«… provate a separare l’amore…»

Una Napoli magica e totalmente onirica, una Napoli “parallela”.

In che periodo siamo? Nel novecento? E in quale decade del novecento? Ci sono le automobili, i telefoni pubblici, le lire…

Le lotte di classe, il socialismo, la guerra, ci fanno pensare al novecento, ma l’abbigliamento, soprattutto quello delle donne, richiama la moda dell’800.

Ma alla fine, che importanza ha?

Questa storia avrebbe potuto svolgersi in qualsiasi epoca, purtroppo il finale sarebbe stato lo stesso.

Martin, durante il primo pranzo con gli Orsini, il giorno in cui ha salvato il giovane Arturo, davanti a un piatto di pasta al sugo, dice una cosa che non si dimentica facilmente. Prende in mano un panino e lo paragona all’istruzione, mentre il sugo è la povertà. «Se raccogli il sugo con il pane, la povertà sparisce».

Si stava illudendo. Nel mondo della “Napoli parallela”, così come nel mondo reale, nella Napoli senza tempo, così come in un qualunque  altro posto del mondo, in un’epoca qualsiasi, anche nella nostra, la povertà non sparirà mai!

L’intuizione è giusta, l’istruzione tende a sconfiggere la povertà, ma la povertà dei tanti è la ricchezza di pochi.

Intensa l’interpretazione di Luca Marinelli, uomo  molto affascinante. Interessantissima la regia di Pietro Marcello, giovane e innovativo regista casertano.

L’emozione sale alle stelle quando si sente la splendida voce partenopea di Teresa De Sio, che rende la trama ancora più intensa.

Martin è alla ricerca della felicità, di una vita diversa, si innamora di Elena, bella, ricca, colta. Questo lo spinge a studiare, a scrivere, a migliorarsi, ma Elena non lo ama, ama l’idea che ha di lui.

Il suo ritorno? E’ facile ritornare da un uomo che è diventato famoso e che non ti fa più “vergognare”.

Lui ha avuto il coraggio che tutti dovremmo avere. In un impeto di dignità le ha detto che era troppo tardi.

Abbiamo quindi la continuazione della frase con cui ho iniziato…«provate a separare l’amore…condannerete gli amanti a una eterna infelicità»

Nonostante il dramma, la scena finale in cui lui che nuota in direzione del Sole che sorge (mi è sembrata un’alba), fa pensare ad un nuovo inizio, qualunque esso sia