Ugo Santamaria
Felicità è una vana parola? – Persona alta e forte; baffi neri e fieri; voce baritonale e, se bisognava, imperiosa; eppoi: un pennacchio bianco al kepì; spada al fianco e assisa quasi militare; saluto alla militare dai subalterni…
Avevo udito urlare durante tutta la notte, e a una cert'ora fonda e perduta tra il sonno e la veglia non avrei piú saputo dire se quelle urla fossero di bestia o umane.
Si era andati a passare quello scorcio di vacanze nella provincia di Mantova, in riva al Po.
La casa dei nostri ospiti, agiati e laboriosi artigiani, era proprio sotto l'argine, al quale si saliva per una fuga, largo sentiero ombreggiato da alti pioppi che parevano fatti di una sostanza evanescente.
Alturano era rinomato un tempo, e lo è ancora, per un certo suo vino bianco, fragrante e dorato: un vino ingannatore, che andava giù liscio come l’olio, ma che a berne qualche bicchiere di più tagliava le gambe e legava la lingua; e, per giunta, faceva veder doppio.
Tanto magro, quanto lungo; e piú lungo, Dio mio, sarebbe stato, se il busto tutt'a un tratto, quasi stanco di tallir gracile in sú, non gli si fosse sotto la nuca curvato in una buona gobbetta, da cui il collo pareva uscisse, penosamente marcato, come quel d'un pollo, ma con un grosso nottolino protuberante, che gli andava sú e giú ogni qual volta deglutiva.
In quel tempo la campagna, l'antica campagna romana, arrivava fino al nostro recinto. Pini e grandi platani si allineavano sul ciglione rotto per gli scavi del nuovo quartiere, e le pecore si affacciavano fra le alte erbe e le canne che gemevano al vento come un organo naturale.
Un giorno un contadino prese il suo rozzo bastone dall’angolo e disse a sua moglie: «Caterina, me ne vado in giro e tornerò fra tre giorni. Se nel frattempo il mercante di bestiame passa di qui e vuol comprare le nostre tre vacche gliele puoi vendere; ma solo per duecento scudi, non per meno, hai capito?».
Sul tavolo c’erano due cose importantissime: una pipa e un piccolo bozzetto in creta, che raffigurava un vecchio. La notte era alta, forse scoccavano le tre del mattino quando la pipa notò la presenza del vecchietto immobile presso di lei appoggiato alla sua testa.
In una giornata d’estate l’orso e il lupo andarono insieme a passeggio per la foresta; l’orso udì il bellissimo canto di un uccellino e disse: «Fratello lupo, che uccello è questo che canta così bene?».





