
Ci sono romanzi che non chiedono di essere letti in fretta, ma finiscono comunque per essere divorati. Ci vediamo all’ora del tè di Biancamaria Folino è uno di questi: una storia che avvolge il lettore con la sua atmosfera intima, riflessiva, profondamente umana, capace di muoversi con naturalezza tra passato e presente, tra ciò che è stato e ciò che avrebbe potuto essere.
Il romanzo ci accompagna a Parigi, città simbolo di sogni, formazione e possibilità, attraverso lo sguardo di Marcello, un uomo che torna dopo vent’anni nei luoghi della propria giovinezza. Non è un semplice viaggio di lavoro: è un ritorno emotivo, un confronto silenzioso con le scelte fatte, con gli incontri che hanno lasciato il segno e con quelle strade interiori che non sempre portano dove avevamo immaginato.
Una narrazione che invita a rallentare
La scrittura di Biancamaria Folino è elegante, colta, ma mai distante. Ogni descrizione sembra costruita per farci sostare: nei caffè parigini, nei dialoghi filosofici, negli sguardi rubati tra le persone comuni. Il tempo, in questo romanzo, non è solo una cornice narrativa, ma diventa materia viva, qualcosa da osservare, interrogare, quasi assaporare.
Il tè, che ritorna come simbolo e rituale, rappresenta proprio questo: un momento di sospensione, di ascolto, di riflessione. È lì che i personaggi si incontrano davvero, che le parole diventano ponti e che le domande – sull’identità, sull’amore, sul senso delle scelte – trovano spazio per esistere, anche senza una risposta definitiva.
Personaggi autentici e profondamente umani
Marcello è un protagonista credibile, complesso, attraversato da dubbi e nostalgie che non scadono mai nel rimpianto sterile. Attorno a lui si muovono figure che arricchiscono la narrazione: amici ritrovati, legami del passato, presenze femminili intense e mai stereotipate. Ognuno porta con sé una visione del mondo, un frammento di verità, un confronto possibile.
Il romanzo riesce così a intrecciare introspezione e dialogo, filosofia e quotidianità, senza appesantire la lettura. Al contrario, invita a riconoscersi, a rivedere qualcosa di sé in quelle conversazioni notturne, in quei ricordi che tornano quando meno ce lo aspettiamo.
Un libro che resta
Ci vediamo all’ora del tè non è solo una storia da leggere, ma un’esperienza da attraversare. È un libro che si chiude con lentezza, perché una parte di noi vorrebbe restare ancora lì, tra Parigi e Milano, tra un passato che non smette di parlare e un presente che chiede di essere compreso.
Una lettura consigliata a chi ama i romanzi introspettivi, le atmosfere europee, le storie che parlano di vita vissuta e di pensiero, senza rinunciare all’emozione.
Biografia autrice
Nata a Milano il 14/5/1963, Biancamaria Folino è laureata in lettere moderne. Vive a Lesmo dove lavora come operatrice di Medicina cinese, dopo aver svolto attività giornalistica per 20 anni. Da 40 anni scrive in prosa e poesia, ha fatto parte del circuito di arte postale con le sue poesie visive. Per la casa editrice Pulcino Elefante, sono state pubblicate le poesie visive “Rosso”, “Paris” e “Paesaggio di Parole”. Ha sempre pubblicato in self, tranne dal 2020 alla fine del 2024 quando ha pubblicato con la PlaceBook Publishing & Writer Agency. Ora è tornata al self. Dirige la rivista culturale Kukaos. Finalista in diversi concorsi di poesia, ha partecipato a Milano Book City, edizione 2019, 2020, 2022 e 2023. Nel 2024 è stata insignita del premio “Segni di Pace” città di Assisi. Fa parte della giuria “Premio Anita De Bernardin” biblioteca di condominio Aler “Falcone e Borsellino” (Milano) e della giuria “Premio Adriana Martino” (Monza).




