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Ugo Santamaria

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Ditelo voi chi fu, se quel che dico io vi deve soltanto far ridere. Ma liberate almeno Andrea Sanserra che è innocente. All'appuntamento egli è mancato; lo ripeto per la centesima volta. E ora parliamo di me.
A tempo delle prime crociate, un re di non so che regno di Europa deliberò di andarsene in Palestina per far la guerra agli infedeli. Prima di avventurarsi al lungo viaggio, aggiustò così bene le cose del regno e ne affidò la reggenza a un così bravo ministro, che da questo lato stava tranquillo. Più d'ogni cosa, la famiglia lo teneva in pensiero.
Bagnanti ce ne sono sempre stati in questi paesi, e d’estate spuntano per la strada della collina, in mezzo ai canneti, e si voltano a guardare il mare. Può anche darsi che col tempo riempiano la città, e sul molo si vedano altrettante cabine.
Non eravamo piú giovani, eppure ci scappavano fatte delle cose inesplicabili. Ci trovavamo i pomeriggi della domenica su per quella scala buia, chiusa fra due pareti, e salivamo salivamo fino al pianerottolo che una finestra aperta sul cielo nudo rischiarava.
Il mio orrore del sangue cominciò il giorno che capitai presso un capannello di gente a cui accorrevano sempre nuovi passanti, e circondavano un tram…
Molti anni or sono mi legai di stretta amicizia con un tale William Legrand. Egli apparteneva a un’antica famiglia ugonotta e una volta era stato ricco; ma una serie di disgrazie l’aveva ridotto in miseria. Per sfuggirne la mortificazione, decise di abbandonare New Orleans, città dei suoi avi, e si trasferí nell’isola di Sullivan, presso Charleston, nella Carolina meridionale.
C'era una volta un povero vecchio, che avea gli occhi appannati, duro l'orecchio e deboli le ginocchia. A tavola reggeva a mala pena il cucchiaio; versava il brodo sulla tovaglia, e qualche volta anche se lo facea colar dalla bocca.
Mio padre morí che avevo sei anni e io giunsi a venti senza sapere come un uomo si comporta in casa. Continuai già diciottenne a scappare nei prati, convinto che senza una corsa e una monelleria la giornata era perduta. Mia madre aveva cercato di tirarmi su duramente come farebbe un uomo, e ne aveva ottenuto che tra noi non usavano né baci né parole superflue, né sapevo che cosa fosse famiglia.
Sui pendii dell’Imalaia, fra Jehun e Bimabur, ƒfra l’immensa e tenebrosa jungla da una parte, ed i verdi altipiani dall’altra, governava il Rajah di non grande importanza del quale vi narrerò l’immenso tesoro. Tesoro infinito, stando a quanto diceva il popolo, perchè il Rajah non aveva fatto che accumulare ricchezze durante la vita sua.