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Ugo Santamaria

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Voi che mi leggete siete ancora tra i viventi; ma io che scrivo, da molto, da molto tempo sarò partito per la regione delle ombre. Poichè, in verità, succederanno di ben strane cose, molti segreti saran rivelati, molti secoli passeranno prima che queste parole sian vedute dagli uomini. E quando le avranno vedute, gli uni non le crederanno, gli altri dubiteranno e ben pochi troveranno materia di meditazione nei caratteri che su queste tavolette vo tracciando con uno stilo di ferro.
C'erano una volta due figli di re, che se n'andarono in cerca di avventure e si dettero tanto allo stravizzo e alla pazzia, che non tornarono più alla casa paterna. I
Durante tutta una giornata d'autunno, giornata fuligginosa, fosca e muta, in cui le nuvole pesavano, grosse e basse nel cielo, avevo traversato, solo e a cavallo, una vasta distesa di paese singolarmente lugubre, e finalmente, quando s'appressavano le ombre della sera, mi trovai in vista della malinconica casa Usher.
Quel tratto di mare violaceo davanti alla finestra rinfrescava tutta la stanza. Mi accadde di svegliarmi all’alba, un poco inquieta e seduta contro il guanciale fissare un momento la finestra aperta, poi ricordo che mi venne da sorridere e accesi una sigaretta.
Neanche uno dei tre detenuti poteva sentire lo sciacquio del mare che quel giorno doveva esser un olio, ma tutti e tre stavan buttati sulle brande come nuotassero a morto. A occhi socchiusi, lo strepito e le voci dalla strada giungevano intrisi di sole e di sabbia e riempivano di mare torrido le muraglie della cella.
C'era una volta una povera donna, che diè alla luce un figlio, al quale, poichè era venuto al mondo con la cuffia, fu predetto il giorno stesso della nascita che a quattordici anni avrebbe sposato la figlia d'un re.
In un misero villaggio sardo, il più povero degli abitanti si chiamava Quirico Oroveru, soprannominato Barabba, da una volta che aveva rappresentato questo personaggio in una sacra rappresentazione.
Le facoltà dello spirito, che si definiscono colla parola analitiche, sono in sè stesse pochissimo suscettibili d'analisi, e non le apprezziamo se non per i loro risultati. Quello che ne sappiamo, tra le altre cose, è che esse sono, per chi le possiede in grado straordinario, sorgente di vive gioje.
Un signore, Matteo Morys, aveva deciso suicidarsi in un boschetto vicino alla città. Fatto testamento, nel quale instituiva erede di tutta la roba che trovavasi in casa la vecchia domestica, e del patrimonio un Ospedale, s'avviò una sera verso il luogo fatale ove doveva morire.