Dalla fiaba alla tragedia: la magia di Beatrice Rana

Napoli, 21 gennaio 2026 - Roberto Buono

Beatrice Rana fa il suo ingresso al Teatro di San Carlo con un’eleganza innata, accogliendo   subito lo sguardo ammirato del pubblico. Il suo incedere è leggermente più misurato del solito, con una linea armoniosa e morbida che suggerisce una nuova gioia personale, anticipando la profondità interpretativa della serata. La platea gremita, quasi sold out, trattiene il fiato in attesa del primo accordo.

La serata si apre con i Dieci pezzi da Romeo e Giulietta, op. 75 di Sergej Prokof’ev. Prokof’ev, nelle trascrizioni pianistiche, non riduce semplicemente l’orchestra: fonde sezioni, sintetizza movimenti e aggiunge finali concertistici, rendendo ogni pezzo autonomo. Montecchi e Capuleti impone la sua solennità minacciosa. Frate Lorenzo risuona austero e meditativo. La giovane Giulietta mostra i contrasti interiori della protagonista, mentre Mercuzio esplode in virtuosismo guizzante, incarnando ironia e travolgente vitalità. Rana rende tangibili le emozioni dei personaggi con tocco raffinato e precisione fulminea, alternando leggerezza e vigore.

Segue Claude Debussy con i Dodici Studi, Libro II, scritti nel 1915 in piena guerra. Opere di ricerca timbrica e armonica, gli Studi trasformano il concetto stesso di esercizio pianistico in esplorazione poetica. Rana esegue con estrema chiarezza, controllo e sensibilità, facendo emergere l’iridescenza sonora e l’eleganza dei contrasti cromatici. L’ascoltatore viene trasportato in un mondo musicale sospeso tra lirismo e modernismo.

Dopo un breve intervallo, la pianista rientra e affronta la Suite da Lo Schiaccianoci, op. 71a, nell’arrangiamento di Mikhail Pletnev, seguita dalla Sonata n. 6 in la maggiore, op. 82, di Sergej Prokof’ev. Lo Schiaccianoci mantiene la magia fiabesca del balletto, mentre la Sonata, prima delle “Sonate di guerra”, restituisce tensione e drammi degli anni 1940 con una forma ciclica che lega i movimenti. Rana riesce a trasmettere densità, energia e trasparenza, gestendo contrasti lirici e ritmici con maestria assoluta.

A conclusione della serata, Beatrice Rana ha concesso due bis, sottolineando la sua versatilità e la capacità di sorprendere sempre il pubblico:

Aleksandr Skrjabin: 3 pezzi, Op. 2: n. 1, Studio in Do diesis minore

Claude Debussy: Studi, CD 143: VI. Per otto dita

La performance lascia il pubblico estasiato, confermando l’eccezionale talento di Beatrice Rana. La sua capacità di restituire la complessità orchestrale di Prokof’ev e Čajkovskij e la raffinatezza armonica di Debussy dimostra una maturità interpretativa rara. Ogni frase trasmette conflitti interiori, poesia e tensione storica, sempre con energia, precisione e musicalità. Il concerto si chiude lasciando una sensazione di meraviglia e coinvolgimento emotivo, testimoniando quanto la musica possa raccontare storie universali e intime allo stesso tempo.

Programma della serata

SERGEJ PROKOF’EV
(Soncovka 1891 – Mosca 1953)
Dieci pezzi da Romeo e Giulietta per pianoforte, op. 75

CLAUDE DEBUSSY
(Saint-Germain-en-Laye 1862 – Parigi 1918)
Dodici Studi per pianoforte, L. 143, Libro II

PËTR IL’ÌČ ČAJKOVSKIJ
(Kamsko-Votkinsk 1840 – San Pietroburgo 1893)
Suite da Lo Schiaccianoci, op. 71a (arrangiamento per pianoforte di Mikhail Pletnev)

SERGEJ PROKOF’EV
Sonata n. 6 in la maggiore per pianoforte, op. 82

Bis:

Aleksandr Skrjabin: 3 pezzi, Op. 2: n. 1, Studio in Do diesis minore

Claude Debussy: Studi, CD 143: VI. Per otto dita

Roberto Buono