Con questa pubblicazione in Liber Liber, esce la prima traduzione italiana del saggio di Marc Monnier Les contes populaires en Italie, edito a Parigi per i tipi di G. Charpentier nel 1880.

L’opera è una panoramica accurata dei racconti popolari in Italia. Non è una raccolta di fiabe o di novelle o di racconti, anche se ve ne sono un certo numero. È piuttosto un saggio sulla letteratura popolare così come lo stesso autore l’ha conosciuta attraverso lo studio dei testi degli autori italiani che hanno composto storie; tra questi cita Boccaccio, Boiardo, Ariosto, Straparola, Basile, per dirne alcuni. Ma Monnier ha letto e nomina anche gli autori, non solo italiani, che di quel tipo di letteratura si sono interessati prima di lui. Tra le italiane e gli italiani compaiono, tra gli altri, i nomi di Carolina Coronedi Berti, Gherardo Nerucci, Angelo De Gubernatis, Vittorio Imbriani, Giuseppe Pitrè, Mattia Di Martino, Caterina Pigorini Beri, Pio Rajna, tuttə studiosə della lingua e delle tradizioni.

Il saggio parte dai racconti popolari in Sicilia, che sembra essere una terra benedetta da questo punto di vista: i racconti sono molti diffusi e amati; vengono letti ma soprattutto ascoltati dalla voce delle narratrici e dei cantastorie; riguardano i casi buffi della vita e i personaggi fuori dal comune, ma anche Cristo, gli apostoli, i santi e il diavolo, le vicende storiche, le fate e i draghi.

Un capitolo particolare è dedicato a Virgilio, considerato un mago potentissimo e artefice di monumenti ed eventi importanti di Napoli. Dall’area partenopea, dopo aver ricordato le opere di Basile e di Sarnelli, Monnier regala a lettrici e lettori straordinarie pagine sui cantastorie napoletani e spiega dottamente, con l’aiuto di Rajna, perché:

«Rinaldo è l’eroe degli Italiani e non Orlando, l’eroe dei Francesi. Il fatto è che Orlando, il cavaliere per eccellenza, era troppo perfetto per i meridionali; così l’Ariosto per umanizzarlo ha dovuto renderlo innamorato pazzo e pazzo furioso: alla buon ora! Rinaldo, al contrario, per la sua indisciplina e la sua turbolenza, piaceva così com’era alle immaginazioni vesuviane che son sempre in eruzione.»

Vari capitoli sono dedicati alla ‘jettatura’ che buonissima parte ha nel quotidiano, nell’immaginario e nella letteratura popolare, sotto tutti i cieli d’Italia. Così con la jettatura, Monnier risale l’Italia e scrive dei racconti popolari in Toscana, a Bologna e nelle Marche, nel milanese, spiegando le differenze tra le narrazioni del sud e quelle del nord.

I racconti riportati da Monnier nel testo sono scelti secondo precisi criteri: devono essere, per quanto possibile, tipici italiani; nel caso siano versioni di favole o racconti già ben noti in altre parti d’Europa, devono essere in una forma regionale italiana e particolarmente originali ed interessanti. Monnier in molti casi trascrive direttamente quello che a lui o ad altrə ricercatrici e ricercatori è stato trasmesso sotto dettatura.

Questo aspetto in particolare ha reso molto complessa la traduzione italiana. Una prima fondamentale preziosa stesura della traduzione è stata fatta da Antonio Dellagiacoma. Successivamente tutto il testo è stato da me rivisto e modificato, sempre in base all’originale francese, sia per mantenere una certa ‘classicità’ nella trasposizione di un testo di quasi 150 anni d’età, sia per rispettare tutta la freschezza, imprecisione, ingenuità dei racconti scritti sotto la dettatura fatta, in tutti i casi, da persone del popolo, molto spesso illetterate. Un esempio per tutti: Monnier riporta ‘parola per parola’ il racconto che una bambina di otto anni di Erice aveva fatto a Pitrè. Inevitabilmente sono continui i passaggi di tempo dal presente al passato prossimo e viceversa, gli errori nell’uso dei congiuntivi o addirittura la loro assenza, l’uso di termini ‘dotti’ ma del tutto a sproposito. Tutto ciò è stato mantenuto, così come la punteggiatura a volte approssimativa. Ma questo, credo, non rende la lettura più difficoltosa. Al contrario si ha la piacevole sensazione di ascoltare la viva voce delle narratrici e dei narratori. E ci si accorge che quei repentini cambi di tempo non sono affatto casuali, ma rispondono all’intento assolutamente cosciente e voluto di rendere il racconto vivo, brillante, pieno di suspense, così come quell’uso di termini dotti in bocca magari alla popolana è funzionale a farle assumere importanza in un momento particolare della storia.

Monnier chiama certi tipi di racconti contes de nourrice. È un’espressione francese che indica proprio i racconti popolari, a volte poco attendibili ma in genere un po’ fantastici, fatti ai bambini dalle tate, dalle balie. In Italia una espressione simile non esiste: abbiamo tradotto con ‘racconti della balia’.

Si avverte che nella maggioranza dei casi le parole in corsivo sono in italiano nel testo. Al termine dell’opera abbiamo aggiunto due appendici: la gradevolissima versione francese, fatta dallo stesso Monnier, di un racconto in versi molto probabilmente napoletani da lui ascoltata direttamente da un conoscente durante una sua permanenza a Napoli (nel testo naturalmente c’è la traduzione italiana) e un Elenco dei nomi.

Monnier sostiene – è un filo rosso sotteso che accompagna tutto il testo – che l’origine di tutte le narrazioni sia nell’oriente, nelle grandi opere indiane in particolare nel Mahābhārata o nelRāmāyaṇa. La trasposizione di queste nella mitologia ha dato vita ai grandi temi, ai topoi, che si sono poi diffusi in tutto il mondo. A parte l’adesione che personalmente nel mio piccolissimo ho dato a questa teoria con un breve corso nelle scuole dal titolo Il fiume del racconto, ricordo però che di questa teoria si è fatto portavoce, tra gli altri, Frazer con la sua monumentale opera Il ramo d’oro. Studio sulla magia e la religione, di cui ho curato la pubblicazione qui su Liber Liber della riduzione fatta dallo stesso Frazer nel 1922. Monnier, nel raccontare la storia de I due Piccola-Gioia, rievoca il mito di Balder, il più bello dei figli di Odino; mito che riprenderà anche Frazer.

In tempi recenti la stessa teoria della sopravvivenza e della diffusione del mito è propugnata, attraverso le dimostrazioni fornite da Freud, da Jung e seguaci, da Joseph Campbell nel libro L’eroe dai mille volti, testo del 1949 ma ormai considerato un classico e che è stato alla base, per dirne veramente solo una, della saga di Star Wars concepita da George Lucas secondo l’archetipo del viaggio dell’eroe come raccontato nel libro di Campbell.

Il testo di Monnier è dunque, oltre che di grande interesse, una lettura veramente piacevole, aiutata da uno stile scorrevole, brioso, quasi colloquiale.

Ringrazio di cuore Antonio Dellagiacoma per aver proposto la traduzione di questo interessante testo e avermi dato la possibilità di lavorare al suo fianco.

Sinossi a cura di Claudia Pantanetti, Libera Biblioteca PG Terzi

Dall’incipit del libro:

La Fontaine diceva una volta: «Se mi venisse raccontata Pelle d’asino, ne proverei un immenso piacere.» Il Sig. Max Müller dice oggi: «Le novelle hanno occupato uno dei primi posti negli studi che ci fanno conoscere il passato del genere umano.» Queste due frasi mostrano bene la differenza tra i poeti del buon tempo andato e gli eruditi del nostro; i primi andavano a cercare il loro piacere nei racconti di fate, i secondi vi vanno a cercare i documenti.
Voltaire stesso, che era pieno di buonsenso, rimpiangeva i demoni e i folletti ed esclamava con un sospiro: «Oh! che buon tempo era quello delle fiabe!» Lutero non avrebbe scambiato per un tesoro le storie meravigliose che gli erano state raccontate nella sua infanzia, e tutti questi uomini, più giovani di noi e di conseguenza più saggi, cercavano nei racconti per bambini soltanto dei racconti per bambini. In Italia, Straparola li raccolse nel suo Le piacevoli notti e il Napoletano Basile, nel suo Pentamerone, più conosciuto in Germania che nella stessa Napoli, si era sforzato di registrare non soltanto le narrazioni popolari, ma anche il dialetto del suo paese. Prima di essere conquistato dai Tedeschi, Basile fu saccheggiato da Gozzi, Lippi, Wieland, forse perfino dal nostro Perrault, ma quest’ultimo punto non è ancora certo.

Scarica gratis: I racconti popolari in Italia di Marc Monnier.