Gioas re di Giuda, azione sacra di Pietro Metastasio (Pietro Trapassi), fu scritta a Vienna nel 1735 per ordine dell’imperatore Carlo VI e rappresentata per la prima volta con musica di Georg Reutter nella cappella imperiale. L’opera si ispira agli episodi narrati nei libri biblici dei Re e delle Cronache e racconta la restaurazione della dinastia davidica attraverso la vicenda del giovane Gioas.

Dopo la morte di Ocozia, re di Giuda, sua madre Atalìa decide di eliminare tutti i discendenti della famiglia reale per impadronirsi del trono. La principessa Giosaba, sorella di Ocozia e moglie del sommo sacerdote Gioiada, riesce però a salvare il figlio più piccolo del re, Gioas, e a nasconderlo nel tempio di Gerusalemme insieme alla sua nutrice. Qui Gioiada lo cresce segretamente per diversi anni, educandolo secondo i principi della giustizia e della fede.

Quando Gioas raggiunge l’età stabilita dalla tradizione biblica per la restaurazione del regno, Gioiada prepara la rivolta contro Atalìa. I Leviti vengono radunati e armati, mentre il giovane principe viene preparato al suo futuro ruolo di sovrano. Gioiada gli insegna che un buon re deve prima di tutto dominare se stesso, agire per il bene del popolo, rispettare la giustizia e non governare attraverso la paura e la tirannide. Gioas promette di seguire questi insegnamenti.

Nel frattempo arriva Sebìa, vedova di Ocozia e madre di Gioas, che non sa che il figlio è ancora vivo. Il suo arrivo introduce uno dei nuclei emotivi più importanti dell’opera: Sebìa incontra Gioas senza riconoscerlo e sviluppa nei suoi confronti un affetto materno inconsapevole.

Atalìa, sostenuta dal perfido Matan, cerca di conservare il potere inventando la storia di un presunto erede sopravvissuto. Sebìa, tuttavia, rifiuta di partecipare all’inganno e condanna la falsità della regina. Nel frattempo Matan tenta inutilmente di penetrare nel tempio per scoprire cosa stia accadendo, mentre Atalìa diventa sempre più inquieta e teme una congiura.

Gioiada decide infine di presentare Gioas a Sebìa. La donna, convinta che il ragazzo sia il falso erede costruito da Gioiada, inizialmente lo respinge e accusa il sacerdote di tradimento. Tuttavia, l’intensità dell’affetto che prova per il giovane finisce per prevalere sui suoi dubbi. Gioiada rivela quindi la verità: Gioas è realmente il figlio di Sebìa e il legittimo erede al trono. Grazie alla testimonianza di Giosaba e della nutrice e al riconoscimento dei segni che identificano il bambino, Sebìa finalmente riconosce il figlio.

Gioas viene incoronato e consacrato re. Atalìa irrompe nel tempio, ma ormai il suo potere è crollato: viene sconfitta e muore durante la fuga; Matan trova anch’egli la morte, mentre il culto di Baal viene distrutto. La discendenza di David è così restaurata.

Nel coro finale trionfa il significato morale dell’opera: la speranza dei malvagi è destinata a svanire, mentre quella dei giusti rimane salda perché fondata in Dio. La vicenda biblica diventa quindi, nella versione di Metastasio, una celebrazione della giustizia, della fede, della legittimità del potere e della provvidenza divina.

Dall’incipit del libro:

ISM.
Eterno Dio! dunque scintilla ancora
La face di Davidde? Ancor quel puro,
Misterioso fonte
Promesso alla sua stirpe,
Lice dunque sperar? Dove s’asconde?
Guidami al nostro re.
gioia.

GIOIA.
Modera, amico,
Modera i tuoi trasporti. In questo sacro
Soggiorno è chiuso il prezioso avanzo
Della stirpe reale; al trono avito4
Oggi renderlo io voglio. Ecco l’oggetto
Per cui più dell’usato in questo giorno
Sollecito mi vedi.

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