Nella Romagna degli ultimi anni del XIX secolo, nel paese immaginario di Faggiola, si svolgono le prime vicende della vita di Serafino, un giovane di famiglia contadina, dotato di una ereditaria astuzia e di un ingegno sveglio, che uniti agli studi di legge gli permettono di distinguersi tra i suoi rozzi conterranei.

Ancora studente, spinto dal nonno, si fidanza con Fanì, la figlia del sindaco; a Bologna per terminare gli studi, conosce al un veglione una ragazza, Berenice, che lo affascina con la sua freschezza e sensualità, e vive intensamente il suo primo travolgente amore. La passione tuttavia non incrina il suo solido buon senso: quando Berenice, sconvolta per il suicidio dell’uomo a cui si era legata in precedenza, gli propone di lasciare tutto e di fuggire con lei, Serafino rifiuta, e Berenice si uccide. Serafino pur rimpiangendola se ne fa una ragione, termina gli studi e sposa la fidanzata. Lo attende una carriera di successi sociali, politici ed economici.

Panzini descrive la mentalità e l’ambiente paesano e della provincia con vivacità e un sottile umorismo, che rendono la lettura assai piacevole. I suoi personaggi non sono eroi ma persone comuni, con più difetti che virtù, tuttavia ispirano simpatia per la loro genuina e spontanea umanità.

Sinossi a cura di Cristina Rosanda

Dall’incipit del libro:

Sarebbe tanto gentile, signor avvocato, da farmi da cavaliere servente sino a casa?
Queste parole erano state proferite dalla vocina tutta piena di lusinghe di una dama piccolina. Ella portava in testa un tubino di feltro nero; un mantello nero le scendeva giú sino ai piedini. Ma volgendo ella la testa, si vedeva il bianco di un bel visetto, con due occhioni meravigliati; una puntina in su che era il naso, e una boccuccia carnosa che non stava né aperta né chiusa, e perciò si vedeva che quivi risiedevano con ordine due file di denti bianchi.
Alcune ciocchette della capigliatura si erano appiccicate alle gote per il gran ballare che ella aveva fatto tutta la notte.
Ella si volgeva col naso all’insú perché il cavaliere che doveva «essere tanto gentile» era un pezzo di giovanottone che la superava di tutta la testa.
Il bel faccione di lui era fiorito di punti, di acni, di bitorzoletti, di cespuglietti: i peli dei baffi erano pochi e rari, ma quei pochi in piena anarchia. Quanto al vestito, esso era nero e con la coda, ma non si immagini un fracche irreprensibile dei nostri tempi. Soltanto le maniche erano strette e corte come è costume adesso; ma le mani non erano adorne di bei polsini; due mani che per bifolco potevano andar bene, ma per avvocato producevano una certa impressione.

Scarica gratis: La pulcella senza pulcellaggio di Alfredo Panzini.