Ugo Santamaria
Abitavano nello stesso sobborgo e ogni sera rincasavano insieme, dalle sartorie ove lavoravano, prima in tram poi a piedi. In tram era un divertimento per tutte: cicaleccio, motteggi, compiacenze d’essere osservate e d’osservare le meno belle di loro; ma nel tratto a piedi seguivano le confidenze d’amore e le espansioni sentimentali; mutava il tono. E l’Ida, la più giovane delle tre, interloquiva di rado; si sentiva a disagio per un misto di timidezza e d’orgoglio.
Sandra passò la mattinata senza allontanarsi dalla stazione. S’era messa per un viale di piante che parevano mazzi di fiori e andava guardando le vetrine, soffermandosi, girandosi a volte.
Certe descrizioni accatastate messe in disparte per un medico che le prescrisse. La leggo e rileggo e m‘è facile di completarla di mettere tutte le cose al posto dove appartenevano e che la mia imperizia non seppe trovare.
Giorgio era un buon ragazzo, ma molto vanesio; i suoi compagni di scuola lo chiamavano il filosofo, perchè raramente si degnava fare il chiasso insieme con loro. Aveva da qualche tempo in qua la fissazione d'apparire giovanotto, quantunque non oltrepassasse i quattordici anni, e s'arrabbiava dell'ostinazione del suo babbo e della sua mamma che non volevano fargli smettere la camiciola col cinto e i calzoni a mezza gamba.
Era una domenica di luglio – così incominciò un suo nuovo racconto Cutt-Hardy – ed io mi disponevo a santificare la festa con un assoluto riposo; del qual riposo avevo proprio bisogno perchè mi sentivo stanco per l’enorme lavoro dei giorni precedenti. Sdraiato sulla mia poltrona confortable, io stavo fumando uno squisito avana…
A volte noi dubitiamo che Dio esista. Perché, infine, dov’è questo Dio? In cielo in terra in tutte le cose: va bene; ma insomma nessuno lo ha mai veduto. Allora Dio, per provarci la sua esistenza, ordina che venga una bella giornata.
Avete mai udito parlare del regno di Ninfete? La sua storia si perde nella notte dei tempi. Ma è certo che quel regno si sarebbe potuto riguardare come il Paradiso terrestre.
Molti anni or sono, viveva un Imperatore, il quale dava tanta importanza alla bellezza ed alla novità dei vestiti, che spendeva per adornarsi la maggior parte de' suoi danari. Non si curava de' suoi soldati, non di teatri o di scampagnate, se non in quanto gli servissero di pretesto a far mostra di qualche nuovo vestito. Per ogni ora della giornata, aveva una foggia speciale, e, come degli altri re si dice ordinariamente: è al consiglio, — di lui si diceva sempre: è nello spogliatoio.
Corradino da poco conosceva un tale che senza che avessero gran che da dirsi, occupava qualche serata. Era Vespa, un giovanotto reduce dall’Africa, ferito e malato. Viveva al quinto piano di una casa senz’ascensore, dov’erano saliti la prima volta con Fabio nel giugno. Una sera che con Fabio erano venuti su parlando, s’era sentito toccare la porta prima ancora che bussassero ed era subito stato aperto, quasi che Vespa li aspettasse con impazienza.








