In una serata piovosa napoletana, nella raccolta atmosfera della Chiesa Luterana, il concerto organizzato da Massimiliano Cerrito, presidente del Festival Barocco Napoletano (Direttore Artistico Keith Goodman), ha posto al centro dell’ascolto un protagonista raro: il violoncello da spalla, strumento diffuso tra XVII e XVIII secolo per la sua versatilità, capace di unire funzione di basso, accompagnamento e scrittura solistica. In questo contesto, il programma — modificato per l’indisposizione della soprano Paola Francesca Natale — ha trovato un nuovo equilibrio, rimodulando il percorso verso una dimensione più intima e raccolta. Cerrito ha ricordato il senso più ampio del progetto: riscoprire il repertorio napoletano tra Sei e Settecento, dalla musica colta alla canzone fino alla tradizione romantica.
L’apertura con la Giga dalla Suite n.2 di Johann Sebastian Bach ha subito imposto un clima di concentrazione: una scrittura essenziale e rigorosa, capace di suggerire complessità polifonica anche nella linearità dello strumento. Il suono, asciutto e ravvicinato, ne ha esaltato la dimensione quasi architettonica.
Il passaggio al Lamento di Didone di Henry Purcell ha introdotto una tensione emotiva più esplicita, costruita sul celebre basso discendente che traduce musicalmente l’inevitabilità del dolore, mantenendo però una misura sempre controllata.
Con “Pallido il sole” di Johann Adolf Hasse si è entrati nel mondo dell’opera seria settecentesca, tra nobiltà del fraseggio e compostezza formale, mentre il Preludio e Giga di Arcangelo Corelli ha restituito l’equilibrio tipico del Barocco, fatto di chiarezza e proporzione.
Le sonate di Domenico Cimarosa, in re minore e la minore, hanno introdotto una leggerezza galante che guarda già al classicismo, mentre il Cantabile di Nicola Porpora ha confermato quanto la scrittura strumentale del tempo fosse modellata sul respiro della voce.
La seconda parte del concerto ha segnato un progressivo slittamento verso il Romanticismo e la dimensione del salotto musicale. Le romanze di Francesco Paolo Tosti — Sogno, Ideale e A Vucchella su testo di Gabriele D’Annunzio — sono state eseguite dalla contralto Tiziana Pizzi del Coro Accademia Santa Cecilia, costruendo uno spazio sonoro raccolto, in cui una semplicità solo apparente si traduceva in una linea espressiva essenziale e immediata.
In questo contesto, la Serenata (Ständchen) di Franz Schubert ha rappresentato uno dei momenti più intensi della serata: una pagina sospesa, capace di creare una dimensione quasi privata, fatta di malinconia e dolcezza.
La chiusura con “Era de Maggio” di Francesco Paolo Tosti, su versi di Salvatore Di Giacomo, ha riportato l’ascolto alla tradizione napoletana, con una vena nostalgica e luminosa.
Strumenti simili al violoncello da spalla, come quelli costruiti dal liutaio Johann Christian Hoffmann, legato all’ambiente di Johann Sebastian Bach, sono oggi conservati in musei europei e americani, a testimonianza di una tradizione che la ricerca contemporanea sta progressivamente riscoprendo. La serata ha così combinato ricerca storica, qualità esecutiva e valorizzazione di strumenti unici, restituendo un’esperienza musicale ricca e coinvolgente. Nel complesso, un percorso che, pur nato da una variazione imprevista, ha trovato una propria coerenza interna, lasciando emergere un ascolto raccolto e partecipe, in perfetta sintonia con l’atmosfera sospesa di una sera di pioggia napoletana.
Di seguito, la scaletta completa del concerto (23 marzo 2026), con l’ensemble finale, pianoforte, contralto e violoncello da spalla.
- Giga dalla Suite n.2 – Johann Sebastian Bach
- Lamento di Didone – Henry Purcell
- Pallido il sole – Johann Adolf Hasse
- Preludio e Giga – Arcangelo Corelli
- Sonata in re minore – Domenico Cimarosa
- Cantabile – Nicola Porpora
- Sonata in la minore – Domenico Cimarosa
- Sogno – Francesco Paolo Tosti
- Ideale – Francesco Paolo Tosti
- A Vucchella – Francesco Paolo Tosti (Tiziana Pizzi, contralto)
- Serenata (Ständchen) – Franz Schubert
- Era de Maggio – Francesco Paolo Tosti
Ensemble: pianoforte Keith Goodman, contralto Tiziana Pizzi e violoncello da spalla Alberto Vitolo
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Roberto Buono






