A Rogliano, dove il fluire del Savuto si fa musica, suonare non è un semplice passatempo, ma il battito che dà il ritmo al cuore della storia.
Protagonisti di questo racconto sono Silvio, Antonello e Francesco Occhiuto, tre talenti che hanno saputo tradurre il suono delle acque del fiume in un linguaggio capace di viaggiare ben oltre il “Borgo della Valle”.
Nel 2020, mentre il mondo si fermava a causa del Lockdown, il fiume Savuto sembrava voler rompere gli argini e trasportare la musica della sua gente al di là della Valle. È stato in quel momento, tra il silenzio del pianeta e il moto del fiume, che Silvio ha partecipato alla realizzazione di “Quarantine World Song”, un progetto che ha coinvolto sessanta artisti da tutto mondo.
https://www.youtube.com/watch?v=QKQBevjgsME&list=RDQKQBevjgsME&start_radio=17
Il successo è stato tale da spingere Juan Pablo Esmok Lew, docente al Conservatorio di Buenos Aires e noto chitarrista e compositore, a invitare personalmente Silvio e Antonello a Roma per la presentazione del suo album “Donde quieras que estés”.
Una foto iconica e suggestiva ritrae padre e figlio sul palco della prestigiosa “Casa Argentina” della Città Eterna. Quella sera, i due hanno avuto l’onore di suonare proprio insieme a Juan Pablo Esmok Lew, momento culminato in una standing ovation che gli Occhiuto non potranno mai dimenticare.

È il ritratto di una famiglia che ha saputo trasformare la musica di Rogliano in linguaggio universale.
Dalle partecipazioni ai Weltmeister Wednesdays in Germania, alle produzioni video con Patrizia Iervolino e Concetta Seila Mammoccio, fino alle collaborazioni musicali con Emanuele “Croma” Rizzo e Simone Alfonsi, gli Occhiuto hanno il pregio di riuscire a parlare al mondo restando fedeli alle radici.

Presentiamoli ai nostri lettori:
Silvio Occhiuto, il pilastro. Fisarmonicista d’anima e di studi (DAMS e CDMI), è colui che ha saputo tessere la rete di collaborazioni internazionali, dimostrando che la fisarmonica non ha confini, dal tango argentino ai classici napoletani.

Antonello Occhiuto, il polistrumentista del futuro. Se nel concerto romano lo abbiamo ammirato al mandolino, oggi Antonello è la forza motrice del basso elettrico pop/rock al Conservatorio di Cosenza. Un artista capace di passare dalle corde classiche di un mandolino al groove moderno dei suoi lavori solisti come Time. L’evoluzione di Antonello è il simbolo di una generazione che non vuole scegliere tra passato e futuro, ma ambisce a suonarli entrambi.
https://www.youtube.com/watch?v=qTYZT_zZO5E&list=RDqTYZT_zZO5E&start_radio=1

Francesco Occhiuto, l’eleganza del violino. Il suo ritorno sulle scene, dopo i premi giovanili e le esperienze al Teatro Rendano, completa un trio che è, a tutti gli effetti, un piccolo laboratorio d’arte permanente.

Ma qual è il segreto di questo equilibrio tra il rigore del Conservatorio e il calore delle piazze?
Lo abbiamo chiesto direttamente a Silvio Occhiuto, che vede nel “Borgo del Savuto” non solo una residenza, ma una vera matrice artistica.
«Rogliano, per noi è stato decisivo, sia umanamente che musicalmente», spiega Silvio. «Dopo la laurea al DAMS dell’Università della Calabria e gli anni a Cosenza, trasferirmi a Rogliano da sposato ha significato trovare un contesto più raccolto, dove il tempo per studiare, insegnare e suonare ha un’altra qualità. È un paese con una tradizione bandistica e corale molto forte: qui la musica si respira nelle feste, nelle processioni, nei circoli»
È proprio in questo “Borgo dei Suoni” che Silvio ha abbattuto i muri tra i generi: «Per me, che vengo dalla fisarmonica classica e dal variété, è stato naturale dialogare dall’orchestra Casadei al contrappunto di J.S. Bach senza sentire una frattura. Proprio quella convivenza è diventata il mio modo di comunicare la musica ai miei figli»
I frutti di questa libertà intellettuale sono evidenti nel percorso dei figli. Antonello, oggi studente di basso elettrico pop/rock in Conservatorio, ha mosso i primi passi proprio tra le bande e i palchi di piazza roglianesi, passando per la chitarra e il mandolino. Francesco, che oggi studia violino e frequenta il liceo artistico, porta con sé l’impronta della musica come condivisione quotidiana.
Una dimensione che Silvio descrive con queste parole: «Noi tre suoniamo insieme a casa con quello spirito e abbiamo avuto la fortuna di esibirci insieme anche in contesti importanti. Da ogni esperienza torniamo con la stessa convinzione: qui abbiamo imparato che musica colta e popolare possono stare sullo stesso leggio. Rogliano ci ha dato comunità, prime occasioni ai miei figli e libertà di linguaggi. Ha influenzato il nostro percorso insegnandoci che tra generi diversi non esistono gerarchie — ed è proprio questa apertura a tenere viva la curiosità dei ragazzi.».
Per la comunità di Rogliano gli Occhiuto sono un vanto; per la musica calabrese sono la prova che la tradizione non è un museo polveroso, ma un fuoco che, se alimentato da studio e passione, può riscaldare anche i palchi delle ambasciate internazionali.
Ringraziamo il “Trio di Famiglia” e il patriarca Silvio Occhiuto per averci fornito il materiale fotografico e tutte le notizie necessarie alla realizzazione di questo articolo.


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