Parigi fine Ottocento.

La città è in fermento, sono anni di grandi cambiamenti storico-economici-sociali e di grandi contrasti.

Il romanzo fin da subito trasporta in un viaggio a ritroso nel tempo. Grazie alla grande penna dell’autore, al lettore sembra di passeggiare per le strade della capitale francese ed è come  vedesse con i propri occhi i meravigliosi palazzi da un lato e le case dei poveri dall’altro.

La popolazione sembra divisa in due, da una parte abbiamo i ricchi e i nobili, mentre dall’altra ci sono coloro i quali fanno fatica a portare il pane a casa.

Sembra assistere al boom economico, l’arte del commercio è l’argomento principale.

Parigi scopre i famosi Grandi Magazzini, locali ampi e immensi che offrono una quantità enorme di merci di ogni tipo e che danno lavoro a migliaia di persone.

Tra questi, il più rinomato della città è “Il Paradiso delle Signore”, un magazzino enorme, di proprietà di Mouret, un vedovo ricchissimo e, apparentemente, senza scrupoli. E’ un Don Giovanni, ha molte amanti, anche tra le commesse del Paradiso.

Il suo magazzino comunque è molto ben organizzato, una vera e propria azienda che offre vitto e alloggio ai suoi dipendenti.

Ma si scopre che non sempre i lavoratori vengono trattati bene, basta un niente per licenziarli. Per non parlare dello scarso rispetto che si ha nei confronti delle donne, soprattutto di quelle incinte, che con ogni stratagemma nascondono la loro gravidanza.

All’esterno il Paradiso sembra luccicare. Tutti vogliono entrare per fare acquisti, tutti vogliono lavorarci…

Tutti lo adorano?

Non direi proprio. Il Paradiso, così come tutti i grossi commerci, è il nemico numero uno di tanti piccoli negozietti che non sopravvivono alla sfrenata concorrenza di Mouret che vende le loro stesse merci a prezzi notevolmente inferiori.

E piano piano i piccoli mercanti sono sommersi da un mare di debiti e costretti a chiudere. Molti, addirittura, ci rimettono la salute o, a causa dei debiti, tentano il suicidio.

In questo quadro, in primo piano, appare la figura di una giovane donna, Denise, che con i suoi due fratelli, lascia il paese, dove non ha più nessuno, per recarsi a Parigi, dove spera che lo zio Baudu, possa aiutarla a trovare un lavoro.

Lo zio, invece, è il proprietario de “Il vecchio Elbeuf”, un piccolo negozio di tessuti che, come gli altri, sta per essere fagocitato dal “Paradso delle Signore”.

Denise è una ragazza semplice, ma bella, con una chioma selvaggia, indomabile. E’ una ragazza molto intelligente e sensibile, da subito capisce che lo zio non potrà aiutarli, quindi si dà da fare ed entra nel gran mondo del Paradiso.

Qui subisce umiliazioni, angherie, prevaricaricazioni. Solo una ragazza, Pauline, l’aiuta e diventa sua amica.

Il capo si sente molto colpito da quella ragazzina, ma non ne capisce il motivo e non vuole nemmeno chiederselo. Le donne con cui lui è abituato a trattare sono totalmente diverse dalla questa semplice ragazza di campagna.

Denise, in un primo momento, non resiste alle angherie dei colleghi e lascia il Paradiso.

Sarà lui a spingerla a ritornare, lui, così rapito da lei, la vuole avere ad ogni costo, vuole farla sua. Lei diventa la sua ossessione. Le offre soldi, sistemazione, tutto, pur di averla nel suo letto. Ma la risposta della ragazza è sempre NO.

Lui non si dà tregua, non riesce ad accettare il rifiuto e la sua attrazione verso di lei cresce così tanto che alla fine si scoprirà innamorato e pronto a sposarla.

Un romanzo bello, intenso, con delle descrizioni scritte così bene che, a un certo punto, il lettore sembra entrare nel testo e stare a stretto contato con i protagonisti.

Zola colpisce il segno, il suo stile accattivante, semplice, lineare, ma colto, non annoia, anzi spinge il lettore a “gustare” ogni singola parola.

Abbiamo parlato del boom economico, il primo grande tema del romanzo, ma il secondo è la dignità, la fermezza di una ragazza in apparenza fragile, ma forte, determinata, indipendente, che lotta per i suoi valori e che, come una creatura celeste, rende migliore la vita delle persone che la conoscono.