Tra la frammentazione tribale del linguaggio digitale e il faticoso recupero della memoria storica, l’analisi dei nuovi orientamenti sociali rivela una democrazia in crisi d’identità, sempre più sospesa tra l’ironia che divide e il fascino per le soluzioni di forza.
Introduzione: Il contesto della fragilità democratica
L’attuale scenario politico italiano appare segnato da un profondo disincanto. I dati più recenti indicano che la soddisfazione per il funzionamento della democrazia è tornata ai livelli pre-pandemici, attestandosi sotto il 40%. In questo vuoto di fiducia, circa il 60% della popolazione percepisce un deterioramento dei processi democratici. È in questo terreno fertile per l’insicurezza che si sviluppano dinamiche comunicative radicali, dove il linguaggio non serve più a unire, ma a tracciare confini invalicabili tra gruppi contrapposti.
1. Ipotesi: Lo humour come marcatore di appartenenza tribale
L’ipotesi principale di questa analisi suggerisce che l’umorismo moderno abbia perso la sua funzione di “valvola di sfogo” universale per diventare un’arma di ripoliticizzazione. Secondo questa visione, la risata scaturisce da una “violazione benigna”: un’azione che scardina i preconcetti morali o logici senza produrre conseguenze dolorose.
Tuttavia, nell’ecosistema dei social media, la rapidità del consumo trasforma questa dinamica:
-
Collasso del contesto: Un contenuto satirico, rimosso dalla sua cornice originale, viene interpretato in modi opposti, alimentando conflitti invece di riflessioni.
-
Funzione Identitaria: Ridere di una battuta diventa un segnale di riconoscimento per la propria “tribù” ideologica. Se si ride, si condividono valori; se ci si indigna, si marca l’appartenenza al fronte opposto.
-
Settarismo digitale: Mentre la satira tradizionale cercava l’universalità, quella contemporanea si frammenta. La destra e la sinistra tornano a irridere l’avversario con codici estetici e morali divergenti, rendendo l’umorismo un test di lealtà politica.
2. Falsificazione dell’ipotesi: Il recupero della memoria complessa
L’ipotesi del “tribalismo istantaneo” viene parzialmente falsificata dall’emergere di iniziative volte al recupero della memoria politica strutturata. Recentemente, presso le sedi istituzionali, è stato presentato un imponente archivio digitale relativo a una testata giornalistica giovanile attiva tra il 1984 e il 1992.
Questa operazione non si configura come una semplice nostalgia, ma come un tentativo di riaprire un “cantiere di idee” basato su:
-
Profondità dei contenuti: Interviste a figure complesse, come ex terroristi pentiti o leader storici del cattolicesimo politico.
-
Costruzione di legami: L’uso della testata non come strumento di attacco mediatico, ma come forum per formare una classe dirigente consapevole.
-
Continuità ideale: La digitalizzazione di questi materiali suggerisce che esista ancora un tentativo di sottrarre la politica alla logica dello slogan e del meme, puntando su una riflessione che intercetta i nodi sensibili della storia repubblicana.
3. Analisi dei dati e radicalizzazione
Il contrasto tra la velocità dei meme e la lentezza degli archivi si inserisce in un quadro di crescente radicalizzazione. Sebbene una larga maggioranza (67%) consideri ancora la democrazia preferibile ad altre alternative, l’area del consenso verso soluzioni autoritarie è in espansione.
| Segmento di Popolazione | Orientamento verso l’autoritarismo/fascismo |
| Totale Popolazione | 22% favorevole (8% nostalgici, 14% favorevoli temporanei) |
| Indifferenti/Incerti | 8% |
| Fascia d’età 30-55 anni | Oltre 33% di giudizi positivi |
| Area di Destra | 62% di apertura a soluzioni autoritarie |
La ricerca evidenzia come l’apertura verso regimi autoritari non sia un fenomeno legato agli anziani legati al passato, ma alle fasce centrali della popolazione, spinte da un senso di insicurezza. La distinzione tra una “destra” radicalizzata e un “centro-destra” più moderato (fermo al 29% di consensi verso tali soluzioni) ricalca la stessa divisione osservata nel campo della satira.
Conclusioni
L’analisi dimostra che la crisi della democrazia e la trasformazione dello humour sono due facce della stessa medaglia. Se da un lato il tribalismo digitale spinge verso una risata che esclude e polarizza, dall’altro i tentativi di recupero della memoria politica cercano di ricostruire un terreno comune di discussione. Tuttavia, con il 58% degli italiani convinto che la democrazia sia in una fase di deterioramento, il rischio è che la velocità del “meme” e la tentazione della “soluzione forte” prevalgano sulla complessità del pensiero critico e dell’archivio storico.
Fonti utilizzate:
-
Tabù e tribù: Su chi e cosa si può fare satira, oggi? La risposta divide destra e sinistra, di Giuliano Aluffi.
-
Nuova Politica, l’archivio che riporta alla luce i giovani Dc, di Ilaria Donatio.
-
Il 30% degli italiani oggi non direbbe no al fascismo, di Fabio Bordignon e Alice Securo (Rapporto LaPolis-Università di Urbino con Demos e Avviso Pubblico).
-
Cresce l’insicurezza, democrazia più debole per il 60% dei cittadini, di Ilvo Diamanti.




