Sabato 11 aprile, al Teatro Augusteo, tutto esaurito per la seconda rappresentazione di C’era una volta… Scugnizzi, uno dei musical più amati dal pubblico italiano, capace di richiamare nel tempo circa un milione di spettatori nella sola Napoli. Il ritorno in scena, affidato a una nuova generazione di interpreti, conferma la vitalità di un titolo che continua a rinnovarsi senza perdere identità.

Firmato e diretto da Claudio Mattone, lo spettacolo si presenta come una riedizione che dialoga con la versione del 2010-2011, introducendo un efficace flashback iniziale ambientato nel carcere minorile di Nisida. È qui che si delineano le origini dei protagonisti, in particolare del giovane destinato a diventare l’educatore, figura centrale dell’intera vicenda. Un espediente narrativo che aggiunge profondità senza spezzare la linearità del racconto.

La struttura resta quella originaria: ragazzi fragili, sospesi tra strada e possibilità di riscatto. Questa edizione, però, prova ad allargare il perimetro del racconto inserendo riferimenti contemporanei — dai social come TikTok fino a temi sociali di forte attualità, come le morti sul lavoro e la repressione delle manifestazioni giovanili — elementi che aggiornano il contesto, pur non sempre integrandosi in modo del tutto organico nella scrittura scenica.

La regia di Mattone si conferma solida e consapevole, capace di guidare un cast interamente rinnovato composto da giovani interpreti. Le coreografie di Gino Landi costruiscono l’ossatura ritmica dello spettacolo, mentre la scenografia essenziale — una struttura modulare con doppia scala — si trasforma con agilità in carcere, sala prove, vicoli e strade di Napoli.

Sul piano interpretativo emergono con forza le prove di Alfonso Giorno, autentico baricentro scenico della produzione, capace di dare direzione emotiva all’intero impianto, con grandissime qualità canore, e di Ciro Salatino nel ruolo di ’o Russo, figure centrali del conflitto narrativo, rese con efficacia sia nella dimensione giovanile sia in quella adulta, in un percorso interpretativo che restituisce con continuità la progressiva trasformazione umana e il peso delle scelte compiute. Accanto a loro si segnalano le voci di Luciano Romano e Chiara Esposito, che trovano spazio per emergere con personalità nel corso della rappresentazione

Vanno inoltre citati tutti i giovani interpreti del cast, che affrontano l’esordio con evidente emozione ma anche con grande impegno e una qualità complessiva già ben definita: Aurora Caso, Benedetta Cenani, Claudio Cesa, Andrea Camilla Conte, Giovanni Di Capua, Vincenza Donciglio, Maria Sofia Dos Santos, Chiara Esposito, Emanuele Esposito, Francesco Esposito, Lorenzo Esposito, Fatima Gagliardi, Giusy Lo Sapio, Roberta Pellecchia, Luciano Romano, Lorenzo Simeone, Sara Stanco, Ernesto Tassari e Antonella Vitiello.

Sul piano interpretativo, oltre alle individualità già evidenziate, colpisce la qualità complessiva dell’ensemble giovanile: i ragazzi mostrano voci tutte ben costruite, ciascuna con una propria identità timbrica e scenica, capace di emergere con personalità nei diversi momenti dello spettacolo. Il cast funziona con grande coesione, ma senza appiattire le singole presenze, che anzi trovano spazio per distinguersi e caratterizzarsi. Accanto alle capacità vocali emerge anche una preparazione fisica e coreografica già sorprendentemente solida per molti di loro, segno di un lavoro attento che unisce canto, movimento e presenza scenica in modo organico.

E proprio nella coralità si gioca la natura più autentica dello spettacolo: una comunità scenica che funziona quando smette di inseguire i singoli e si riconosce nel gruppo.

Uno dei momenti più intensi arriva nella scena della morte dell’educatore, evocata attraverso il dettaglio del colletto insanguinato: un’immagine secca e potentemente simbolica, che imprime una svolta emotiva al racconto. È un passaggio di forte impatto, subito seguito da una progressiva riapertura del tono scenico verso la dimensione corale e collettiva. Ne emerge un messaggio di fondo comunque ottimistico, che trova piena espressione nel medley finale: il pubblico, ormai completamente coinvolto, reagisce con entusiasmo crescente, fino a diventare parte attiva dello spettacolo, battendo le mani a tempo in una partecipazione quasi rituale.

Le canzoni storiche restano il cuore emotivo della scrittura musicale e si integrano con la nuova drammaturgia insieme a un brano inedito pensato per questa edizione. Il finale, costruito sul medley dei temi più noti, ribalta il rapporto scena-platea e trasforma la sala in una comunità emotiva compatta.

Nel complesso, lo spettacolo conferma la propria capacità di rinnovarsi senza tradire la propria natura. Per struttura, energia e impatto musicale, non ha nulla da invidiare ai grandi musical di Broadway: viene anzi naturale immaginare un futuro sviluppo internazionale, magari in una versione pensata per un pubblico anglofono, capace però di mantenere intatta la forza espressiva del dialetto napoletano nelle canzoni.

Scugnizzi non finisce mai: continua a cambiare pelle, affidando ogni volta a una nuova generazione il compito di riscriverne il senso.

Roberto Buono

https://www.teatroaugusteo.it/1/cartellone_2025_26_1365226_0.html

C’ERA UNA VOLTA… SCUGNIZZI  

Uno spettacolo di Claudio Mattone

con

Alfonso Giorno – Ciro Salatino

e con Aurora Caso, Benedetta Cenani, Claudio Cesa, Andrea Camilla Conte, Giovanni Di Capua, Vincenza Donciglio, Maria Sofia Dos Santos, Chiara Esposito, Emanuele Esposito, Francesco Esposito, Lorenzo Esposito, Fatima Gagliardi, Giusy Lo Sapio, Roberta Pellecchia, Luciano Romano, Lorenzo Simeone, Sara Stanco, Ernesto Tassari, Antonella Vitiello

e con

Salvatore Catanese, Ciro Mazaner, Peppe Romano

Scene di Bruno Garofalo, movimenti coreografici di Gino Landi, costumi di Francesca R. Scudiero

Regia di Claudio Mattone

Aiuto regia Claudia Cortellesi, orchestrazioni Pino Perris