Ugo Santamaria
Devi dunque sapere che ho un passerotto e che ne ho avuto un altro che è morto, credo avvelenato da qualche insetto (una blatta o un millepiedi). Il primo passerotto era molto più simpatico dell’attuale.
No, no, come rassegnarmi? E perché? Se avessi qualche dovere verso altri, forse sí. Ma non ne ho! E allora perché?
Stammi a sentire. Tu non puoi darmi torto. Nessuno, ragionando cosí in astratto, può darmi torto. Quello che sento io, senti anche tu, e sentono tutti.
La mia prima e sola amica si chiamava Biancofiore: ed è stata la prima e sola persona al mondo che io abbia cordialmente invidiato. Il padre era medico, ma anche studioso di lettere: di qui forse il nome della sua unica figlia.
C’era una volta, in un paese molto lontano, un giovine principe che poteva vantarsi d’esser l’uomo più felice della terra. Era bello, era coraggioso, ricco e gentile; abitava un palazzo stupendo circondato da giardini immensi dove si ammiravano le collezioni complete dei fiori di ogni specie; aveva trecento cavalli nelle scuderie…
Forse Jacob Shwarb non pensava nulla di male. Solo, forse, di far saltare tutto il mondo con la dinamite. Ma sarebbe stato male, certo, far saltare uno solo. Tutto il mondo…
Una sera d’autunno quando era già buio, ma splendeva luminosa la luna, sono andato con un altro ragazzo, mio amico, in un campo pieno di alberi da frutto, specialmente di meli. Ci siamo nascosti in un cespuglio, contro vento.
Il visitatore, entrando, aveva detto certamente il suo nome; ma la vecchia negra sbilenca venuta ad aprire la porta come una scimmia col grembiule, o non aveva inteso o l'aveva dimenticato…
Si rassomigliavano solo nella magrezza e nella cattiveria, i due piccoli fratelli, uno rossiccio e lentigginoso, l'altro simile a un malese, panciuto, tatuato dalle frustate e dai graffi paterni, materni e fraterni.
Carlo andò ad Abbasanta. Aveva sei o sette anni e per la prima volta percorreva questo tragitto (circa due km) da solo. Per lui fu un avvenimento straordinario.



