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Ugo Santamaria

Ugo Santamaria
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Questa era solito raccontarla, a veglia, il vecchio rettore di Grappoli buon’anima. E, ogni volta, ci aggiungeva una frangia nuova per renderla più interessante e terminava, invariabilmente, il racconto, facendo un po’ di morale ai suoi ascoltatori.
Con un semplicissimo ragionamento, e chiarissimo, Gianni Limosa avrebbe dovuto convincersi che il suo affetto non escluderebbe mai dal cuore di Claudia Verbani l’affetto delle carte; che Claudia giocatrice – eppure così bella, così giovane, così vedova! – non aveva, nè avrebbe mai più, tempo, voglia, affanni d’amore.
Il Prefetto dopo una lunga meditazione che si protrasse qualche minuto alzò la testa e disse: — Il caso è complicato assai. E guardò intorno, in giro, con l’aria dell’uomo perplesso e del tutto disorientato che cerchi qualcosa che gli porga un aiuto o una ispirazione.
— Un morto, che pure è morto, caro mio, vuole anche lui la sua casa. E se è un morto per bene, bella la vuole; e ha ragione!
Una sera di gennaio Fancin il famiglio, che sonnecchiava nascosto fra la parete della stalla e i fianchi caldi ed elastici della vacca rossa stretta a sua volta dai mucchi grigi e neri delle sue compagne, fu svegliato dalle voci delle donne che parlavano…
La festa da ballo era al colmo della sua ebbrezza. Tra i cespi di fiori che trasformavano le splendide sale in altrettante serre luminose, correva una vampa ardente di febbre e di voluttà, sotto il fulgore delle lampade elettriche....
Il Cavaliere (come lo chiamavano in casa le persone di servizio) accompagnò fino all’uscio la moglie e le figliuole, che andavano al teatro, poi rientrò nella sala da desinare, s’adagiò sur una poltrona davanti al camino, incrociò le mani sul petto, e pensò: «Come farò ad ammazzare queste tre ore?».
Il castellano di Ripalta s’era allevato con amore un valletto di nome Ugo e con desiderio, esercitandolo a cavalcare e ad armeggiare, attendeva il giorno che lo armerebbe cavaliere.
«Che cosa vi fa pensare che potrei essere utile in questo caso?» domandò il <Dr. Giovanni Silence, osservando un po’ scettico la signora svedese che sedeva dinanzi a lui.