Avverto il lettore che per la scrivente non è facile commentare questa película. Non lo è per l’argomento, non lo è per la musica, non lo è per l’immensa Nazione di cui viene narrata la storia e non lo è soprattutto per l’incalcolabile numero di vittime innocenti, i “desaparecidos”
Fino al 1983 l’Argentina è stata governata da dittature militari. Il fascismo la faceva da padrone e, in quegli anni, i militari, non erano militari, ma bestie che, forti del loro potere, crearono un clima di terrore e uccidevano, torturavano, rapivano, violentavano uomini e donne accusati di crimini inesistenti.
Nel 1985 il giudice Strassera, aiutato da un gruppo di giovani avvocati, porta avanti un processo contro i capi militari, i responsabili di un genocidio.
Incredibili le testimonianze delle vittime, i loro racconti sembrano le immagini di un film dell’orrore.
Una regia e una sceneggiatura, entrambe di Santiago Mitre, superbe. Incredibili i dialoghi in “porteño”. Credo che il doppiaggio in qualunque altra lingua non possa rendere l’idea dell’esatta sfumatura del significato di ogni singola parola pronunciata.
Suggestivi gli esterni girati in una Buenos Aires ricca di fascino e con le sue ampie strade. Potenti alcune scene girate quasi come se fossero filmati d’epoca.
Il cast? Darín ha superato sé stesso, è stato IMMENSO, così come Peter Lanzani e tutti gli altri giovani attori.

Commovente il rapporto padre-figlio. Uno scambio reciproco. Il figlio consiglia, supporta, suggerisce idee per l’arringa finale.
Una famiglia unita, la moglie al suo fianco sempre.
Il film non ha vinto l’Oscar? Forse è meglio così, forse avrebbe perso il suo pregio.
Estrema bravura, semplicità, scene, dialoghi, musica che vanno dritte al cuore.
Argomento importantissimo quello trattato. I giovani dovrebbero conoscerlo meglio. Non se ne parla affatto nelle scuole (credo in nessuna scuola del mondo, tranne forse in Argentina) e nemmeno nelle Università. L’argomento è ancora un po’ scottante.
Chi tra i nostri giovani sa che “las abuelas de la Plaza de Mayo”, indossavano un pañuelo in testa e si recavano ogni settimana in Plaza de Mayo, appunto, perché volevano ritrovare i loro nipoti “desaparecidos”?

E allora ben vengano film come questi, che non hanno bisogno di nessun premio per dimostrare il loro valore.




