A partire dalla seconda metà del XX secolo l’emergere di una nuova concezione dell’infanzia e di autori come Rodari e Calvino ha condotto alla perdita di attrattiva di altri scrittori come furono ad esempio Milly Dandolo e Giuseppe Fanciulli che erano stati prolifici e rinomati nel cinquantennio precedente. Esistono e resistono numerosi pregiudizi relativi ai libri per bambini e adolescenti. C’è la convinzione che debbano contenere un messaggio specifico, una qualche sorta di “lezione”. Inoltre devono essere semplici e finalizzati ad una testimonianza e proposta di “valori” (più che di nozioni) e anche la letteratura per l’infanzia contemporanea pur testimoniando di una avvenuta emancipazione rispetto a una visione edificante (che finisce poi per essere pedante) appare sempre finalizzata all’apprendimento, anche sotto la veste dissacrante, di come divenire bravi cittadini e paladini delle regole civili. La situazione della letteratura per l’infanzia è in realtà più complessa; l’idea di Croce è che non si tratti affatto di letteratura e l’americano Christopher Booker dedica una parte importante del suo voluminoso saggio (800 pagine mai tradotte in italiano…) The Seven Basic Plots: Why We Tell Stories per rispondere a questa idea che è sempre stata piuttosto radicata nella critica. Ci parla di questo importante saggio la pedagogista e traduttrice Giorgia Grilli che delinea tra l’altro – nell’introduzione al suo libro Di cosa parlano i libri per bambini. La letteratura per l’infanzia come critica radicale – un legame interessantissimo tra la letteratura per l’infanzia e le teorie darwiniane sull’evoluzione della specie. Non c’è qui lo spazio per approfondire l’argomento, ma rimandiamo chi fosse interessato al testo della stessa Grilli.
In questa dimensione, pur se non separandosi eccessivamente dallo schema bivalente che vede nella letteratura per l’infanzia il coniugarsi di una componente idilliaca con una componente didattica, il romanzo di Fanciulli che presentiamo adesso in edizione elettronica, segna un passo verso un’evoluzione che le pastoie del fascismo cercavano in ogni modo di frenare se non di annullare. Già nel romanzo Una nidiata di Sofia Bisi Albini incontriamo le inquietudini della giovane Sandra che da bambina ubbidiente e laboriosa diviene una complicata adolescente vanitosa e infelice nelle sue demotivazioni. Nello stesso romanzo troviamo anche Itala che impersona un carattere certamente inconsueto all’epoca, soprattutto per una ragazzina, ribelle e anticonformista. Certamente possiamo riscontrare l’influsso di Piccole donne di Alcott. Emozioni come collera, odio, idee vendicative contrastano con l’idea che si doveva mantenere intatta di bambina e di ragazza. Fanciulli, con questo romanzo del 1932, fa un ulteriore passo avanti. Se la protagonista Lisa-Betta è scritta con il trattino la ragione è perché in lei convivono regolarmente due bimbe diverse: alla tranquilla, buona e ragionevole Lisa fa da contraltare l’irrequietudine e la testardaggine caparbia di Betta:
«Al solito, la colpa doveva essere di Betta. Vagamente Lisa aveva sempre creduto che questa Betta fosse una specie di sorella attaccata al suo nome e alla sua persona; c’era e non c’era; passavano anche dei mesi senza che nessuno si accorgesse di lei; sempre, però, la rammentavano in circostanze gravi; per un rimprovero, per una promessa solenne, per una tenerezza severa.»
La meta che si prefigge Lisa-Betta è quella di un’opera di pacificazione tra due adulti a lei cari. Il percorso di quest’opera si dipana attraverso i dialoghi interiori tra le due anime della bimba:
«Mai come allora Lisabetta aveva sentito dentro di sè tanta divisione e battaglia. Lisa diceva: “Che cosa te ne importa?”. E Betta rispondeva: “Sì, che me ne importa”: senza aggiungere nulla di più, ma con un impeto da soverchiare ogni cosa. Tuttavia Lisa, che voleva stare tranquilla – come prima, come sempre – non si lasciava intimidire e aggiungeva: “Tu non li conosci nemmeno questi parenti, si può dire; non te ne sei mai curata. E ora perché, a un tratto…?”. Betta avrebbe preferito non rispondere; sapeva bene che era tempo perduto il discutere con le Lise; hanno sempre ragione le Lise, e non vogliono mai capire gli altri.»
Perry Nodelman, tra i più autorevoli studiosi della materia della letteratura per l’infanzia, riesce a fornire una prospettiva epistemologica nella quale ambiguità e strutturazione bipolare dei temi narrativi contraddistinguono la letteratura per l’età evolutiva; per questa ambiguità risulta talvolta difficile distinguere il desiderio dell’adulto di una crescita del bambino lineare verso una maturità consapevole, da quello di una regressione verso la nostalgia di un mondo perduto. La vicenda di Lisa-Betta è esemplare in questa direzione condensando in un unico personaggio le doppie e ambigue caratteristiche che il mondo adulto riserva al mondo infantile e al percorso da seguire perché i bambini divengano gli adulti che il mondo adulto stesso ha prefigurato per loro. La bambina e il bambino che leggono possono quindi immedesimarsi alternativamente in quello che credono di essere e quello che gli altri credono che essi siano. Nelle opere che Nodelman prende in considerazione riscontriamo sempre una doppia focalizzazione che diviene quindi caratterizzante della letteratura per l’infanzia. Questa doppia focalizzazione conduce a confronto-scontro tra la prospettiva adulta e quella infantile, evidenziando spesso differenza e incomprensione. Anche se nel saggio dello stesso Fanciulli (scritto in collaborazione con la cugina Enrichetta Monaci Guidotti) questi aspetti che abbiamo sottolineato sfuggono alla sua riflessione, tuttavia la sua stessa esperienza di narratore per l’infanzia li fa emergere nel corso della narrazione stessa, fornendo ancora oggi un importante esempio delle caratteristiche che la pedagogia moderna tende a mettere in rilievo. Il carattere libero e ribelle di Betta, pur modulato dalla calma e riflessiva Lisa serve a spezzare i rigidi schemi mentali del mondo adulto, del conformismo che condiziona le loro stesse relazioni. Determinata, ma al contempo dolce, Lisa-Betta raggiunge l’obiettivo della riconciliazione tra il babbo e la zia. Dice Elio Petrini in Lineamenti di letteratura per l’infanzia (Firenze 1972): «Lisa-Betta è proprio, anche nel nome, la personificazione del doppio mondo infantile; ancora non ben distinto fra bene e male, tra essere e dover essere, tra realtà ed evasione del meraviglioso».
Il romanzo è corredato dalle belle illustrazioni del pittore e illustratore Filiberto Mateldi che contribuiscono in maniera importante a costruire la dimensione fantastica e fiabesca che certamente non può mancare in un testo destinato all’età preadolescenziale.
Sinossi a cura di Paolo Alberti
Dall’incipit del libro:
— Lisabetta, tu resterai qui fino all’ora di cena.
A Lisa era sembrato di gridare dentro di sè: «No, mamma, no; io devo andare subito subito a raggiungere Nino e Mucci che hanno preparato una spedizione di soccorso, sai, una cosa molto importante, un’idea mia». Ma in verità, era rimasta zitta a guardare la bocca della mamma, aspettando. Speranza inutile: quando la mamma diceva «Lisabetta», non si tornava indietro.
L’uscio si era chiuso, e Lisa era rimasta sola. Avrebbe potuto benissimo riaprire e andarsene; era molto facile; ma non voleva; il comando della mamma chiudeva meglio di una chiave. Si sedette sulla seggiolina bassa, con le spalle voltate alla finestra, e cominciò a pensare. Quando si hanno nove anni solamente, è un bel divertimento pensare.
Al solito, la colpa doveva essere di Betta. Vagamente Lisa aveva sempre creduto che questa Betta fosse una specie di sorella attaccata al suo nome e alla sua persona; c’era e non c’era; passavano anche dei mesi senza che nessuno si accorgesse di lei; sempre, però, la rammentavano in circostanze gravi; per un rimprovero, per una promessa solenne, per una tenerezza severa.
Scarica gratis: Lisa-Betta di Giuseppe Fanciulli.



