Un venerdì di febbraio, la Sala Santa Cecilia era praticamente esaurita. Poco prima dell’esecuzione, alle 18:30 nello Spirito Classico, in Spazio Risonanze (relazione di Giovanni Bietti che si accompagnava al pianoforte), con introduzione all’ascolto e aperitivo, l’oratorio Die Schöpfung di Haydn si presentava come un miracolo in musica: un’opera che racconta la nascita del mondo dal caos iniziale fino all’armonia finale. Daniel Harding, alla guida dell’Orchestra e del Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, ha diretto con precisione chirurgica, alternando sobrietà e slancio, quasi come un pilota che guida con mano sicura attraverso cieli turbolenti: il gesto ampio e misurato, la tensione sempre controllata, ogni frase orchestrale e corale scolpita con chiarezza.

L’orchestra ha risposto con compattezza e duttilità, trasformando la partitura in un’esperienza sonora avvolgente: Die Schöpfung scivolava via in un’ora e cinquanta minuti senza alcuna caduta di tensione. Il soprano Katharina Konradi ha sorpreso con sonorità scure ma potenti, il tenore Joshua Ellicott ha scandito le parole con grande rigore, mentre il basso Michael Nagy, quasi protagonista, ha sostenuto con autorevolezza le linee più drammatiche. Il coro, guidato da Sam Evans, si è distinto nei momenti celebrativi della parte finale della Creazione, accompagnando con precisione e monumentalità la nascita del cosmo, delle piante e degli animali, fino ai dolci duetti di Adamo ed Eva. Il pubblico, attento e partecipe, ha tributato un applauso caloroso e sincero.

Haydn inizia con la famosa “Rappresentazione del Caos”: un universo sonoro minore, dissonante, frammentato, in cui gli strumenti sembrano quasi incapaci di coordinarsi. Ogni attesa dell’ascoltatore viene deliberatamente disattesa; arpeggi isolati e sospensioni armoniche evocano un mondo informe. E poi, all’improvviso, “E si fece luce”: il coro esplode in Do maggiore, l’orchestra si unisce in un trionfo di armonia e brillantezza, e il mondo prende forma. Questo passaggio, oltre a rappresentare il gesto illuminista della creazione della luce, è una metafora musicale del passaggio dal disordine all’ordine, dalla potenza caotica della natura all’equilibrio razionale della società, secondo la visione repubblicana illuminista di Haydn.

L’oratorio si articola in tre parti: le prime due narrano i sei giorni della creazione, dalla separazione delle acque alla nascita di piante e animali, culminando nella creazione dell’uomo; la terza parte, ambientata nel Giardino dell’Eden, cambia tono: Adamo ed Eva duettano tra nuvole rosa e luce crescente, mentre il coro si misura in aperture liriche e fugate di chiusura. Nei recitativi, Haydn utilizza immagini musicali, onomatopee e “pitture sonore”: i venti che scuotono la terra, il tuono, la grandine e persino i versi degli animali terrestri e marini. Questi gesti descrittivi, spesso con riferimenti alla tradizione rinascimentale e barocca, trasformano l’ascolto in un’esperienza quasi interattiva: l’uditorio “vede” il mondo nascere attraverso i suoni.

Die Schöpfung non è solo un capolavoro musicale: è un’opera profondamente illuminista, che riflette la visione razionale e armoniosa del mondo cara a fine Settecento. Haydn collega il gesto creativo musicale con la metafora sociale: l’orchestra è una comunità di suoni diversi, ognuno con pari diritto di esprimersi, e insieme costruiscono un ordine superiore. La partitura originale, pensata in inglese e tedesco, testimonia anche l’apertura multiculturale dell’autore, già anticipando forme di esecuzione bilingue senza compromessi stilistici. Non sorprende che Beethoven, Mozart e i contemporanei di Haydn abbiano guardato a quest’opera come modello di grandezza e innovazione.

Sedersi in Sala Santa Cecilia quel venerdì è stato come partecipare a un miracolo condiviso: l’armonia orchestrale, la precisione corale, le voci soliste e la concentrazione del pubblico hanno reso la serata un’esperienza completa. Dal caos iniziale all’ordine finale, dalla luce del primo giorno alla gioia di Adamo ed Eva, ogni elemento ha contribuito a rendere La Creazione non solo un capolavoro storico, ma un inno alla vita che parla ancora al nostro presente.

Foto: Musa

Orchestra e Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia

Opera: Haydn – Die Schöpfung (La creazione)

Franz Joseph Haydn (Rohrau 1732 – Vienna 1809)

Oratorio in tre parti per tre voci soliste, coro e orchestra
Hob. XXI:2
Testo di Gottfried van Swieten

Personaggi e interpreti:
Gabriel, Eva – Katharina Konradi, soprano
Uriel – Joshua Ellicott, tenore
Raphael, Adam – Michael Nagy, basso

Orchestra e Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Direttore: Daniel Harding
Maestro del Coro: Sam Evans
Durata: circa 1 ora e 50 minuti, senza intervallo.

giovedì 26/02/2026 h. 20.00
venerdì 27/02/2026 h. 20.00
sabato 28/02/2026 h. 18.00

www.santacecilia.it

Roberto Buono