Il regno e il papato è un pamphlet politico scritto dal dottor Leopoldo Fedi e pubblicato nel 1860 con lo pseudonimo di “Un Quarto Amico del Popolo”, come seguito di altro pamphlet, già presente in Liber Liber Il papa e il re.
Come nel testo precedente, Fedi critica il potere temporale del Papa, sostenendo che il papato dovrebbe concentrarsi esclusivamente sulla sua autorità spirituale. Fedi utilizza citazioni bibliche e argomenti logici per dimostrare che il dominio temporale danneggia la religione cattolica e i sudditi dello Stato Pontificio. L’autore sottolinea inoltre come i cattolici non abbiano bisogno del Papa come re per mantenere la loro fede, paragonandolo a un parroco ricco che non è più santo di uno povero. Fedi conclude invitando i lettori a riflettere sulla storia del papato e sulla necessità di separare il potere temporale da quello spirituale.
Curiosa è l’osservazione che sugli 89 papi precedenti Gregorio Magno, che per primo ha incominciato a preoccuparsi del potere temporale, ben 62 furono riconosciuti come santi, mentre solo cinque sono i santi che appartengono ai 170 papi successivi.
Sinossi a cura di Claudio Paganelli
Dall’incipit del libro:
Eccomi di nuovo a Voi, o Popolani. Io torno in prova a dilucidare un punto ombroso e difficile; ma non tanto difficile e ombroso, che non s’abbia a trovare il verso di cacciar via ogni nebbia e di schiarirlo. Torno sul punto Papa. Parlandone tempo fa, tentai mettervi bene in zucca, che il Papa riveste due qualità, e fa due parti: ha in mano la croce, come Pontefice, e il bastone del comando, come Re; e qualche volta percuote, quando dovrebbe benedire. Vi pestai sodo in mente, che, come Pontefice, non è segnale alle rampogne e all’imprecazioni de’ cattolici; ma, come Re, è sottoposto ai rimproveri de’ sudditi straneggiati, e alle critiche di chi abbia buono in mano da criticarlo. Subito che il Papa la fa da Re, non ha mica il cintolo rosso, e non può impedire le grida che l’arrivano nella parte regia. Sicuro, ad ascoltare certa canaglia, che costa un paolo la serqua, bisognerebbe più presto schiantare che dire oi, quando si tratta del Papa; e dovremmo aver sangue di lumache, pazienza da asini, cervello da friggere, e ingollare quante pillole piacesse a lui di farci ingollare, fossero anche pillole di piombo. Ma lasciamo cantare, chè, a far mestare, staremmo più freschi della ruta. I Gesuiti e compagni son come il vento di Siena, che fa cattivo anche il buon tempo.
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