La trama?
Non c’è, è semplicemente la storia di una ragazza bellissima e ammaliante come una sirena e che, come una sirena, viene partorita in acqua, nel mare più bello del mondo, quello di Napoli, dove ogni sogno può diventare realtà.
Come una sirena, Parthenope è tutt’uno con il mare, è una creatura quasi inverosimile, magica. Forse la sua magia si sprigiona dall’anello con la coda di sirena che porta sempre al dito medio.


Nessuno le resiste, tutti gli uomini che incontra si innamorano di lei, anche suo fratello cede al suo fascino, il suo amore incestuoso lo rende debole al punto tale da togliersi la vita.
Parthenope studia antropologia con ottimi risultati e intraprende la carriera universitaria lontana da Napoli.
Rientra  solo dopo la pensione e la sua città la accoglie in grande stile, con la vittoria dello scudetto e tante bandiere azzurre, simbolo di speranza.

Chi pensa di individuare la trama nella pellicola di Sorrentino, è meglio che non inizi proprio a guardarla.
Parthenope va oltre la trama perché rappresenta e racchiude un mondo che nemmeno il più bravo dei critici cinematografici è in grado di scoprire.
La favola. Il film si apre con una carrozza sul Golfo di Napoli. La carrozza è il simbolo per eccellenza dei racconti fantastici
Questa rappresenta un letto in cui dormire, un’alcova erotica, ma anche l’ultimo letto (la carrozza mortuaria in cui viene deposto il fratello).
Rappresenta il viaggio, e il viaggio ti può portare ovunque.

I simboli. Oltre alla carrozza ricorre continuamente il mare di Napoli, che è l’essenza di Parthenope, ma anche del figlio del professore (composto di acqua e sale); il soffio con la bocca, che può essere l’amore, la vita, la magia; la schiena (i tuffi all’indietro nell’acqua, la camminata di Parthenope a passo di gambero, le cadute dalla sedia all’indietro, la schiena della ragazza con addosso il tesoro di San Gennaro). La schiena forse significa non voler affrontare la realtà.
L’ironia: “all’Università si viene già pisciati e cacati”.
La poesia. La scena dei cestini luminosi che scendono dai balconi e si fermano tra le prostitute.
Napoli azzurra che festeggia la vittoria dello scudetto.

                                  
Le contraddizioni. L’estrema ricchezza e l’estrema povertà; l’onestà e la camorra; la corruzione della chiesa, anzi, di alcuni uomini di chiesa.

Scene forti. I giovani sposi, uniti in matrimonio per stringere l’alleanza tra due famiglie mafiose, costretti a consumare in pubblico la prima notte di nozze, con il sottofondo musicale di una chitarra e la capo mafia che addirittura accompagna con le mani i movimenti del ragazzo;
Parthenope e Tesorone che si tengono per mano, lui seminudo (spoglio di fede, morale e dignità), lei con indosso i gioielli di San Gennaro (il tesoro della città).
Incontri. Rappresentano il centro del film. Nel corso della sua vita Parhenope incontra una serie di persone e ognuna di queste le indicherà qualcosa: l’armatore, gli amori di gioventù, il ricco play boy, lo scrittore inglese, l’insegnante di recitazione, l’attrice famosa, parodia di Sophia Loren, il guappo, il professore, Tesorone.
Fotografie. Alcune scene, nonostante gli attori si muovano, sembrano fotografie o quadri.
Colori brillanti e accesi in tutto il film, come in una fotografia.

Grandissimi gli attori, tutti… in particolare Silvio Orlando.

Sorrentino è un grandissimo maestro, ma la sua grandezza non sarebbe tale se da ogni scena, da ogni battuta, da ogni personaggio non apparisse (a chi non si volta dall’altra parte) il suo immenso amore per la città di Parthenope.