Tag: H. G. Wells
Io era allora – saprete subito perchè non lo sono più – Egbert Craddok Cummins. Il nome esiste però sempre.
Sui pendii dell’Imalaia, fra Jehun e Bimabur, ƒfra l’immensa e tenebrosa jungla da una parte, ed i verdi altipiani dall’altra, governava il Rajah di non grande importanza del quale vi narrerò l’immenso tesoro. Tesoro infinito, stando a quanto diceva il popolo, perchè il Rajah non aveva fatto che accumulare ricchezze durante la vita sua.
Giacomo Holroyd era l’uomo addetto alla vigilanza delle tre dinamo dell’officina di Camberwell, che comunicavano la forza motrice alla vicina ferrovia elettrica.
Giacomo Holroyd, ottimo elettricista, ma gran bevitore di whisky, fisicamente era un omaccione tarchiato, dai capelli rossi e dai denti irregolari; moralmente: un poco di buono che metteva in dubbio l’esistenza di Dio e non riconosceva altra divinità all’infuori della forza e della brutalità.
L’Osservatorio di Avu, a Borneo, è posto in cima al monte, non lungi da un vecchio cratere profilantesi nell’ora vespertina sul cupo del cielo infinito.
Dalle basi del piccolo edificio circolare, dal tetto a calotta in forma di fungo, il pendìo del monte è brullo e roccioso, e rapidamente scende scosceso ed orrido, perdendosi nelle nere profondità misteriose della foresta tropicale.
Affari importanti mi avevano costretto a rimanere quasi tutto il santo giorno alla «Chancery Lane.» Erano le nove di sera, e francamente ne avevo abbastanza di lavorare, tanto più che il capo incominciava a dolermi.
— Poichè parlate del prezzo di certi uccelli, io vi dirò che ho veduto uno struzzo che costava trecento sterline, – disse l’imbalsamatore. – Sì, trecento sterline!.... e ne ho veduto un altro per il quale il venditore ne ha rifiutate quattrocento....
— E questo, – disse il professore di bacteriologia, – è il celebre bacillo del colèra! E così dicendo poneva il vetrino preparato sotto la lente del microscopio. Il visitatore dalla faccia pallida si curvò curiosamente verso l’istrumento.






