“Pensieri sciolti, riflessioni estemporanee su accadimenti, visioni, collegamenti tra circostanze e luoghi, frammenti di vita osservata e fotografata, pillole o briciole che non hanno la presunzione di ricomporsi in un quadro per spiegare la complessità del nostro vivere.
Il merito di questo piccolo libro di Salvatore Clemente è di presentare una realtà dispersa, spezzettata nella quale trovare un filo conduttore è operazione, prima che defatigante, inutile.
Un viaggio a prima vista senza capo né coda, che si riavvolge su sé stesso, o immagina di inseguire una meta qualsiasi, per poi risolversi nel dubbio davanti alle situazioni incontrate.
Mi verrebbe da pensare a una pirandelliana ricerca di sé, specchiandosi in tanti minimi episodi e circostanze, sapendo che il percorso non avrà termine.
Ci sono, è vero, nel libro delle prospettive ricorrenti: la “palermitaneità” dell’autore, con le sue essenze di saggezza popolare, e le sue proiezioni in una Roma minore, colta camminando per quartieri dimessi, distribuiti lungo una corona sgangherata, messa a contorno di un centro città ampolloso e ambiguo, dove si esercita il potere.
E, come elemento che ricorre, c’è anche la fotografia, espressione anch’essa di frammentarietà, in questo caso temporale: mentre fissi un’immagine, essa è già sparita per sempre.
Anche l’inseguimento di una immagine, il riconoscimento di un segno, sul quale costruire una metafora, una similitudine concettuale è ricerca che non si conclude.
Molti i brevi racconti che ci confortano in questa interpretazione, da scegliere dal lungo indice di questo moderno zibaldone.
In conclusione, e senza voler essere banalmente enfatico, leggendo LaQuartaDimensioneScritti il pensiero che mi è venuto alla mente è quello dei poeti frammentari greci di cui si sono trovate solo parti di versi rimasti incisi su cocci e lapidi.
Mi sembra che il messaggio di Salvatore sia guai agli uomini che pensano di saper ricomporre la realtà, assegnando a ogni sua singola parte una posizione definita, con i bordi perfettamente coincidenti con i pezzi più vicini, per un quadro che si mostri alla fine di senso compiuto.
Il mondo non è un puzzle che si lascia costruire, ma un insieme di pezzi, rovesciati su un piano, in maniera confusa e ammassata, e che tale rimane, facendoci illudere che qualcuno o qualcosa metta tutto in ordine.
L’importante è rimanere in contatto con questa realtà, accettandola un po’ come viene, senza inseguire un filo rosso, che probabilmente non esiste.” (Commento di D.C.)
Prodotto sperimentale pubblicato da Youcanprint
Buona luce a tutti!





