Nel 1849, il governo repubblicano francese, sotto la presidenza di Luigi Bonaparte, intervenne militarmente a Roma causando la caduta della Repubblica Romana. Il testo che vi proponiamo è stato allegato, nella nostra edizione di riferimento, ad un discorso parlamentare di Victor Hugo che denunziava l’illegalità di tale intervento e che pubblichiamo a parte.

L’argomento è lo stesso, ma i due autori si differenziano per il diverso grado di indignazione e di violenza, e per le conseguenze che i due interventi ebbero: Pyat sarà esiliato e scriverà da Losanna questa Lettera gli elettori in cui denuncia la violazione della Costituzione francese, accusando i ministri di aver ingannato l’Assemblea trasformando una missione di pace in un atto di forza per restaurare il potere temporale del Papa.

Il 13 giugno di fronte a quella che consideravano una violazione palese del patto costituzionale, i rappresentanti della minoranza (la “Montagna”) chiesero la messa in stato di accusa del Presidente e dei ministri. Respinta l’accusa dalla maggioranza, essi organizzarono una manifestazione pacifica il 13 giugno per avvertire il popolo del pericolo. La manifestazione fu repressa con la forza dall’esercito, portando a incarcerazioni, sospensioni della libertà di stampa e allo stato di assedio a Parigi.

Pyat rivendica la legittimità della protesta del 13 giugno, descrivendola come un atto necessario in difesa della legalità e della sovranità popolare calpestate dalla violenza. Egli sostiene che la distruzione della libertà in Italia preluda alla fine della stessa Repubblica francese, evidenziando l’incompatibilità tra il progresso democratico e l’assolutismo clericale. Esiliato a Losanna, il politico affida il proprio operato al giudizio futuro del popolo, visto come l’unico tribunale sovrano capace di riscattare i martiri della libertà universale.

Sullo stesso argomento, in Liber Liber sono presenti La Costituente romana di Victor Hugo e La crociata austriaca, francese, napoletana e spagnola contro la Repubblica Romana, di Edgar Quintet.

Sinossi a cura di Claudio Paganelli


L’edizione di riferimento comprende anche il testo di Victor Hugo La Costituente romana che tratta dello stesso argomento. Abbiamo deciso di pubblicare i due lavori come testi singoli. È stata rimossa la prefazione del curatore, perché ancora sotto diritti.

Dall’incipit del libro:

Cittadini,
Inviato all’assemblea costituente dal dipartimento dello Cher, io non detti il mio voto alla costituzione.
Era dessa anche per me difettosa, non certamente per le stesse ragioni del signor Thiers, ma perchè fra gli altri difetti, come l’ho provato nella seduta del 5 ottobre 1848, essa conteneva sopratutto il principio medesimo del male attuale, il principio della presidenza. Ciononostante io ebbi l’onore di essere rimandato all’assemblea legislativa dai vostri tre dipartimenti. Sommesso al voto delle maggioranze legalmente manifestato, io ho dovuto, una volta votata la costituzione, rispettarla e difenderla ad ogni costo, come ciascun di noi lo deve ancora, fintantochè non sia riveduta nelle forme, e nello spazio da essa stessa contemplato. Non posso dunque essere preso in sospetto di entusiasmo, e di fanatismo per questa costituzione; e se, nel 13 giugno, io l’ho difesa con mio rischio e pericolo, è perchè l’ho creduta assalita e violata. A voi dunque, a voi soli, o cittadini elettori, io debbo rendere conto della mia condotta in questo avvenimento; voi dovete giudicare i colpevoli, accusatori o accusati.

Scarica gratis: La Costituente romana nella Lettera agli elettori della Senna, dello Nièvre e dello Cher di Félix Pyat.