
Leggendo degli articoli su “La nuova Sardegna” e su “La gazzetta di Reggio”, sono venuto a conoscenza che il cantautore Leano Morelli (Villa Minozzo, 1950) vive in uno stato di difficoltà economica. Prima aveva un locale a Olbia che ha chiuso a causa della pandemia. 5 anni fa ha avuto anche un ictus, dopo il quale non riesce più a cantare. Prima viveva di pianobar dignitosamente. Ha una pensione di sole 500 euro al mese, non è proprietario di una casa, la sua compagna è ricoverata in Svizzera e per ora dorme in un bed and breakfast grazie alla solidarietà di un amico, ma d’estate dovrà trovarsi una nuova sistemazione e con la sua pensione non può neanche pagarsi un monolocale. Si spera nella legge Bacchelli, ma per ora non ha avuto risposta. Il cantautore ha partecipato 4 volte al festival di Sanremo, arrivando quarto una volta, e due volte al Festivalbar. Il suo più grande successo è stato “Nata libera”, scritto dopo la fine di un amore giovanile con una ragazza olandese, che all’epoca era emancipata. Questa canzone era la sublimazione di una delusione sentimentale e trattava dell’accettazione della libertà femminile in tempi in cui c’erano ancora il delitto d’onore, il matrimonio riparatore e il patriarcato non era ancora un retaggio ma una sottocultura molto presente nella mentalità comune. Nei suoi testi si trovano tracce autentiche di poesia. Non a caso Morelli vinse un premio nazionale come miglior autore di canzone, battendo Guccini, De André, De Gregori, Fossati. Con “Cantare, gridare, sentirsi tutti uguali” ha cantato i sogni, le utopie, la voglia di fare gruppo della sua generazione. Con “C’eri anche tu” ha espresso la rassegnazione, dovuta alla fine di un’amicizia, definendo l’amico con cui si era passata la gioventù e che non è più lo stesso “una parte di me che muore”. Con “Bob” ha cantato il dramma della droga. Con “La voglia di te” ha eternato alcuni istanti con la donna che amava e che invece si era innamorata di un altro. Con “A poco a poco” ha descritto in modo genuino e originale il ciclo della vita, l’eterno divenire. Con “Non bisogna essere poeti” ci ha insegnato che la scrittura è preziosa e autoterapeutica e che “non si buttano via i pensieri”, anche se non passeranno alla storia. Con “Se un giorno non mi amassi più” ha espresso i dubbi dell’innamorato e la fugacità, la precarietà dell’amore. Ora smettiamola con questo falso mito che coloro che fanno parte del mondo dello spettacolo guadagnino benissimo e che se si trovano in difficoltà economica, è solo perché hanno sperperato il patrimonio. Con la pandemia si sono persi migliaia di posti di lavoro nel mondo dello spettacolo. Ci sono poche tutele, molta precarietà lavorativa, poca protezione sociale. Smettiamola ancora di pensare che con i diritti d’autore si guadagni moltissimo. Come ha dichiarato Mogol i proventi medi degli autori Siae in un anno non sono sufficienti al loro sostentamento economico e inoltre gli autori Siae non recepiscono un’equa ricompensa economica dalle multinazionali del web. Leano Morelli quale colpa ha se si trova in questa condizione critica? Forse quella di aver scelto di andare “avanti” (come il titolo di una sua canzone) nel mondo della musica leggera? È colpa sua se per tutta la sua giovinezza e per tutta la sua maturità la passione per la musica è diventata un lavoro che gli ha dato da mangiare, pur non facendolo mai diventare agiato? E ora che è impossibilitato a cantare cosa dovrebbe fare? Siamo tutti perfettamente a conoscenza che ci sono molti artisti in difficoltà economica che chiedono un vitalizio, ma se non si vuole accettare la richiesta per la legge Bacchelli, almeno il Welfare italiano o anche il sindaco di Olbia diano il sostegno economico a Leano Morelli, che dopo una vita di lavoro (perché di questo si tratta) avrebbe il sacrosanto diritto di vivere una vita dignitosa. Se in modo miope non si riconoscono il talento e i meriti artistici del cantautore, almeno gli si dia il minimo indispensabile per vivere, rispettando la sua dignità di uomo.



