Intermissus: status senza ruolo. Una prospettiva sociopsicologica sulla risocializzazione nei gruppi di lavoro
ABSTRACT:
Il presente articolo propone una riflessione teorica sul concetto di intermissus, definito come una condizione intermedia di status senza ruolo all’interno della dinamica gruppale, in particolare nel contesto organizzativo. Basandosi sul modello di socializzazione di Moreland e Levine, si analizza il caso di membri che, pur non infrangendo norme fondamentali del gruppo, generano disarmonie funzionali per via di una forte ma non intollerabile incompatibilità ambientale. Tali situazioni, se affrontate in buona fede, possono essere comprese come esiti di reciproci errori di valutazione nella fase di inserimento o mantenimento. L’articolo sostiene che la risocializzazione — anziché l’espulsione — possa costituire una risposta adattiva ed efficace, a condizione che il gruppo riconfiguri lo status del membro in una posizione di intermissus, ovvero soggetto accettato ma non assegnato a un ruolo attivo, in attesa di una rinegoziazione futura. Il concetto si colloca all’incrocio tra teoria dello scambio, categorizzazione sociale e costruzione del prototipo, aprendo una via terza tra assimilazione forzata e esclusione definitiva.
1. Introduzione: la disfunzione in buona fede
Nei gruppi organizzativi, la socializzazione dei membri non è un processo perfetto. L’inserimento di un nuovo individuo può generare, talvolta, situazioni di disarmonia non intenzionale: differenze culturali, tratti caratteriali incongruenti, stili comunicativi non allineati. In questi casi, non si tratta di violazioni manifeste delle norme — che giustificherebbero un’espulsione — ma di incompatibilità latenti, capaci di inficiare il benessere del gruppo senza compromettere direttamente le regole condivise.
Tali disfunzioni, soprattutto se entrambe le parti agiscono in buona fede, pongono una sfida ai modelli classici di inclusione/esclusione: esiste uno spazio concettuale che consenta di sospendere il giudizio e ridefinire la relazione?
2. Il modello di Moreland e Levine: ciclicità, valutazione, ruolo
Moreland e Levine (1982, 2000) propongono un modello ciclico della socializzazione, in cui il rapporto individuo-gruppo si evolve in cinque fasi: ricognizione, socializzazione, mantenimento, risocializzazione e ricordo. Ogni fase è segnata da una transizione di ruolo e da processi di valutazione e commitment reciproco.
In particolare, la fase di risocializzazione assume rilievo nei casi in cui l’individuo — ormai marginale — tenti, con il gruppo, una nuova mediazione per reintegrarsi. Tuttavia, quando il commitment non è sufficientemente alto per ritornare pienamente al mantenimento, ma nemmeno così basso da giustificare l’uscita, si apre uno spazio concettuale finora poco esplorato: lo status senza ruolo.
3. Intermissus: uno status residuale tra accettazione e disallineamento
Proponiamo di definire come intermissus (dal latino “interrotto”, “non assegnato”) la condizione di un membro che ha perso (o mai acquisito pienamente) un ruolo nel gruppo, pur mantenendo uno status di appartenenza formale.
Tale condizione può emergere in casi di:
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Errori di socializzazione iniziali, dovuti a valutazioni incomplete o reciproche aspettative non chiarite;
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Marginalizzazione non intenzionale, dovuta a disallineamenti ambientali (es. valori, comunicazione, personalità);
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Impossibilità temporanea di collocazione, in seguito a cambiamenti del gruppo o ristrutturazioni organizzative.
Il membro in intermissus non è un ex-membro, né un membro a pieno titolo: è piuttosto un soggetto sospeso, in attesa di rinegoziazione, all’interno di uno spazio intermedio tra divergenza e reintegrazione.

4. Status, ruolo e categorizzazione del sé
Secondo la psicologia dei gruppi, lo status definisce la posizione occupata da un individuo nella gerarchia sociale del gruppo, mentre il ruolo indica l’insieme di comportamenti attesi in quella posizione.
Nella condizione di intermissus, il soggetto detiene ancora uno status di appartenenza, ma non è associato a un ruolo attivo o definito. Questo scollamento può causare disagio identitario (Tajfel & Turner, 1986), ma anche offrire uno spazio di rinegoziazione.
Dal punto di vista della social identity theory, tale soggetto non è perfettamente allineato al prototipo del gruppo, eppure non viene escluso. La sua ricollocazione è possibile attraverso un processo di risocializzazione supportato da:
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Valutazione reciproca aggiornata;
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Ridefinizione dei bisogni e delle aspettative;
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Possibilità di nuovi ruoli compatibili con il contesto.
5. Implicazioni per il lavoro e la leadership
Nel contesto dei gruppi di lavoro, questa prospettiva ha implicazioni pratiche:
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Gestione non traumatica del conflitto: l’intermissus consente di evitare l’espulsione immediata di membri marginali, preservando capitale relazionale e motivazione;
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Leadership inclusiva: il riconoscimento di questa condizione intermedia permette ai leader di mediare tra esigenze di coesione e valorizzazione della diversità;
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Ruoli di frontiera: in alcuni casi, l’intermissus può diventare un punto di forza, ad esempio in funzioni trasversali o consulenziali.
6. Conclusioni: oltre l’alternativa rigida inclusione/esclusione
Riconoscere lo status senza ruolo come condizione transitoria e potenzialmente trasformativa consente di riformulare le pratiche di risocializzazione, specialmente in presenza di buona fede e di errori sistemici nella valutazione reciproca.
In una società fluida e in gruppi sempre più complessi, l’intermissus rappresenta una categoria utile per gestire la tensione tra adattamento e autenticità, evitando le derive punitive e favorendo una cultura della seconda opportunità.
BIBLIOGRAFIA:
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Moreland, R. L., & Levine, J. M. (1982). Socialization in small groups: Temporal changes in individual-group relations. Advances in Experimental Social Psychology, 15, 137–192.
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Moreland, R. L., & Levine, J. M. (2000). Socialization in organizations and work groups. In M. Turner (Ed.), Groups at work: Theory and research (pp. 69–112). Mahwah, NJ: Erlbaum.
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Levine, J. M., Moreland, R. L., & Choi, H. S. (2001). Group socialization. In M. A. Hogg & R. S. Tindale (Eds.), Blackwell handbook of social psychology: Group processes (pp. 86–106). Oxford: Blackwell.
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Tajfel, H., & Turner, J. C. (1986). The social identity theory of intergroup behavior. In S. Worchel & W. G. Austin (Eds.), Psychology of intergroup relations (pp. 7–24). Chicago: Nelson-Hall.
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Turner, J. C., Hogg, M. A., Oakes, P. J., Reicher, S. D., & Wetherell, M. S. (1987). Rediscovering the social group: A self-categorization theory. Oxford: Blackwell.



