Il “fatto di Aspromonte” a cui allude il titolo si è svolto il 29 agosto 1862, e fu un combattimento in cui fu coinvolta una colonna di volontari garibaldini, partiti dalla Sicilia e diretti a Roma, che al grido “Roma o morte” volevano liberare lo Stato Pontificio dal dominio papale, tramite una insurrezione popolare come già avvenne per il regno delle Due Sicilie soltanto due anni prima. I garibaldini furono fermati dalle truppe del Regio Esercito, e il Generale Garibaldi fu ferito nel combattimento da una fucilata in una gamba.
In quel periodo Dumas era in Italia, e precisamente a Napoli, con l’incarico di “Direttore degli scavi e dei Musei” (1861-1864). Lo scrittore francese nel 1860 era in crociera nel Mediterraneo, quando seppe della partenza di Garibaldi e dei suoi Mille per la Sicilia; lo raggiunse e quindi ne finanziò la spedizione; fu anche testimone oculare della battaglia di Calatafimi. Dumas era al fianco di Garibaldi quando questi entrò in Napoli, dove rimase per alcuni anni, dirigendo il giornale garibaldino «L’Indipendente». L’ammirazione dello scrittore francese per Garibaldi fu testimoniata dalla sua opera Memoires de Garibaldi, pubblicata nel 1861, e da analoghi scritti poi raccolti in un volume dal titolo Viva Garibaldi! Une odysée en 1860. Nel periodo napoletano, Dumas pubblicò in italiano alcuni feuilletons su «L’Indipendente», poi ripubblicati in Francia, e la monumentale opera in 7 volumi I Borboni a Napoli (1861-2).
L’opera qui digitalizzata fa parte delle opere pubblicate a Napoli, in italiano, e negli elenchi delle opere “francesi” di Dumas non ve n’è traccia. In questa breve narrazione, la parola è ad un testimone diretto, un ufficiale ungherese che faceva parte del gruppo di volontari garibaldini, che narra in prima persona la sua storia e quella del corpo dei volontari garibaldini di cui faceva parte. Sembrerebbe quindi che lo scrittore francese si sia limitato a dare il suo nome ed avallare con il suo prestigio uno scritto altrui, cosa non infrequente per le sue abitudini.
Che l’argomento fosse comunque di interesse per Dumas lo testimonia un suo manoscritto, conservato alla Rice University, in cui ripercorre le fasi della cattura di Garibaldi nel 1862, attribuendo all’inganno di una sua guida, che finse di aver perso la strada, la fase della cattura vera e propria (Description of Garibaldi’s capture at Aspromonte, by Alexandre Dumas 1862, MS301, Woodson Research Center, Fondren Library, Rice University).
Sinossi a cura di Gabriella Dodero
Dall’incipit del libro:
Il 4 luglio 1862, un amico mi disse:
– Parti per Caprera, la tua presenza può esservi utile.
Io non esitai; facevo parte della legione ungherese, domandai un congedo al colonnello Shasz.
Il congedo mi fu accordato dal 6 luglio all’agosto: quindi per 26 giorni.
M’imbarcai lo stesso giorno a Napoli sopra un bastimento della linea di Genova, il quale – cosa bizzarra che mi parve di buon augurio – chiamavasi il Generale Garibaldi.
Il 7 a mezzogiorno giunsi a Genova; vi rimasi un giorno e la domane, 8, partii sulla Stella d’Italia.
Sette ore dopo si sbarcava a Caprera: ivi trovai il colonnello Nullo, Cairoli, Corte, Frigyesi ed una dozzina di altri ufficiali; dimoravano tutti nella casa di Garibaldi; due vecchi servitori, uomo e donna, facevano gli onori della casa.
Il 14 luglio ci giunse ordine d’imbarcarci: la Stella d’Italia era posta di nuovo a nostra disposizione.
Chi faceva le spese del trasporto? non lo so; l’ordine era di ricevere il denaro da quelli che ne avevano, ma di condurre gratis quelli che non ne avevano.
S’impiegarono due giorni e due notti nella traversata da Caprera a Palermo. Quivi giungemmo il 17 a sei ore del mattino; sbarcammo senza che ci si chiedessero i passaporti; le nostre armi non furono visitate; avevamo con noi una cassa di revolvers, sistema Lefaucheux, colle loro cartuccie, e la sella messicana dalle staffe d’argento, colla quale il generale fece la campagna del 1860.
Scarica gratis: La verità sul fatto d’Aspromonte di Alexandre Dumas.




