Ieri, martedì (“grasso”) 17 febbraio, ho assistito ad una replica del Falstaff al Teatro San Carlo di Napoli. Il teatro era quasi del tutto gremito, con soltanto alcuni palchi delle file più alte parzialmente vuoti. Il pubblico napoletano si è mostrato attento e partecipe, affiancato dagli ormai abituali spettatori internazionali, applaudendo con entusiasmo e coinvolgimento. La serata è iniziata con un annuncio in solidarietà per il recente incendio al Teatro Sannazzaro, accolto da un caloroso applauso che ha temporaneamente interrotto la speaker.
Falstaff, il titolo che Verdi diede al suo ultimo melodramma nel 1893, compare per la prima volta nella corrispondenza del compositore nell’estate del 1868. Il 28 luglio egli confida a un amico intimo: «Che non scrivo il Falstaff né altre opere: il dolce far niente è quello che conviene meglio all’anima ed al corpo». In questo modo si allontana dalle affermazioni apparse pochi giorni prima su un quotidiano milanese, smentendo inoltre la voce sulla Gazzetta musicale di Milano, giornale del suo editore Ricordi, qualificandola come una «favola». A differenza di Otello, andato in scena due anni prima, si tratta di un’opera shakespeariana “di secondo grado”: Arrigo Boito, librettista di Verdi, concepisce un’opera ispirata a motivi tratti da tre pièces di Shakespeare: la commedia The Merry Wives of Windsor (Le allegre comari di Windsor) e i drammi storici Henry IV e Henry V.
L’opera ha preso il via alle ore 20: i primi due atti hanno preceduto un intervallo di 25 minuti, seguito dal terzo atto, che ha chiuso la serata intorno alle 23. Tre ore di spettacolo — intervallo compreso — trascorse con grande piacere, immerse nella comicità, nella musica e nelle interpretazioni di alto livello. Il protagonista indiscusso della serata è stato il baritono Luca Salsi, che ha incarnato Falstaff con maestria, dosando comicità e umanità senza mai cadere nel ridicolo. La regia di Laurent Pelly ha valorizzato i movimenti scenici e l’ambientazione, trasportando l’opera negli anni ’40-’50 e utilizzando sipari che si chiudevano come lenti di ingrandimento, con un effetto quasi da cartoon. La scenografia di Barbara de Limburg e le luci di Joël Adam hanno completato un quadro elegante e coerente, mentre la direzione musicale di Marco Armiliato e la precisione del coro guidato da Fabrizio Cassi hanno mantenuto alta la tensione musicale e drammatica.
In quest’ultimo capolavoro di Giuseppe Verdi, le vere protagoniste della burla non sono soltanto vittime delle vanità di Falstaff: le quattro donne — Maria Agresta (Mrs. Alice Ford), Désirée Giove (Nannetta), Anita Rachvelishvili (Mrs. Quickly) e Caterina Piva (Mrs. Meg Page) — hanno dato vita a una forza scenica che è diventata il cuore pulsante dello spettacolo. Complici, gioiose e straordinariamente espressive, hanno trasformato la rappresentazione in una celebrazione della comicità, della musica e della vita stessa.
Sul piano drammaturgico, Verdi decostruisce il belcanto tradizionale: monologhi e dialoghi in stile declamato, accompagnamento orchestrale frammentato e improvvisi momenti comici enfatizzano l’ironia. La fuga finale e il tutti conclusivo consolidano l’effetto spettacolare, lasciando il pubblico sospeso tra divertimento e ammirazione. Ogni battuta, ogni dettaglio scenico, dal sonetto di Fenton al finale polifonico, contribuisce a un’esperienza teatrale in cui la comicità si fonde con la raffinatezza musicale. In definitiva, Falstaff resta un ritratto della disillusione umana e della società, una commedia lirica che coinvolge il pubblico non solo attraverso il sorriso, ma anche con intelligenza, armonia e precisione scenica, confermando Verdi come maestro non solo del dramma, ma anche della comicità universale.
Il successo della serata si è misurato anche nell’applauso finale, lungo e caloroso, dedicato non solo al baritono protagonista, ma anche alla direzione musicale, alla precisione del coro e all’eleganza della regia. Come ricorda lo stesso libretto: «Tutto nel mondo è burla!» — parole che chiudono in forma di fugato l’opera e che possono essere lette come un manifesto della filosofia scherzosa e al contempo profonda che Verdi regala all’ascoltatore nella sua ultima fatica teatrale.
La serata al Teatro San Carlo ha confermato che, anche in tempi complessi, il teatro resta un luogo dove ridere, emozionarsi e condividere. Uscendo dal teatro, resta impressa l’energia di una serata che ha unito Napoli, il pubblico e la musica di Verdi in un unico respiro: un invito a lasciarsi sorprendere, a ridere e, soprattutto, a ricordare che nel mondo del teatro — come nella vita — tutto è davvero burla… ma una burla che fa bene all’anima.
Ph. Luciano Romano
Giuseppe Verdi – FALSTAFF – Commedia lirica in tre atti – Libretto di Arrigo Boito
Personaggi e interpreti
- Sir John Falstaff – Luca Salsi
- Ford – Ernesto Petti
- Fenton – Francesco Demuro
- Dott. Cajus – Gregory Bonfatti
- Bardolfo – Enrico Casari
- Pistola – Piotr Micinski
- Mrs. Alice Ford – Maria Agresta
- Nannetta – Désirée Giove
- Mrs. Quickly – Anita Rachvelishvili
- Mrs. Meg Page – Caterina Piva
Squadra artistica
- Direttore – Marco Armiliato
- Regia e Costumi – Laurent Pelly
- Regista per la Ripresa – Benoit De Leersnyder
- Maestro del Coro – Fabrizio Cassi
- Scene – Barbara de Limburg
- Luci – Joël Adam
- Assistente alla Regia – Loïs Heirman
- Costumista Collaboratore – Jean-Jacques Delmotte
Produzione Teatro Real Madrid in coproduzione con La Monnaie/De Munt, Opéra National de Bordeaux e Tokyo Nikikai Opera Foundation
Teatro di San Carlo
domenica 15 febbraio 2026, ore 17:00
martedì 17 febbraio 2026, ore 20:00
giovedì 19 febbraio 2026, ore 19:00
domenica 22 febbraio 2026, ore 17:00
martedì 24 febbraio 2026, ore 20:00
Opera in italiano con sovratitoli in italiano e inglese
Durata: 3 ore circa, con intervallo
Roberto Buono





