbo per lei un percorso diverso. Vera non si presta all’inganno e da qui intraprende, insieme a Salvatore, una difficile ricerca della verità. La via della scienza è disastrosa, e il suo fallimento spinge Salvatore e Vera lontano da laboratorio e microscopio alla ricerca di colui che ispirò ad Eva il desiderio di “conoscere”. Ma le verità spacciate come assolute non sono altro che menzogne e la verità ha sede nel dubbio. Resta quindi l’alternativa tra un dubbio incessante che però provoca ristagno, e un «atto ardimentoso». Dopo aver appurato che l’Inferno è scenografico ma fallace, viene tentata la via della lotta di classe, dell’insurrezione contro i soprusi e le ingiustizie delle quali gli oppressi sono vittime, ma anche questa strada ha esito disastroso. Resta l’intercessione di San Pietro che cerca di mediare vanamente tra una fede cieca e una ricerca spirituale fondata però sull’osservazione e la razionalità.
Quest’opera avrebbe contrassegnato, se la morte dell’autrice non lo avesse impedito, il passaggio dalla letteratura nordica a quella mediterranea, e non possiamo sapere quanto queste nuove influenze avrebbero plasmato la sua scrittura. La sua casa era diventata ormai il centro della vita letteraria di Napoli e lei stessa una scrittrice italiana. Zampini-Salazar affermò che la casa della duchessa di Cajanello sarebbe diventata senza dubbio il salotto letterario più importante d’Italia, poiché la padrona di casa aveva tutte le qualità per riunire e consolidare un simile circolo. Zampini-Salazar descrisse nel 1892 la casa di Charlotte Leffler, per metà nordica e per metà italiana. E lei stessa era simbolo di questa trasformazione, tanto che i suoi capelli ricci, divenuti grigi, sembravano biondi.
«Tutto in lei è armonioso e nobile; è incapace di nutrire sentimenti bassi e volgari. È un fulgido esempio di quei personaggi felici che resistono all’ambizione e che sono incapaci di lasciarsi lusingare. Possiede il raro fascino che esercita una vita modesta e ritirata. Nessun successo ha sminuito il suo carattere autenticamente femminile». E questo carattere autenticamente femminile lo ritroviamo proprio nella direzione indicata da Simone Weil, ed è una ricerca di quell’infinitamente piccolo che modifica dall’interno il mondo e lo rende migliore; non è un fatto che frantuma la storia, non è frutto di ricerca e di pensiero scientifico, ma è la constatazione di un’imprendibile evidenza con la quale la scrittura femminile spesso riesce ad entrare in sintonia, è un “quasi niente” che viene percepito dalla femminilità e che per cultura e tradizione spesso chiamiamo Dio.
Sinossi a cura di Paolo Alberti
Dall’incipit del libro:
Che c’è? mio fedele Pie’ veloce! Perchè ti fermi qui di botto? Perchè ti metti a fiutare in modo così strano. Hai trovato le sue orme? Di’, Pie’ veloce, fiuti le orme della nostra signora? (Cerca tra i cespugli e tra i fiori). Qui tra i fiori non mi parrebbe inverosimile di veder apparire il suo volto leggiadro. Ella è un fiore fragrante. No, Pie’ veloce, non la vedo. – Oh! Ma qui c’è un edifizio, un vecchio chiostro a quel che sembra. Mi vuoi forse condurre lì, Pie’ veloce? La nostra signora si sarebbe rifugiata lì! Ma perchè? Così giovane e bella e amata sarebbe fuggita fra le monache in un eremo! Come, Pie’ veloce, non vuoi avanzare? Vuoi per forza rimanere qui? Allora picchierò a quella porta e domanderò. (Si accosta alla porta e legge l’iscrizione). Sepolte vive. Così si chiamano da sè le sventurate che han messo stanza qui. E tra costoro dovrei ritrovare la mia Speranza, la mia speranza e la mia gioja? Allora l’avranno chiusa qui per forza. Ma quand’anche queste mura fossero di granito… Cerchiamo prima di assodare se sta qui….allora cadranno per le mani del grande imperatore come se fossero di cartone. (Picchia forte alla porta col bordone. Passa del tempo prima che si venga ad aprire. S’ode di dentro un canto mistico smorzato di voci femminili). Che canto melanconico e opprimente! Cantano come dannati nell’inferno! (Picchia più forte). Non può essere che Speranza stia fra costoro. Ma che cosa ha quel cane che non si move di lì? Curioso! Finora non s’è mai riposato, nè giorno, nè notte, da quando Speranza è sparita. Ha corso sempre avanti cercandola ansiosamente, ed io sempre sulle sue tracce. Come? Fedele Pie’ veloce, veramente siamo giunti alla mèta? Sono sicuro che il tuo cuore batte all’unisono con il mio in quest’ora.
Scarica gratis: Il viaggio della verità di Anne Charlotte Leffler.




