L’autore di questo romanzo, Luigi Gualdo, pubblicò opere in italiano ed in francese; e francese fu la stesura originale del libro, che comparve nel 1879 (Un mariage excentrique) e fu tradotto in italiano nel 1894: è appunto a questa prima edizione italiana che si rifà l’attuale edizione digitale.

C’è un inizio frizzante e romantico, come in tanti altri romanzi dell’epoca, in cui il giovane marchese d’Astorre scopre che la bella Elisa sta per compiere un matrimonio di convenienza, con un uomo ricco, vecchio e sgradevole, al fine di salvare la famiglia dalla rovina. Deciso a impedire un tale sacrificio, d’Astorre concorda con Elisa che la chiederà in moglie, offrendole non la pretesa di amarsi, ma una sincera amicizia e l’indipendenza economica. Elisa, il cui primo amore per un ex compagno di giochi, Giulio, è finito con il matrimonio di lui con un’altra, tenta di rifiutare ma alla fine accetta.

Scrive il Bigazzi:

«Il marchese d’Astorre è uno dei primi personaggi “inimitabili” del nostro secondo ottocento: ricchissimo, dai gusti squisiti, dotato di ogni possibile qualità fisica e intellettuale, ovviamente scettico, ma fatalmente vuoto e annoiato. Il romanzo è la storia della sua conversione ai veri valori della vita, per lui recuperabili perché il suo scetticismo ha avuto di mira l’artificiale società moderna e non l’essenza più vera dell’uomo: per questo, pur nella somiglianza del punto di partenza, il percorso non guarda verso il Piacere dannunziano.»

La vicenda di Elisa e d’Astorre è raccontata anche attraverso gli sguardi della variopinta società altoborghese e nobile di cui la coppia, che pure non ama la mondanità, fa parte, dovunque si trovi, sul lago di Como, a Firenze, a Viareggio,… Le maldicenze e le invidie accompagnano la “strana coppia” che tutti osservano, credendo che l’unione, decisa così improvvisamente, sia dovuta a una gelosa passione, poi che sia tutta una finzione recitata con maestria, infine che Elisa non possa non avere qualche amante segreto. Molto godibili queste pagine che mostrano attraverso la satira quanto la società “bene” sia ipocrita.

La sincera amicizia tra i due “sposi”, dopo un lungo viaggio del d’Astorre, inizia però a trasformarsi: lei sembra sempre più affascinante, e lui, annoiato dai viaggi e dalle mondanità, a poco per volta la riconosce come la donna che potrebbe offrirgli una vita piena e ideale. Inizia così un periodo di “luna di miele” in campagna, dove i due si isolano dalla vita fiorentina. Finché un giorno in cui d’Astorre è trattenuto a Firenze da affari, giunge un anziano signore, lo zio di Giulio, che rivela come in realtà il nipote, fra alterne fortune economiche, non si sia mai sposato restando fedele al suo primo amore. Elisa non vuole rivedere Giulio, ma presa nei suoi ricordi del passato non accenna della visita al marito, che pure l’aveva scoperta, e ne suscita il dubbio di essere amato solo per “dovere”. Durante una breve vacanza Giulio rivede per l’ultima volta Elisa, e ne comprende le scelte di vita; d’Astorre, che assiste nascosto all’incontro, a sua volta misura la profondità del sentimento che Elisa provava per Giulio, e che adesso la lega a lui. Da queste emozioni violente, l’amore di Elisa per il marito emerge deciso, e lo rassicura circa la loro felicità futura. Questo lieto fine, pur d’obbligo per il genere letterario, non ha nulla di artificioso, e si vena di malinconia perché ogni felicità umana, anche quella di una coppia di sposi innamorati, non può essere eterna.

Fonti:

Sinossi a cura di Gabriella Dodero

Dall’incipit del libro:

I servitori sembravano molto affaccendati nella sala da pranzo della villa Arombelli, vasta, di forma semicircolare, un po’ fredda con le sue pareti coperte di stucco rosa e le sue colonne in marmo bianco sostenenti una vôlta dove si vedeva una classica nascita dell’Aurora sopra fondo azzurro. La tavola, tutta pronta, era semplice, ma non senza lusso. Non vi si scorgevano i raffinamenti della eleganza moderna; ma piramidi alte di frutta in vasi della China, circondati di fiori, rallegravano la candidezza della tovaglia e alternavano con dei ricchi candelabri d’argento, l’illuminazione essendo di sole candele. Gli angoli della sala rimanevano nella penombra.
Le altre stanze del pianterreno, il vestibolo, il gran salone, la sala da bigliardo, la biblioteca erano deserte; il salotto d’angolo, tanto abitato durante la giornata, pareva il più vuoto. Non occupate, le poltrone apparivano più ampie del solito; il fuoco ‒ quel fuoco che si accende tanto gaiamente e che imparte tanto benessere nei primi giorni di autunno ‒ non aveva più fiamma, e trasformato in un bracere incandescente che si sarebbe potuto credere alimentato da metalli in fusione, gettava in mezzo alla stanza un largo riflesso rossiccio che rendeva più nera l’oscurità circostante.

Scarica gratis: Un matrimonio eccentrico di Luigi Gualdo.