Nel Paese reale dei salari al palo e delle liste d’attesa infinite, la propaganda di Palazzo Chigi celebra trionfi immaginari. Ma dietro la narrazione della “Capitana”, il bilancio è implacabile: tasse in aumento, sanità smantellata, pensioni rinviate a data da destinarsi e fallimenti milionari d’oltremare.

C’era una volta il “patriottismo del fare”, quello urlato dai palchi elettorali con il ditino alzato e l’aria di chi ha la ricetta pronta per curare tutti i mali d’Italia in cinque minuti. Poi si sono accese le luci dei palazzi governativi e la favola si è sciolta come neve al sole.

A quattro anni dal trionfale insediamento della “Fiamma al governo”, per fare il bilancio delle cose non fatte da Giorgia Meloni e dai suoi fedelissimi colleghi di maggioranza non serve un analista economico: basta un quaderno delle elementari, una calcolatrice da poche lire e una discreta dose di memoria. Quella memoria che a Palazzo Chigi sperano sia ormai svanita nel nulla, sommersa dal rullo compressore del vittimismo quotidiano e dei video da “appunti di Giorgia”.

Le accise fantasma e le tasse record

Vi ricordate il famoso video del 2019 al distributore di benzina, con la futura premier che prometteva inferno e fiamme a chiunque mantenesse la solita odiosa rapina delle accise sul carburante? Ebbene, il governo della “sovranità fiscale” non solo non ha tagliato un singolo centesimo di accisa, ma nell’ultimo piano di bilancio ha persino previsto un allineamento al rialzo tra gasolio e benzina, regalando agli automobilisti un ulteriore salasso da centinaia di milioni di euro.

Non va meglio sul fronte del Fisco. La favola della “flat tax fino a 100mila euro” per tutte le partite IVA si è persa nei corridoi del Ministero dell’Economia. La pressione fiscale, anziché scendere per magia sotto le cure della destra liberale, è salita sfondando quota 43% del Pil. Altro che “pizzo di Stato”, come lo definivano loro: qui l’esattore ha semplicemente cambiato divisa.

Pensioni e Fornero: il ribaltone permanente

Matteo Salvini e Giorgia Meloni avevano fondato intere campagne elettorali sullo slogan epico: “Cancellare la legge Fornero”. Risultato? La legge Fornero non solo gode di ottima salute, ma il governo l’ha ulteriormente inasprita. Quota 41 è rimasta un miraggio nel deserto, le finestre di uscita si sono allungate, Ape Sociale e Opzione Donna sono state letteralmente svuotate. Anzi, l’orizzonte prevede un innalzamento progressivo dell’età pensionabile. Il massimo del contropiede ideologico: volevano mandare la gente in pensione prima, la terranno al lavoro fino a settant’anni.

Il miraggio del “modello Albania” e il Ponte fantasma

Sul fronte della propaganda migratoria, la promessa madre era il mitologico “blocco navale subito”. Scomparso dalla realtà, è stato sostituito dalla gigantesca farsa dei centri di accoglienza e rimpatrio in Albania. Un’operazione annunciata come la svolta epocale d’Europa, trasformatasi in un disastro burocratico e contabile: strutture fantasma, contenziosi giuridici continui con le corti italiane ed europee, navi della Marina usate come navette per poche decine di persone a costi esorbitanti a carico del contribuente.

Nel frattempo, Matteo Salvini continua a promettere posa della prima pietra per il Ponte sullo Stretto di Messina. Tra delibere rigettate, rilievi della Corte dei Conti e dossier mancanti, il Ponte resta quello che è sempre stato: uno straordinario bancomat per consulenze ed enti d’architettura, senza neppure un cantiere aperto.

La carneficina della Sanità Pubblica

Se c’è un settore dove l’inazione si trasforma in dramma sociale, è la Sanità. Il programma di governo garantiva l’abbattimento immediato delle liste d’attesa e il potenziamento dei presidi territoriali. Oggi i dati confermano che meno di un quarto degli impegni in ambito sanitario è stato minimamente sfiorato. Le “Case di Comunità” finanziate dal PNRR restano per la stragrande maggioranza gusci vuoti privi di medici e infermieri. Per una mammografia o una visita cardiologica al Nord come al Sud si continuano ad attendere fino a dodici mesi, costringendo chi ha i soldi a pagare il privato e chi non li ha a rinunciare alle cure.

La storiella del “colpa di chi c’era prima”

Ad ogni contrazione della crescita, ad ogni promessa mancata o ritardo nell’attuazione del PNRR, la risposta della maggioranza resta immobile da quattro anni: “È colpa del Superbonus”, “È colpa dei governi precedenti”, “C’è un complotto dei giudici, della UE e delle opposizioni”.

La realtà è brutalmente più semplice: governare richiede competenza, visione e capacità organizzative. La propaganda, al contrario, richiede solo un microfono, una telecamera e la certezza che il pubblico si dimentichi di quanto affermato ventiquattro ore prima. Ma quando la spesa al supermercato resta cara, gli stipendi reali perdono potere d’acquisto e le riforme istituzionali sbandano nei referendum o nei grovigli costituzionali, la retorica non basta più a coprire i buchi nel bilancio. E la realtà, alla fine, presenta sempre il conto.