Ci sono due modi di guardare alla settimana di guerriglia urbana che ha trasformato Piazza Duomo a Milano, le strade di Torino, le piazze di Bologna e i vicoli della Capitale in campi di battaglia.
Il primo è quello del Viminale e delle reti unificate: la solita solfa securitaria. “L’assedio dei casseur”, i “Baby-criminali al soldo del eversione”, la “fermezza dello Stato contro i professionisti del disordine”. Un copione già scritto, mandandolo in onda a reti unificate per spaventare il ceto medio e nascondere la polvere sotto il tappeto.
Il secondo modo, assai più scomodo per Palazzo Chigi, consiste nel guardare cosa c’è davvero dentro quei cortei e sotto quei cappucci. Spoiler: non c’è la cupola della SPECTRE. Ci sono cinquemila fermati in una settimana, centinaia di minorenni (molti dei quali tra i 12 e i 14 anni) incensurati, figli della seconda generazione, studenti precari e lavoratori sottopagati che non arrivano alla terza settimana del mese.
Il “capo” farsa nel mirino della Procura
Nelle ultime ore la Procura di Milano e la Digos hanno sventolato ai quattro venti l’individuazione e l’arresto del presunto “ideatore” del Movimento 17 ottobre, la rete telegram che ha lanciato le mobilitazioni di “Italia in piazza” contro il carovita.
Un capolavoro di propaganda: si arresta l’Amministratore del Canale e si annuncia ai tg la fine dell’emergenza eversiva. Peccato che l’eversione, qui, si chiami inflazione da record, stipendi al palo da trent’anni e un costo della vita che trasforma l’acquisto del pane o il pagamento della bolletta in un salto mortale.
Incolpare la chat Telegram per la rivolta delle piazze è come prendersela con il termometro se il paziente ha 40 di febbre. Pensano davvero, a Palazzo Chigi, che migliaia di ragazzini siano scesi in strada a rischiare la pelle e le denunce per obbedire all’ordine di un profilo anonimo sul web? O forse quei ragazzi hanno trovato in quella chat semplicemente un megafono per una rabbia sociale accumulata tra lavoro povero, carrello della spesa alle stelle e un futuro totalmente ipotecato?
La dottrina del manganello: prevenzione zero, repressione a pioggia
Mentre la premier Meloni si affretta a dichiarare che “la sicurezza va garantita nonostante le reticenze dell’opposizione”, le cifre reali raccontano un’altra storia. I bilanci ufficiali parlano di quasi 5.000 persone identificate, oltre 371 fermati e decine di arresti in tutte le grandi città.
Invece di chiedersi come mai ragazzini di dodici o quattordici anni girino con catene, petardi e sassi nello zaino, lo Stato risponde schierando idranti, blindati e retate indiscriminate. Si è preferito trasformare il centro di Milano e le vie di Torino in un’arena da gladiatori, offrendo su un piatto d’argento le immagini dei cassonetti in fiamme e delle vetrine infrante, utilissime per spostare l’attenzione dai fallimenti della manovra economica.
Se la protesta del carovita fa paura ai palazzi
I violenti che sfasciano le macchine dei Carabinieri e lanciano sampietrini vanno perseguiti e sanzionati. Ma trasformare una gigantesca vertenza sociale — quella di una generazione intera di sottopagati e dimenticati — in una mera questione di ordine pubblico è la spia del panico che si respira nei palazzi del potere.
Quando le piazze esplodono per il carovita, la politica ha due strade: affrontare la miseria dilagante o arrestare i promotori delle chat. Il governo ha scelto la seconda. Ma spenti i riflettori sulle retate e chiuso il presunto “ideatore” in cella, resta il problema di fondo: lunedì la spesa si pagherà ancora al doppio, gli affitti rimarranno insostenibili e la rabbia, repressa con i idranti, tornerà a montare. E la prossima volta non ci sarà nessuna chat Telegram da arrestare per giustificare il disastro

