“Middlemarch” (1874), romanzo di George Eliot

Orfana cresciuta da un ricco zio, Dorothea è una giovane donna dotata di grande intelligenza, sensibilità, cultura e di un profondo senso morale. Sposa un reverendo che si rivelerà meschino e deludente, una sorpresa amara da parte dell’uomo che aveva idealizzato.

È la storia del fallimento dei due matrimoni centrali del romanzo, entrambi infelici. L’altra coppia è formata da Tertius e Rosamond: lei è molto bella, ma anche vanitosa. Tertius e Dorothea, che forse sarebbero stati la coppia migliore, non finiranno mai insieme. Entrambi sono idealisti pratici: vogliono cambiare il mondo non con grandi discorsi, ma attraverso azioni concrete, gesti di reale solidarietà. Condividono la consapevolezza che il vero cambiamento sociale nasce da piccoli atti quotidiani, non da astratte dichiarazioni di principio.

La lente d’ingrandimento di George Eliot si posa sulla provincia inglese, mettendo in luce l’ipocrisia e la crudeltà delle società aristocratiche e borghesi dell’Ottocento. In questo contesto, silenzio e rettitudine sono percepiti come minacce, mentre la morte e i testamenti diventano i rivelatori della verità umana. L’egoismo, la dipendenza dal giudizio altrui, l’individualismo, la fragilità dei legami affettivi e le difficoltà di comunicazione, insieme ai pregiudizi legati al rango e alla posizione sociale, influenzano profondamente i rapporti familiari e le scelte morali dei personaggi.

Middlemarch rappresenta una società ostile al cambiamento, che dimostra quanto sia difficile, per un giovane idealista come Lydgate, far valere le proprie competenze senza scendere a compromessi o snaturarsi. Il rapporto tra Rosamond e Lydgate incarna il conflitto tra ideali e realtà: Lydgate è l’intellettuale idealista, che spera di vivere al di sopra dei compromessi sociali, mentre Rosamond rappresenta l’estetica borghese, le ambizioni vuote, il conformismo legato al genere e allo status. Insieme formano una coppia tragicamente incompatibile, simbolo del naufragio di tanti sogni romantici scontratisi con la realtà e la quotidianità.

Il romanzo è anche una profonda riflessione sul potere, sulla religione e sull’ipocrisia che permea le piccole comunità come Middlemarch. George Eliot, con il suo stile ironico e penetrante, mette a nudo le contraddizioni tra ciò che i personaggi professano e ciò che realmente fanno. Le maschere sociali cadono, e i protagonisti si trovano a fare i conti con le conseguenze morali delle proprie azioni.

È anche il romanzo dei contrasti e dei dualismi: tradizione e innovazione, intelletto e azione, desiderio e dovere, materialismo e idealismo, apparenza e sostanza, pietismo e autentica bontà d’animo.

I temi trattati sono numerosi, importanti e di grande impatto sociale. Forse, però, il numero elevato di personaggi rende a tratti la narrazione eccessivamente lunga, e le descrizioni, così come i commenti dell’autrice, talvolta risultano un po’ prolissi.

Nonostante ciò, la grandezza di George Eliot si avverte in ogni pagina, soprattutto nei momenti in cui mostra con lucidità le ragioni profonde dei fallimenti esistenziali. Fallimenti che affondano le radici nelle illusioni coltivate da chi, sin dall’inizio, aveva riposto nel proprio futuro un ideale troppo alto o ambizioso, privo però di onestà morale e spiritualità.

Immenso.