L’immagine in evidenza è intitolata “The balloon Zénith at sunrise or sunset, with five passengers during a long distance flight from Paris to Arcachon in March, 1875”
L’autore presunto è Albert Tissandier.
Disponibile al link permanente https://lccn.loc.gov/2002716356
della Library of Congress Prints and Photographs Division Washington, D.C. 20540 USA
No known restrictions on publication.

Il senso della filosofia?

La domanda, troppo ambiziosa per le mie possibilità, purtuttavia si ripresenta puntuale nel corso di ogni lettura di un testo di un certo impegno.

Così oggi, ritorna puntuale visto che con Liber Liber stiamo lavorando alla pubblicazione di una nuova edizione elettronica delle critiche kantiane; tre testi piuttosto densi di contenuti. Ma al di là della difficoltà della comprensione dei testi riemergono le mai risolte questioni filosofiche che si ripresentano nei secoli da quando i greci presocratici iniziarono a preoccuparsi del rapporto tra realtà e conoscenza cosicchè, pur non rientrando nella categoria dei filosofi, nonostante il mio gran desiderio, tento di formulare anch’io delle ipotesi. perché la filosofia non nega a nessuno questa possibilità e la fortuna delle tesi più svariate si può osservare che dipende più dal fato e dalle mode che dalla reale qualità della speculazione.

Anche Kant, con la sua filosofia, nonostante l’indiscutibile grandezza del pensatore, subisce questo destino: tirato in ballo per opportunismo, comodità, lucro, vanità, ideologia, perfino per errore molto spesso; difficilmente avrebbe retto il trauma di vedere così bistrattata la sua costruzione che gli costò oltre dieci anni di fatiche tanto da fargli ammettere, gli ultimi anni della sua vita, di non aver più le forze per controbattere ai suoi critici per volontà di concludere il lavoro intrapreso per poi lasciarlo, una volta estinto, alla mercè del giudizio del tempo.

Ebbene le sue riflessioni sulla realtà a priori delle percezioni sensibili, senza tirar in ballo l’ultraterreno della cui esistenza non dubitava, dettero una tale scossa alle fondamenta della fede da liberare completamente le indagini scientifiche da ogni laccio spirituale che ancora avessero mantenuto fino a quel momento.

Certo, il potere della chiesa non vacillò per questo e la moltitudine dell’umanità della fine del ‘700 continuò a vivere serenamente ignorando l’esistenza di Kant e delle sue teorie ma la Critica della ragion pura, assieme a quella del giudizio e della ragion pratica ormai era lì, nero su bianco e aveva intrapreso il suo lavoro di corrosione di vecchie certezze e costruzione di nuovi edifici di certezze e di conoscenze e non verrà scalfita fino all’enunciazione della teoria della relatività.

Ma cosa portò di nuovo questa rivoluzionaria visione del mondo? Agli occhi del disincantato europeo del ventunesimo secolo che ha tempo di leggere e pensare perché la lotta per la sopravvivenza non assorbe la totalità del suo tempo potrebbe sembrare che non porti nulla di nuovo; è la solita visione aristotelica del motore immoto da cui emanano i cerchi delle stelle fisse, di quelle mobili e giù fino al povero uomo che si arrovella su un minuscolo pianeta, un granello di polvere dell’universo, a cercar di capire perché è stato oggetto di tanta fortuna. Una critica inattaccabile, l’esercizio di molti intellettuali che demoliscono le costruzioni filosofiche che non gli aggradano e tessono l’apologia di quelle che incontrano i loro favori, quelle più affini ai loro gusti o sentimenti.

Ma c’è anche una terza via, quella esplorata da Pierre Hadot nel volume Esercizi spirituali e filosofia antica traduzione di Anna Maria Marietti; Torino : G. Einaudi, 1988 che considera le riflessioni filosofiche degli antichi filosofi (ma io estenderei il concetto anche ai moderni), non come l’enunciazione di verità a priori assolute, come piacerebbe al nostro Kant, ma delle pratiche meditative, anche inconsapevoli, che ci accostano, con la loro stessa enunciazione ed esplorazione, al bene assoluto. Chi studia filosofia, chi filosofa, perfino chi tenta di negare la validità della filosofia ponendo domande senza risposta (come nel titolo) lentamente, con enorme sforzo, con scarsa soddisfazione ma con piccole conquiste irreversibili, si avvicina alla verità solo per il tramite del lavoro a cui la riflessione e il ragionamento e la preghiera, per chi ha fede, li costringe.

È un’ipotesi stupida, grezza, ignorante ma facilmente riscontrabile facendo semplicemente attenzione a noi stessi, a come veniamo trasformati dall’ascolto delle teorie più svariate, dalla contestazione approfondita delle teorie più svariate, dalla conoscenza sempre più intima di amici e anche di nemici che ha il grande pregio di non aver bisogno di nessuna spiegazione concettuale, è una semplice esplorazione del proprio animo alla luce ogni volta di nuove conoscenze, esplorazioni, meditazioni. Alla portata di chiunque. Non è poco ma è ciò che distingue l’uomo dalle bestie. Pico della Mirandola sosteneva che l’uomo si trova in una posizione privilegiata nella natura perché può scegliere; scegliere di trasformarsi in bestia o in angelo, il suo libero arbitrio gli permette di farlo e lo fa ogni istante della sua vita. Che sia questo il vero senso della filosofia?