Ma io sono costante come la stella del settentrione che per la sua fissità ed immobilità non ha compagna nel firmamento.
Sono le parole che Shakespeare fa pronunciare a Giulio Cesare nel terzo atto dell’omonima tragedia: la Stella Polare vi è presa a simbolo dell’incrollabile fermezza con cui Cesare rifiuta di revocare l’esilio di Publio Cimbro. Non poteva sapere, il genio della lingua inglese, a cavallo tra la fine del ’500 e l’inizio del ’600, che la Stella Polare tutto è fuorché fissa e immobile.
Non lo è nel cielo, dove la sua posizione cambia lentamente al ritmo delle oscillazioni dell’asse terrestre. Ma non lo è soprattutto nella sua natura fisica. La Stella Polare è infatti una variabile Cefeide, anzi la più vicina e la più brillante di tutte le Cefeidi: proprio il tipo di stella che gli astronomi usano come metro per misurare le distanze dell’universo. Dovrebbe essere, dunque, una delle stelle meglio conosciute del cielo. Eppure, dopo più di un secolo e mezzo di osservazioni, continua a sorprendere. La sua pulsazione si indebolì fin quasi a spegnersi e poi riprese vigore. Il suo periodo, che si era allungato per un secolo e mezzo, ha cominciato ad accorciarsi. La sua massa, finalmente misurata, non torna con i modelli. E una delle sue compagne sembra essere molto più vecchia di lei. È questo il vero enigma della Stella Polare: più si misurano le sue proprietà, più diventa difficile capirla.
Video — L’orbita della compagna Polaris Ab intorno alla Stella Polare, in scala e vista di fronte. Ogni 29,4 anni la compagna passa a circa 6 unità astronomiche dalla Cefeide, poco più della distanza di Giove dal Sole. I suoi passaggi al pericentro, nel 1957, nel 1987 e nel 2016, coincidono con i principali cambiamenti nell’ampiezza della pulsazione di Polaris. Dimensioni delle stelle e pulsazione non in scala; l’andamento dell’ampiezza è semplificato. Dati: Evans et al. 2024, Torres 2023.
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