Al Polis Teatro Festival, la mise en espace dal romanzo “Qualcosa di reale”

Qualcosa di reale è il romanzo di esordio, pubblicato nel 2018 dall’attore, drammaturgo, e sceneggiatore estone Martin Algus, sul tema della solitudine e della dipendenza sempre più forte delle persone dalla realtà virtuale, portato in scena con una mise en espace dalla compagnia ravennate  Studio Doiz nell’ambito dell’ultima edizione del Polis Teatro Festival, al teatro Rasi di Ravenna.

Un thriller noir che si apre sulla condizione di insoddisfazione esistenziale e relazionale di due uomini diametralmente opposti, che si alternano sul palco con i loro spiazzanti monologhi. Il primo (interpretato da Alessandro Renda), architetto mancato, padre amorevole, moglie non più attraente, che  inizia a rifugiarsi nei siti web erotici per noia, nel giro di poco tempo  si ritrova invischiato in una dipendenza fuori controllo dalla pornografia e da atti di onanismo sul posto di lavoro che gli costano il licenziamento.

L’altro (interpretato da Lorenzo Carpinelli), è un uomo appena uscito dal carcere che inizia una relazione con una donna alcolista e una figlia preadolescente che non si fa scrupolo ad utilizzare come esca su un sito web per attirare clienti pedofili, intrappolarli con foto compromettenti e arricchirsi.

La sua prima vittima è proprio il marito insoddisfatto che entra in contatto sul sito di incontri clandestini con la giovanissima, raccontandosi di volerle parlare, di volerla “redimere”, quando invece con la sua  mancanza di freni inibitori indotta o sicuramente potenziata dalla realtà virtuale sta tentando un approccio di tutt’altro genere.

La trappola va a buon fine e l’uomo, dopo avere accettato l’invito della ragazzina ad incontrarlo, si ritrova all’interno di un locale sordido, dove viene denudato e fotografato accanto alla minorenne, poi costretto a pagare a cadenza mensile cospicue somme di denaro per non essere denunciato.

Alla caduta dell’uno fa da contraltare la scalata e il riscatto sociale dell’altro personaggio, che ha sempre desiderato una sorta di riconoscimento, uno status, una dignità. Eccolo allora trasferirsi in un posto grazioso, accogliente, con una chiesetta bianca all’orizzonte, insieme alla sua famiglia acquisita che grazie al denaro sembra alleggerita e serena: la compagna non beve più, il figlio maggiore non ruba più, la bambina di 11 anni usata come esca… bè anche lei in fondo ha dei vantaggi dalla situazione. Una volta arricchitosi, potrà comprare e gestire un esercizio commerciale e fare una vita normale. Nel frattempo, l’uomo spende in modo sempre più compulsivo il denaro carpito, giustificandosi col dover accontentare le esigenze dei familiari.

La sua vittima  è invece ormai dissanguata economicamente per cui deve rivolgersi altrove e dopo qualche tentativo andato a vuoto, trova un altro cliente disposto a pagare per il suo silenzio. Un uomo dallo sguardo infantile, compassato e collaborativo, in realtà un maniaco che stravolgerà i suoi piani rapendo la bambina.

Il plot avvincente, raccontato a due voci sul palco, senza alcun filtro, sdrammatizzato solo a tratti dall’ironia, è diretto da Jacopo Gardelli con abilità nel rendere i due personaggi speculari l’uno all’altro. Come ha spiegato alla conferenza stampa di presentazione del Festival nei giorni scorsi “il testo parla  in modo non retorico del desiderio sessuale maschile, ma nel testo di Algus, che è uno dei drammaturghi più apprezzati in Estonia, come in molti autori provenienti da Paesi ex Sovietici, si avverte soprattutto il tema della perdita dell’identità. Entrambi i personaggi cercano infatti qualcosa di reale, sono due solitudini che si parlano”.

Cover: a sx Lorenzo Carpinelli, a dx Alessandro Renda @Dario Bonazza

Anna Cavallo