Questa volta Salgari ci porta con la fantasia nel Continente nero, nell’Africa occidentale. Al momento della pubblicazione del romanzo – 1898 – la regione era già ufficialmente una colonia francese, ma Salgari ignora il particolare e ci racconta una regione occupata da sanguinari regni indigeni. In particolare il regno del Dahomey è quello dei nemici dei nostri eroi, l’italiano Alfredo ed il portoghese Antao. Una spedizione di indigeni del Dahomey, capitanata dall’ex schiavo di Alfredo, Kalani, distrugge la fattoria di Alfredo, uccide tutti i servitori e rapisce il fratello, bambino, di Alfredo.

Immediatamente Alfredo, Antao e il suo servo Galani si mettono a caccia di Kalani per liberare Bruno. Durante l’inseguimento nella foresta salvano la vita ad Urada, un’amazzone al seguito di Kalani, uccidendo un leopardo che la stava sbranando e conquistandosi la sua fedeltà, che si rivelerà preziosa. L’astuto Kalani aveva previsto l’inseguimento di Alfredo, e lascia indietro alcuni guerrieri col compito di impedirlo e, se possibile, uccidere Alfredo, ma l’abilità ed il coraggio dei protagonisti sventeranno ogni pericolo.

Come di consueto in Salgari, le avventurose vicende dei protagonisti sono occasione per ampie descrizioni botaniche e zoologiche: dovranno combattere con elefanti, rinoceronti ed ippopotami, e con tanti altri animali, fino alle formiche carnivore.
Grazie ad un astuto travestimento Alfredo e Antao insieme ai propri compagni e servitori giungono indenni alla capitale del Dahomey, e qui intraprendono la rischiosa impresa di liberare Bruno…

Sinossi a cura di Claudio Paganelli

Dall’incipit del libro:

‒ Ci siamo?…
‒ Aspetta un po’, amico. Sei impaziente di provare la tua carabina?
‒ Desidero ardentemente di vedere uno di quei mostruosi animali allo stato libero. Non ho veduto finora che dei piccini e nei serragli d’Europa.
‒ Bada che sono formidabili.
‒ Con un cacciatore abile quanto sei tu non ho paura, e poi non credo che quelle masse enormi siano tanto leste da gareggiare colle mie gambe.
‒ T’inganni, Antao. Non sono trascorse due settimane, che un povero minaloto del Gran Popos, spintosi qui a cacciare quegli animalacci, è stato tagliato in due.
‒ Nè più nè meno d’un biscotto?…
‒ Non lo credi?…
‒ Ho i miei dubbi, Alfredo.
‒ Allora ti dirò, Antao, che quel minaloto era un servo della fattoria del signor Zeinger, quell’ottimo alemanno che abbiamo visitato la scorsa domenica.
‒ Quel minaloto doveva essere lesto come una lumaca grigia del paese degli Ascianti.
‒ Tutt’altro, amico mio. Era un gran diavolo di negro, agile come una scimmia, ma l’animalaccio, che era stato solamente ferito, si precipitò sul disgraziato cacciatore e prima che questi potesse giungere alla riva lo tagliò in due.
‒ Ecco una storia che non aumenta di certo il mio coraggio.

Scarica gratis: La Costa d’Avorio di Emilio Salgari.