Il breve romanzo di avventure di cui stiamo trattando fu stampato nel 1851 a Napoli, recando sul frontespizio il nome dell’autore, Alessandro Dumas (padre), e la dicitura “Prima versione italiana”. E qui incontriamo un mistero editoriale: da nessuna parte, nell’elenco della sterminata produzione letteraria di Dumas padre, si può trovare questo titolo; neppure come facente parte di raccolte di romanzi o racconti, o come opera teatrale, o altro. La fornitissima biblioteca digitale Gallica, e l’ancora più fornita Internet Archive, non ne serbano traccia. In entrambe però un titolo analogo, Le contrebandier d’Ambleteuse, si può trovare sotto il nome di un diverso autore, Ippolito Castille, divulgatore storico e contemporaneo di Dumas. E sempre sotto il nome di Castille, comparve nel 1845 per i tipi di Borroni e Scotti, a Milano, un romanzo intitolato anche esso Il pirata di Ambletusa, nella traduzione di Francesco Gandini.

Verificando il testo francese, anche superficialmente, appare chiaro che il romanzo oggi digitalizzato per il progetto Manuzio è la traduzione italiana del romanzo scritto da Castille; non siamo riusciti a rintracciare il romanzo tradotto da Gandini nel 1845, ma a questo punto nasce il sospetto che nel 1851 un diverso editore si sia appropriato della traduzione di Gandini e l’abbia ristampata, stavolta però attribuendo il libro al più celebre Dumas, e non al meno conosciuto Castille. Non dimentichiamo che negli anni 1840-1850 Napoli e Milano appartenevano a due distinti Stati, e che quindi la diffusione di un testo dipendeva sostanzialmente da editori locali.

E sinceramente, la vicenda letteraria merita più attenzione della vicenda romanzata. Siamo di fronte ad un “giallo”, cioè ad una vicenda che ruota attorno a crimini commessi da alcuni complici, che per una decina di anni la fanno franca, finché il Pirata del titolo non arriva a rimettere le cose a posto, somministrando la meritata punizione ai cattivi, e consentendo a due tra i buoni di coronare il loro sogno d’amore. Ma da buon eroe romantico, il Pirata stesso rinuncia al suo personale amore per non costringere la fanciulla, che pure lo ama, a condividere la sua vita di sacrifici e pericoli. Né dialoghi frizzanti, né attenzione per il periodo storico che fa da contorno alla vicenda ci fanno sospettare che veramente ci sia la mano di Dumas dietro a questa narrazione. A questo punto, invitiamo il lettore a leggere il breve testo, e così farsi una sua opinione, non tanto sull’identità del misterioso Pirata, quanto su quella del vero autore della vicenda narrata.

Sinossi a cura di Gabriella Dodero

Dall’incipit del libro:

All’epoca del campo di Boulogne sul Mare, si vedeva ancora in capo al porto di quella città una casa nera ed alta, il cui cupo aspetto offuscava la vista e stringeva dolorosamente il cuore. Era un fabbricato di antichissima data, sebben fosse difficile di assegnargli un’epoca precisa: l’abbaino fraternizzava coll’arcata sinistra, ed il fregio scolpito si confondea tra la cornice stentata e l’architrave in projetto. Si sarebbe detto che di generazione in generazione ogni possessore di quella casa avesse voluto rimodernarla secondo il suo capriccio, o quello della moda, senza poter compier l’opera sua. Veduto in complesso ed a lunga distanza, l’edificio mostrava un ammasso nerastro a linee rotte, senza garbo, innalzato fra i gruppi di casette bianche e bizzarre che lo circondavano. A mano a mano avanzandosi, l’aspetto tetro e ripugnante di quella strana dimora si faceva sempre più brutto per tutta l’irregolarità de’ suoi dettagli, come il volto di un vecchio di cui si scoprono le rughe quanto più alcuno gli si avvicina. Nel bel mezzo della casa, all’altezza del primo piano, pendeva al muro un balcone in forma di pulpito, siccome un’escrescenza di pietra, o piuttosto come una mostruosa lumaca attaccata ad un muro gigantesco. La forma di quel pulpito, o balcone, come si vuole, poteva d’altronde in qualche modo giustificare l’arditezza del nostro paragone. Era una enorme conchiglia che presentava alla sommità un piano a mezzo circolo, d’un raggio di tre piedi, e circondato da una balaustrata di ferro annerito, i cui fusti attortigliati, confusi, avviluppati, si avvolgevano gli uni intorno gli altri come una nidiata di serpenti in collera fra loro.

Scarica gratis: Il pirata di Ambletusa di Hippolyte Castille.