Ugo Santamaria
Eravamo giunti alla vetta più alta del monte. Il mio vecchio compagno soprastette alquanto, così per ripigliare fiato e rinfrancare gli spiriti a parlare.
Voi avrete molto probabilmente inteso parlare di Hapley, non già di W. T. Hapley il figlio; ma del celebre Hapley del Periplaneta Haplia, Hapley l’entomologo. Se è così, voi conoscerete almeno la grande questione che si sollevò fra Hapley e il prof. Pawkins.
Stammi un po' a sentire.
Sai che in campagna, vicino alla strada maestra, c'è una villa: devi averla veduta anche tu, certo, una volta o l'altra. Dinanzi alla villa c'è un giardinetto, con tanti fiori e una bella cancellata dipinta.
S'è liberato nel sonno, non sa come; forse come quando s'affonda nell'acqua, che si ha la sensazione che poi il corpo riverrà sú da sé, e sú invece riviene solamente la sensazione, ombra galleggiante del corpo rimasto giú.
Alfonso Graldi entrò nella stanza del fratello e gli chiese:
— Hai sentito che cosa han detto le Raffi: dei socialisti e di Turri?
Raimondo lo guardò, e tacque. Non ricordava e ricercava nella memoria. Ma Alfonso interpretò quel silenzio e quello sguardo quali segni di apprensione per lo stesso suo dubbio e di timore per una deliberazione grave. E disse, calmo:
— Sta attento.
Sbalzato per strane vicende di lavoro proprio in fondo all’Italia, mi sentivo assai solo e consideravo quello sporco paesello un po’ come un castigo, – quale attende, una volta almeno nella vita, ciascuno di noi, – un po’ come un buon ritiro dove raccogliermi e fare bizzarre esperienze.
— Delle orchidee? – mi chiese l’uomo dal viso sfregiato E incominciò a osservare attentamente i fiori che avevo deposto sul tavolo.
— Sì.
Ero sfinito, affranto, stremato da quella lunga agonia, e quando finalmente mi slegarono, e mi fu permesso di sedermi, sentii che i sensi m'abbandonavano. La sentenza, – la terribile sentenza di morte, – fu l'ultima frase distintamente accentuata che venne a cadermi negli orecchi.
La seduta della Società Medica stava per essere chiusa quando il dottor Galli, un socio che per invincibile timidezza non prendeva mai la parola, si alzò e informò l'assemblea che il dottor Menghi, al suo letto di morte, l'aveva pregato di leggere alla Società una sua memoria su un nuovo siero da lui scoperto. — Mi pare si tratti di un nuovo siero! — si corresse il dottor Galli dubbioso.








