La Sinfonia n. 27 in sol maggiore (Hoboken I:27) di Joseph Haydn fu probabilmente composta prima del 19 marzo 1761, quando il musicista era al servizio del conte Morzin.
La sua collocazione cronologica fu stabilita da Eusebius Mandyczewski nel 1907. Sebbene questa datazione sia stata successivamente accolta anche da Hoboken, Robbins Landon ha in seguito rivisto la probabile posizione cronologica dell’opera e ritiene oggi che la sinfonia sia una delle prime composizioni del genere scritte da Haydn, risalente all’incirca allo stesso periodo delle Sinfonie nn. 15–18. È possibile che Haydn stesso avesse indicato questa sinfonia come la sua sedicesima, ma la questione rimane incerta.
Nel 1946 fu scoperta una copia della sinfonia nella residenza estiva del barone Samuel von Brukenthal, nei pressi della città di Hermannstadt, oggi chiamata Sibiu. Inizialmente considerata una scoperta originale, la sinfonia acquisì per breve tempo il soprannome di Hermannstädter, dopo essere stata registrata con questo titolo dall’Orchestra Sinfonica di Praga, diretta dal direttore d’orchestra rumeno Constantin Silvestri.
A causa del clima politico dell’Europa orientale nel periodo successivo alla Seconda guerra mondiale, trascorse del tempo prima che i musicologi potessero esaminare il ritrovamento e rendersi conto che il manoscritto era in realtà una copia di un’opera già pubblicata nel 1907 dall’editore Breitkopf & Härtel. Le testimonianze manoscritte suggeriscono che l’organico originale dell’opera prevedesse due oboi, due fagotti, archi e basso continuo. Le parti dei corni furono aggiunte successivamente, probabilmente dallo stesso Haydn.
Nonostante il ridotto numero di strumenti a disposizione di Haydn, l’espressione sinfonica dell’opera è ampia e vigorosa. Il tema principale del movimento iniziale richiama, seppure in forma abbreviata, la cosiddetta Mannheim Rocket, un procedimento melodico caratterizzato da un rapido slancio ascendente. Il secondo tema, di natura ibrida, utilizza un procedimento di sviluppo piuttosto comune nelle prime opere di Haydn: comincia nella tonalità della dominante maggiore e termina nella dominante minore, creando un contrasto luminoso con il ritornello conclusivo dell’esposizione.
Il secondo movimento è una siciliana in 6/8, dal carattere ondeggiante, eseguita dagli archi con sordina e senza strumenti a fiato né corni. Robbins Landon descrive questo movimento come «un Andante italiano quanto mai composto a Napoli o a Palermo».
La sinfonia si conclude con un finale breve, vivace e brillante che, come accade in molte altre opere giovanili del compositore, presenta uno sviluppo formale relativamente semplice.
Organico: 2 oboi, Fagotto, 2 corni, archi, clavicembalo (basso continuo)
Note tratte e riassunte da Wikipedia
https://en.wikipedia.org/wiki/Symphony_No._27_(Haydn)
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