Comincia la prima strofa della canzone con inserto electro ossessivo e con questo basso potente a dettare legge. Nel chorus la canzone si apre di brutto, un chorus molto attrattivo come di solito capita nelle canzoni della band. La ritmica è tanto sostenuta e conferisce vigore al sound.
Arriva la seconda strofa con qualche suono viaggiante in più e meno cupa e minimal. Ancora altro chorus e la voce di Lello Landi mostra un carisma stupefacente. Un bridge strumentale arricchisce il tutto prima di arrivare ad altro ritornello ed altra mini-strofa compresa in questo ritornello.
“Il velo di Maya” mostra una struttura con strofe e ritornello e bridge ma ci sono piccole variazioni che rendono questa struttura semplice più complessa. Un grande arrangiamento conferisce spessore alla canzone.
Il master esce tosto, rotondo, incredibilmente pimpante. Mix preciso ed equilibrato. Tanto lavoro è stato fatto anche col sound design.
The Fottutissimi ci stupisce ancora con altro testo che lancia altra “martellata” per scuoterci dal nostro “torpore quotidiano”. Bisogna squarciare il “Il velo di Maya”, andare oltre i limiti, oltre le catene che ci attanagliano tutti i giorni. La vera “rivoluzione” è non seguire il flusso, non seguire la massa e crearsi il proprio “mondo”, interiore e non, mondo alternativo perché in contrapposizione e critico verso quello che ci viene proposto ed imposto.
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