Nel 1917 Franco Caburi raccoglie in un opuscolo gli articoli che aveva già pubblicato dalle colonne de «Il Giornale d’Italia» a proposito del problema adriatico. Siamo ancora in piena guerra (prima di Caporetto), e il giornale su cui sono pubblicati era stato fondato da Sidney Sonnino, all’epoca ministro degli esteri, e ne rispecchia pienamente la politica nazionalista.
Lo scopo di questi articoli è quello di contrastare la propaganda che il comitato jugoslavo faceva a Londra, in Francia e negli Stati Uniti, a favore delle aspirazioni slave e contro gli interessi italiani per la Dalmazia. Gli argomenti sono i soliti del nazionalismo irredentista: l’Adriatico deve essere controllato dall’Italia in quanto ci è necessario (“come un polmone”) per garantire una politica commerciale verso l’Oriente; gli italiani sono sempre stati oppressi dall’impero austriaco con la complicità dei croati; le personalità inglesi e francesi che sostengono le pretese “pazzesche” degli jugoslavi sono ingenui; l’Albania deve essere indipendente sotto la protezione italiana. A questi si aggiungono curiosi argomenti come il fatto che la Dalmazia appartiene al sistema oroidrografico dell’Italia e che l’Adriatico, secondo alcuni geologi, sarebbe una “continuazione della pianura Padana”. Non manca il richiamo alla dominazione romana e veneziana di quelle terre, e a tagliare qualsiasi discussione, viene richiamato il Patto di Londra, i cui dettagli per altro all’epoca erano ancora segreti.
È interessante confrontare queste tesi con quelle – opposte – che Gaetano Salvemini pubblicherà negli anni successivi sulla sua rivista «L’unità» e che raccoglierà in volume nel 1925 in Dal Patto di Londra alla pace di Roma. Salvemini è un avversario politico di Sonnino, considera un errore il Patto di Londra, e vorrebbe fondare la sicurezza dell’Italia non sull’occupazione militare di terre a maggioranza slava, come la Dalmazia, ma sull’amicizia e la collaborazione col nuovo stato jugoslavo, e a differenza di Caburi richiama il diritto degli slavi alla propria indipendenza. La storia, con il Trattato di Rapallo (1920) e i successivi accordi, sembrò inizialmente dar ragione alla linea moderata di Salvemini, ma l’avvento del Fascismo riportò in auge le tesi “adriatiste” e imperiali vicine a Caburi.
Sinossi a cura di Claudio Paganelli
Dall’incipit del libro:
Il problema dell’Adriatico ha per noi un’importanza decisiva. Tutte le nostre passate contese con l’Austria si sono fondate sulla nostra sciagurata situazione nell’aulico Golfo di Venezia e ciò che ci ha trascinati fatalmente alla guerra è stata in prima linea la necessità di risolvere questo problema in modo conforme ai nostri più vitali interessi.
Il Trentino ha per noi un’importanza nazionale e militare. Il suo possesso ci è indispensabile non solo per completare la nostra unità nazionale, ma sopratutto per mettere il nostro Paese in condizione di avere assicurate le sue frontiere contro qualsiasi insidia futura. Se non riusciamo a togliere questo cuneo conficcato nel cuore dell’Italia settentrionale, non potremo mai provvedere sufficientemente alla difesa del Veneto e della Lombardia.
La soluzione del problema dell’Adriatico ha invece non soltanto un’importanza strategica, ma anche una economica, che non dobbiamo mai perdere di vista nel giudicare gli scopi della nostra guerra; e guai a noi, se non sapremo evitare che alla conclusione della pace abbia a poter sostituirsi all’Austria sull’altra sponda qualche nuovo Stato, capace — come lei — di minacciare il nostro Paese alle spalle e di ostacolare la sua espansione commerciale, togliendogli ogni libertà di movimento nel Mediterraneo.
Scarica gratis: Italiani e Jugoslavi nell’Adriatico di Franco Caburi.


